Sistema impazzito, cittadino colpito e affondato

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Gli orari dell'ufficio anagrafe di un Comune: quale servizio per i cittadini?

Sarebbe interessante sapere quanti comuni cittadini, alle prese con i problemi della quotidianità, questa notte non hanno chiuso occhio a causa della bufera per la separazione delle carriere dei magistrati. Una questione importante, per carità. Benché i veri guai della giustizia riguarderebbero con maggiore urgenza le lungaggini per avere una sentenza definitiva, anni di attesa a discapito di coloro i quali patiscono le conseguenze di processi tirati all’infinito. Si può, anzi, si deve mettere di nuovo in luce una simile situazione, a tutti nota e, per il momento, finita in secondo piano rispetto ad altre vere o presunte priorità che interessano soprattutto la politica.

Appunto, e i cittadini?  Costretti ad abbozzare di fronte a tante altre lacune di un sistema pubblico che, ad ogni livello, sembra impazzito. La Giustizia, certo. E la sanità? A parte ciò che accade negli ospedali con le liste d’attesa, una vergogna che nessuno è ancora riuscito a risolvere, provate a chiede l’intervento domiciliare di un medico di famiglia: bene che vada verrà a visitarvi dopo una decina di giorni, quando magari non ce ne sarà più bisogno. Impensabile rivolgersi alla guardia medica, oggi burocraticamente chiamata servizio di continuità assistenziale: nessun medico viene più a domicilio, ma vi cura al telefono. Esclusi i pronto soccorso, presi d’assalto e inavvicinabili per le patologia meno gravi, non rimane che l’ambulatorio dei medici di base. Ma serve l’appuntamento, in mancanza del quale non si viene ricevuti. In discussione c’è una bozza di riforma che prevede il passaggio dei medici di medicina generale da lavoratori autonomi a dipendenti del servizio sanitario nazionale, venendo di fatto equiparati ai professionisti che prestano servizio negli ospedali. Supposto che potrà essere approvata (le voci contrarie si sono subito alzate), servirà per risolvere i problemi? A noi viene in mente il dottore che, in sella alla Lambretta, arrivava a casa a qualsiasi ora del giorno e della notte per affrontare un’emergenza.

Altri tempi, diciamolo pure. Come in altri tempi i rapporti tra cittadini e enti pubblici venivano mantenuti “di persona”. Provate oggi a “parlare” con l’Agenzia delle Entrate o con l’Inps. Il dialogo è attraverso le mail: ponete il quesito: le risposte, quando arrivano, sono già pre-confezionate. Insomma, l’interlocutore è una macchina, un robot, un algoritmo o non si sa che cosa.

Peggio è con l’ufficio anagrafe del municipio. Sportelli disponibili una manciata di ore, tre giorni alla settimana, in orari quanto meno strani e scomodi. Nell’eventualità potete chiedere l’appuntamento, ma al telefono gli impiegati rispondono soltanto dalle 9 alle 10 del mattino. Le urgenze? Rimandate al sito internet dello stesso Comune o, addirittura, per quanto riguarda i certificati dell’anagrafe, alla piattaforma del ministero dell’Interno. Uno scherzo: per raggiungere l’obiettivo serve una laurea in ingegneria informatica.

Ultime, ma non ultime: le banche. Chiudono a raffica gli sportelli, l’attività viene concentrata nelle sedi principali. Furoreggia l’home banking, cioè le operazioni che vi servono si fanno col telefonino. Non si parla più non nessuno. Tra voi e gli operatori, privati o pubblici di un qualunque ente, c’è un muro. Ma lo chiamano progresso, nuove tecnologie, futuro che è già arrivato. Si va avanti, si cresce, si diventa ipertecnologici, moderni e finalmente il sistema è funzionale ed efficiente. Nelle intenzioni, perché invece di semplificare si complica. A noi, poveri tapini, ci sembra un passo indietro rispetto al passato. Almeno una volta, alla bisogna, avevamo qualcuno con cui discutere, guardandolo negli occhi. Oggi possiamo arrabbiarci con il computer, tanto nessuno ci ascolta né ci dice dove ci vogliano portare con la disumanizzazione in atto.

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