GALLARATE – «Se arrivo a 100 anni, facciamo un pranzo con 100 persone». Detto, fatto. L’anno scorso, Lucia Ferrazzi spegneva 99 candeline e si faceva una promessa con un obiettivo: festeggiare la tripla cifra. Quel momento è giunto oggi, 25 febbraio. E la simpatica provocazione è diventata un appuntamento con familiari, vicini, amici, conoscenti che questo weekend si ritroveranno tutti seduti intorno a un tavolo. Saranno in 106, per la precisione. E parleranno della Lucia, della sua vita («L’ho passata tutta a Gallarate, eh») e di come oggi riesca a mantenere ancora un profilo vivace e ruspante.
Una vita a Gallarate
Il telefono squilla spesso, ogni tanto il citofono suona e qualcuno si presenta con un mazzo di fiori. Due parole, un abbraccio e un «ci vediamo presto». Sono passati per un saluto anche il sindaco Andrea Cassani, in fascia tricolore, e don Paolo Stefanazzi. Lucia partecipa attivamente alle discussioni, anzi spesso le guida lei e fa riaffiorare i ricordi che in questo secolo di vita ha accumulato nella sua Gallarate. E solo e soltanto a Gallarate, ci tiene a precisarlo: «Se ho pensato di cambiare città? Mai». Punto. Insieme al marito Lino Anselmi, con il quale si è sposata nel 1956, ha gestito il Bar Regina che si trova in piazza Guenzati. Un tassello fondamentale all’interno del lungo fiume di momenti che oggi, in occasione della sua festa, ha condiviso con i presenti nella casa di via Parini. A partire dall’inizio: nata nel 1925 in via Postporta, il suo viaggio indietro nel tempo ha toccato alcuni dei momenti che hanno fatto la storia di Gallarate. Come il bombardamento di Madonna in Campagna nel 1942 o il Palio del 1948.
Il segreto?
Ripercorre la sua vita con lucidità e la condivide con la famiglia che si è riunita in via Parini per festeggiare la nonna. Tre figlie: Daniela, Gabriella, Alessandra. E l’affetto («Mi sopportano», dice sorridendo) dei generi Maurizio, Danilo, Gianfranco. E poi i cinque nipoti con i bisnipoti. Una grande famiglia che di sicuro non la fa annoiare mai. «Arrivo a sera». Facendo le parole crociate, rammendando i vestiti e passeggiando per casa con un deambulatore che in casa è stato simpaticamente ribattezzato «Ferrari». Lucia è felice della sua vita, lo afferma chiaramente: «Ci sono troppi momenti tristi al mondo. E io non ho tempo per esserlo». È brillante, lucida e con la battuta pronta: «Non so se ho dato tanto nella vita, di sicuro ho ricevuto tantissimo». Ottimismo. Tanto che la domanda esce spontanea: qual è il segreto? E la risposta è netta: «Se c’è un segreto, non so quale sia». Lo dice col sorriso, con spontaneità e in dialetto: «Probabilmente, lassù, non mi vogliono ancora».
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