Gallarate, Mensa dei Poveri: a maggio processo d’Appello per 14 imputati

GALLARATE – Sono 14 gli imputati del processo Mensa dei Poveri che compariranno davanti ai giudici della Corte d’Appello di Milano il prossimo 29 maggio. L’inchiesta portò alla luce una serie di presunte corruttele e nomine pilotate per incarichi pubblici a cavallo tra le province di Varese e Milano, con epicentro a Gallarate, il cui vertice venne individuato dagli inquirenti nell’ex plenipotenziario di Forza Italia in provincia di Varese Nino Caianiello (che ha patteggiato a 4 anni e 10 mesi). Le indagini decapitarono la vecchia guardia dei berlusconiani nel territorio della Città Giardino.

L’Appello di Comi

Undici dei 14 imputati che a maggio affronteranno l’Appello sono stati condannati in primo grado e hanno impugnato la prima sentenza. Tra questi spicca il nome dell’europarlamentare Lara Comi, condannata dal primo collegio a 4 anni e 2 mesi, per una presunta truffa ai danni dell’Unione Europea. “Dal novembre 2022 (Comi) è ritornata ad essere parlamentare Europeo, e lo è tuttora nonostante la mala gestio che gli atti hanno messo in evidenza”. Questo si legge nelle motivazioni della sentenza di condanna della sesta sezione penale del Tribunale, presieduta da Paolo Guidi. I reati contestati a Lara Comi sono stati “commessi a distanza di quasi un anno l’uno dall’altro, il primo perfezionatosi nell’autunno 2016 e consumatosi nel dicembre 2017, il secondo perfezionatosi nell’autunno 2018 e consumatosi nel maggio 2019; essi sono espressione di un medesimo disegno criminoso, potendosi tratteggiare un fine specifico illecito immanente (…) volto a ricavare dalle casse del Parlamento Europeo proventi illeciti truffaldini a beneficio di se stessa, della famiglia, degli amici e del partito”.

Si tratta di un fil rouge che ha caratterizzato tutto il percorso europeo” della esponente politica, che avrebbe incamerato “ingenti somme a favore di se stessa e della sua famiglia (o bypassando il conflitto di interessi o mediante contratti truffaldini e successive distrazioni per molte centinaia di migliaia di euro)”, prosegue il giudice estensore.

L’appello di Orrigoni

Per i restanti tre imputati, tra i quali spicca il patron di Tigros Paolo Orrigoni, è stata la procura milanese, a fronte dell’assoluzione in primo grado, ad impugnare la prima sentenza. Per Orrigoni anche il Comune di Gallarate ha presentato Appello. Dubbi sull’attendibilità di Pier Tonetti, l’imprenditore gallaratese con il quale Orrigoni trattò la compravendita di un terreno in via Cadore a Gallarate dove Orrigoni avrebbe voluto realizzare un nuovo supermercato. Questa una delle principali motivazioni che hanno portato all’assoluzione di Mister Tigros il 2 ottobre 2024.

I giudici di primo grado hanno scritto: “Del tutto evidente si appalesa l’oggettiva inconciliabilità delle dichiarazioni rese in dibattimento da Tonetti Piero Enrico, Bilardo Alberto e Caianiello Gioacchino in ordine consapevole coinvolgimento di Orrigoni Paolo nell’accordo relativo al pagamento della “tangente”: Tonetti ha riferito che tale accordo era stato siglato, in sua presenza, direttamente da Orrigoni e Bilardo; Bilardo ha invece negato di aver concordato la somma di 50.000 con Orrigoni, ma ha riferito che tale importo gli era stato indicato da Caianiello (il quale aveva aggiunto di aver parlato con l’imprenditore della quota a lui destinata) ed era stato da lui comunicato a Tonetti, il quale
aveva successivamente riportato la somma indicata nel contratto preliminare in via di formazione per “caricare” il costo sul compratore; Caianiello ha infine negato decisamente qualsiasi accordo con Orrigoni e ha riferito di essere stato solo messo a conoscenza, da parte di Bilardo, dell’accordo raggiunto tra quest’ultimo e Tonetti Piero Enrico in relazione al pagamento di tale somma”. Orrigoni, che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti trovando soddisfazione in primo grado, affronterà ora l’Appello.

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