GALLARATE – La storia della viabilità veloce passa anche da Gallarate. Oltre un secolo dopo l’inaugurazione dell’A8 Milano – Varese, l’appuntamento è fissato per sabato 22 febbraio all’Istituto Falcone di Gallarate con una mostra fotografica che celebra i cent’anni della storica Autolaghi.
La mostra fotografica
Era il 21 settembre 1924 quando, a bordo della sua Lancia Trikappa, Vittorio Emanuele III inaugurava l’apertura del primo tronco della Milano – Laghi, la prima autostrada certificata al mondo. E a partire da oggi – sabato 22 febbraio – al Falcone di Gallarate sarà possibile assistere alla mostra fotografica allestita per ripercorrerne la storia centenaria. Realizzato dall’istituto in collaborazione con l’associazione A8/9Cento e il sostegno di SEA, l’evento «intende ricordare quanti hanno condiviso la quotidianità con un percorso che, negli anni, ha contribuito a velocizzare ed incrementare i rapporti di vita e di lavoro personale e industriale», si legge nella nota di presentazione.
La prima autostrada moderna
La A8 è la prima autostrada moderna, ideata per unire nel modo più rapido possibile Milano e Varese. Un’idea coraggiosa e avveniristica, frutto della mente dell’ingegnere Piero Puricelli, che decise di sviluppare una via riservata al traffico veloce e alle autovetture (e quindi niente carri, biciclette o pedoni) in un’epoca in cui la maggioranza della popolazione non possedeva un’automobile.
Venne inaugurato il 21 settembre 1924 a Lainate il primo tratto di quella che sarebbe diventata l’autostrada dei Laghi. E a tagliare il nastro fu il re in persona, Vittorio Emanuele III, accompagnato proprio da Puricelli sulla Lancia Trikappa di casa Savoia. Al suo seguito, un corteo di automobilisti tra cui il cronista del quotidiano romano La Tribuna, che parlò di un «viaggio attraentissimo su un cemento liscio come un parquet».

I numeri del tempo
Al tempo, l’autostrada era molto diversa da come la conosciamo oggi: una sola corsia per senso di marcia, una sola carreggiata e, nel 1026, poco più di 1000 auto al giorno. Per realizzarla, furono necessari 90 milioni di lire dell’epoca, una media di 4000 operai impiegati quotidianamente e 2 milioni di metri cubi di terra movimentata.
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