VISTO&RIVISTO Il nibbio e la sua capacità di proteggerti a qualunque prezzo

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di Andrea Minchella

VISTO

IL NIBBIO, di Alessandro Tonda (Italia 2025, 109 min.)

Film necessario e ben fatto. “Il Nibbio” con equilibrio ci restituisce la tragica vicenda del rapimento di Giuliana Sgrena in Iraq e del sacrificio di Nicola Calipari che fu in grado in poco tempo di liberarla e di farla rientrare in Italia.

Il giovane regista Alessandro Tonda maneggia con estrema cura una vicenda che all’epoca, nel 2005, sconvolse il nostro paese non senza dar vita a forti critiche dell’opinione pubblica e della politica. Ma il bravo Tonda resta distante dalle polemiche, che il tempo sbiadisce fino a farle scomparire, e rimane concentrato sulla complessa e pericolosa trattativa che Nicola Calipari, alto funzionario del SISMI, mise da subito in piedi in una terra tanto criptica quanto ostile.

Tonda realizza una sorta di “Spy Story” in cui un Italiano non ha nulla da invidiare ai suoi colleghi americani o inglesi. Calipari impersona perfettamente l’anima più riflessiva e preparata di quell’apparato, il Sismi, che si muove in zone di guerra cercando informazioni e tentando di risolvere problemi che potrebbero mettere in pericolo la presenza di militari italiani in un difficile scenario di guerra. Calipari, chiamato nel suo ambiente Il Nibbio, sa che atti di forza, come spesso gli americani vogliono intraprendere, potrebbero compromettere pericolosamente il risultato dell’operazione. E così, informato del rapimento della giornalista del giornale politico Il Manifesto, parte subito da Roma per raggiungere una Baghdad occupata e profondamente rancorosa verso l’Occidente.

Il Nibbio cerca subito di individuare un canale che lo possa mettere in contatto con i rapitori per incominciare una trattativa per riportare a casa la giornalista. Calipari capisce subito che l’occupazione e l’insistenza americana di creare un governo Sciita ha dato vita ad una capacità violenta e imprevedibile dei Sunniti che rapiscono, uccidono e cercano di destabilizzare un paese martoriato da anni di guerra. La lucidità pragmatica di Calipari mette subito l’Italia sulla strada giusta per il rilascio della giornalista. Non senza qualche intoppo, proveniente da personalismi tra alti funzionari del Sismi, Calipari riesce a individuare l’artefice del rapimento e a proporgli uno scambio, così come preferisce chiamarlo l’imprenditore Sunnita in esilio a Dubai che è dietro il rapimento, che possa far tornare Giuliana Sgrena il prima possibile dalla sua famiglia in Italia.

Dopo una trattativa complicata ma abbastanza rapida, Callipari ottiene la liberazione della Sgrena. Così, da una zona periferica della capitale dell’Iraq, la macchina dei Servizi, con a bordo Giuliana Sgrena, Nicola Callipari e il Maggiore dei Carabinieri Andrea Carpani, si dirige velocemente verso l’aeroporto di Baghdad dove un Falcon dei servizi è pronto per decollare destinazione Ciampino. Ma a pochi metri dall’ingresso del piazzale un militare americano di un convoglio che da alcune ore presidia quella zona, perché altamente pericolosa e spesso teatro di esplosioni da parte di Kamikaze, spara verso la macchina ferendo l’autista e la Sgrena, e uccidendo Nicola Calipari.

Tonda filma egregiamente tutta la parte operativa della vicenda, alternando alla narrazione serrata e asciutta un resoconto estremamente dolce, e un po’ “mucciniano”, della vita privata di Calipari e della sua famiglia.

La tensione scaturita dal bel racconto di Tonda esplode nella fase finale in cui sembra davvero di essere anche noi in quella macchina trivellata di proiettili. Il film si poggia su una sceneggiatura solida e compatta, scritta dal bravissimo Sandro Petraglia, che rende certamente il lavoro di Tonda un po’ più semplice. Il film è curato in ogni particolare, dalla fotografia alla musica spesso assordante come i rumori che provengono dalle strade di Baghdad, e ci restituisce plasticamente una vicenda che parla di valori patriottici slegati da qualsiasi strumentalizzazione, politica e non, che ne ridurrebbe l’intensità.

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RIVISTO

L’ORDINE DELLE COSE, di Andrea Segre (Italia- Francia 2017, 115 min.).

Un ritratto interessante e intenso che fa luce sulla complicata, molto di più dii quanto la Politica ci racconta, problematica delle migrazioni verso il nostro paese. Un alto funzionario del Ministero dell’Interno cerca di comprendere le dinamiche, spesso adiacenti a politiche di paesi apparentemente nostri amici, che muovono milioni di persone, in qualsiasi condizione, verso il nostro paese. Attuale ed estremamente doloroso.

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