BUSTO ARSIZIO – «Il 2031 è dietro l’angolo, ma del futuro delle aree dell’attuale ospedale non se ne parla più». Il PD di Busto esce allo scoperto per fare pressing sull’amministrazione sul tema dell’Accordo di Programma per la riconversione del sedime del “vecchio” Ospedale di Circolo, che verrà dismesso una volta che sarà attivo il “Grande Ospedale della Malpensa” a Beata Giuliana. «È un’area strategica, serve una visione come per il Mind sulle aree di Expo» sottolinea Paolo Pedotti, segretario cittadino dei Dem.
Le proposte del PD
Il PD chiede, per voce di Valentina Verga, la «convocazione di una seduta della commissione servizi sociali e sanità in cui ascoltare i rappresentanti di Arexpo», la società regionale incaricata dall’amministrazione di impostare un’ipotesi di rigenerazione urbana del sedime dell’attuale ospedale. Ma mette in agenda per fine febbraio-inizio marzo anche un incontro pubblico aperto alla cittadinanza per ascoltare le esigenze del territorio rispetto al futuro di un pezzo di città da 100mila metri quadrati, più altri 40mila di aree di proprietà comunale adiacenti. «È un intero quartiere da ripensare, che va dal parco Sempione al parco di viale Stelvio» fa notare il capogruppo Dem Maurizio Maggioni. «Non vogliamo solo assumere le idee che ci verranno calate dall’alto – il monito di Cinzia Berutti – ma aprire un dialogo e un confronto».
Lo stato dell’arte
A innescare il gruppo PD è una circostanza spiegata dal capogruppo Maggioni: «Si sono dimenticati che nel protocollo d’intesa sul nuovo ospedale c’è scritto che i due Comuni di Busto Arsizio e Gallarate avrebbero dovuto avviare entro 15 giorni un ulteriore Accordo di Programma sulla rigenerazione dei rispettivi sedili ospedalieri da dismettere, è un impegno un po’ sparito ma esiste. Sulla base degli impegni assunti con tutti gli enti coinvolti nel collegio di vigilanza del dicembre 2021, a partire dal mantenimento delle funzioni (amministrative, corsi di laurea infermieristica, funzione sociale, ambulatori per i medici di medicina generale) nelle attuali sedi. Poi la giunta ha coinvolto Arexpo, ed è un fatto positivo per la mission che ha, vale a dire mettere in contatto gli operatori economici con le esigenze del territorio. Ma dopo un anno dalla firma del primo Accordo di Programma vorremmo capire lo stato dell’arte delle relazioni tra Comune e Arexpo sul da farsi». Anche perché, spiega il segretario Pedotti, «i tempi sono molto serrati e diventa difficile inserire funzioni pubbliche se non c’è una visione e il coinvolgimento degli attori pubblici e privati. Se l’esempio è Mind sull’ex area Expo, sono passati diversi anni e sono state utilizzate risorse enormi per insediare il Galeazzi e il campus della Statale. Qui a Busto Arsizio dobbiamo evitare un abbandono o una dismissione, sul modello del vecchio ospedale di Legnano».
Dibattito pubblico
Di fatto quello che invoca il PD è quel “dibattito pubblico” che è mancato sul nuovo ospedale. «A livello consiliare, spiega Verga, la sede opportuna in cui parlare è la commissione 5 (servizi sociali e sanità) che non viene convocata da quasi un anno quando ci fu l’audizione dei vertici di ASST. È come se questo tema quasi non esistesse. Anche il tavolo sanità dopo qualche riunione è naufragato». Ma il PD vuole aprire il dibattito anche alla cittadinanza e alle associazioni del terzo settore: come fa sapere Berutti, «vogliamo coinvolgere i cittadini, spesso solo informati di quanto deciso per loro. Il momento di confronto sarà un’opportunità per animare la riflessione pubblica su questo tema. La domanda che porremo è: cosa ci serve e per cosa desideriamo possa essere utilizzata quell’area e come immaginiamo quella trasformazione, di spazi e di servizi. Nel momento in cui si lavora sul Pgt quest’area non può esimersi dall’essere inserita in un progetto complessivo».
Le idee
Il PD non vuole mettere le mani avanti con qualche proposta, anche se giudica «confortante il punto di partenza del mantenimento di alcune funzioni sanitarie e assistenziali» nello storico padiglione (vincolato dalla Soprintendenza) di piazzale Solaro, e guarda ad «ambulatori specialistici, servizi per la cronicità e funzioni sociali». Ma sempre partendo dal presupposto che «ci vuole un’idea unitaria» per la rigenerazione di un “quartiere” da 140mila metri quadrati. E torna a guardare al modello Mind: «L’area si può prestare ad un’operazione di quel tipo – secondo Pedotti – ma il Comune le risorse non le ha». E quindi, è sottinteso, deve attivarsi prima che sia troppo tardi.
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