SOLBIATE OLONA – «Facciamo attenzione a non morire di sostenibilità». L’imprenditore tessile bustocco Michele Tronconi, già presidente di Euratex e di Sistema Moda Italia, lo ha ricordato di fronte alla platea dell’intermeeting dei Lions Club di Busto Arsizio e dell’Alto Milanese, riuniti all’hotel Double Tree Hilton di Solbiate Olona per una conviviale dedicata al tema del Fast Fashion. Richiamando in modo esplicito le recenti parole dell’ex Premier Mario Draghi sull’Europa che «si è autoimposta i dazi» prima ancora che li mettesse il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Il dibattito
«L’industria del Tessile Abbigliamento vive grazie alla Moda – ricorda Michele Tronconi – già nel 2003 sollevai in Europa il problema dell’eccessiva normazione e compliance europea che ci faceva perdere competitività. Draghi una settimana fa ha ricordato che i dazi ce li siamo messi noi, con norme che rendono impotenti le nostre aziende. Nel 2023 l’Europa ha ridotto del 9% le emissioni di CO2 (per un terzo perché abbiamo prodotto meno), mentre sono Cina e India a produrre sempre più CO2. Facciamo attenzione a non morire di sostenibilità». Ma Marco Piu, già direttore Tessile e Salute, invita a non fare passi indietro sul tema della sostenibilità: «L’Europa sta correndo molto, non per distruggere il settore ma per cercare di tenere in vita un sistema obsoleto che ha un decennio contato, di fronte a Cina e Usa che investono molto in materiali e tecnologia».
L’intermeeting

L’intermeeting dedicato al tessile è stata un’iniziativa del Lions Club Busto Arsizio Lombardia (tutto al femminile) della presidente Paola Scanelli, che si ripromette anche di «stimolare le scuole ad occuparsi di questo tema di grande attualità». Nell’ex Manchester d’Italia il tema è sempre caldo e ha fatto discutere. Tra i relatori, Olga Pirazzi della Fondazione Pistoletto Cittadellarte, si è focalizzata sul tema della circolarità, mentre Alessandra Gallo, fondatrice dello studio di consulenza Fashionable Green, si è concentrata sulla insostenibilità economica, ambientale e sociale del Fast Fashion: «Ha creato sovrapproduzione, l’87% dei capi finisce in discarica o negli inceneritori e spesso smaltiti in Paesi lontani, generando il fenomeno del “waste colonialism”. E su una maglietta venduta a 9.95 solo 0.06 vanno al lavoratore». Ma «sostenibilità è una parola astratta, meglio dire “ridurre l’impatto”, che è un fatto concreto».
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