Cerro Maggiore torna agli anni Novanta: rinasce il comitato contro la discarica

manifestazione discarica cerromaggiore 1995

CERRO MAGGIOREPubblichiamo l’appello alla cittadinanza divulgato oggi, domenica 16 marzo, dal Comitato No Discarica di Cerro Maggiore per «fermare lo sversamento di nuovi materiali contaminati nel Polo Baraggia sede della ex discarica» (nella foto, una manifestazione del 1995). I promotori hanno anche avviato una raccolta firme su change.org a questo link.

«Imminente la riapertura del Polo Baraggia»

Purtroppo nelle ultime settimane sta passando inosservata la notizia riguardante l’imminente riapertura dell’area in località Baraggia, sede dell’odiata discarica di Cerro Maggiore: la giunta comunale vuole realizzare un progetto che prevede il riempimento della cava dismessa tramite conferimento di materiali con un livello di contaminazione da sostanze inquinanti compatibile solo con siti a destinazione industriale/commerciale, il tutto mascherato da intervento di “riqualificazione ambientale”. Di fatto, la riapertura della discarica.

Questo ci riporta alla memoria quanto duro e faticoso fu il cammino della cittadinanza cerrese rappresentata dal Comitato anti-discarica negli anni 90: manifestazioni, assemblee, un presidio permanente davanti ai cancelli della discarica, cittadini denunciati per i blocchi stradali ma poi assolti dal giudice Bricchetti in quanto agirono in nome del sacrosanto diritto alla salute. Ciò permise di siglare con la Regione nel 1999 l’Accordo di Programma che sancì la chiusura definitiva della discarica. Tale Accordo prevedeva che non sarebbe stato più possibile conferire alcun rifiuto ma solo terra e rocce di scavo, oltre all’obbligo di effettuare interventi di recupero ambientale ben definiti; interventi ad oggi eseguiti solo in minima parte in tutti questi anni da parte della società di gestione dell’area (prima denominata Simec, poi Ecoceresc, ora Renna Srl).

Presentato progetto di “recupero ambientale”

Oggi purtroppo, il progetto presentato dal Comune di Cerro Maggiore conferisce a Renna l’incarico di procedere al “recupero ambientale” dell’area, ma numerosi aspetti non hanno nulla a che fare con l’ambiente:

Conferimento per i prossimi 10 anni di 2,1 milioni di metri cubi di materiali contenenti concentrazioni di metalli pesanti (arsenico, cadmio, piombo, mercurio, cromo esavalente, nichel), idrocarburi, solventi industriali, diossine, Pcb e altre sostanze contaminanti compatibili solo con siti industriali. Il tutto, insieme a rifiuti End of Waste, su un terreno che una sentenza del Consiglio di Stato ha già giudicato pericolosamente vicino alla falda acquifera.

– I controlli previsti dall’amministrazione saranno esclusivamente di tipo quantitativo e su carta: si limiteranno a verificare il peso dei materiali, senza alcuna analisi su che cosa venga effettivamente sversato o sul livello di contaminazione. Questo approccio non offre alcuna garanzia per i cittadini e l’ambiente, poiché non verranno effettuati controlli sulle caratteristiche del materiale conferito. In pratica, il sistema si ridurrà a un mero controllo economico, accertando solo che i pagamenti tra chi sversa e l’amministrazione siano corretti e proporzionati. Inoltre, l’assenza di verifiche effettive solleva da ogni responsabilità il gestore e tutta la filiera, rendendo impossibile risalire a chi dovesse aver trasportato e conferito materiali non conformi.

– Recupero morfologico dell’area con ripristino a verde unitamente alla successiva realizzazione di un parco fotovoltaico privato senza alcun beneficio economico per la comunità… tra 10 anni.

Minaccia ad ambiente e salute

Questo approccio ha tutti i presupposti per sfociare in un nuovo danno all’ambiente e alla salute dei cittadini. Sullo sfondo il primato degli interessi del privato davanti a quelli della collettività. Ricordando che dopo la chiusura della discarica seguirono, dal 2002 al 2006, condanne per peculato, riciclaggio, corruzione e capitali sequestrati all’estero, al fine di evitare un nuovo tragico epilogo, chiediamo a gran voce lo stop del progetto appena descritto e l’attuazione di un vero recupero ambientale, senza nessun conferimento. Il Polo Baraggia deve restare chiuso.

In nome di chi si è battuto negli anni 90 per la chiusura di una discarica che è stata e sarà la vergogna del nostro territorio, desideriamo con questa petizione far sentire la voce della gran maggioranza dei cittadini che ritiene di non meritare un progetto di “riqualificazione ambientale” che passa attraverso 10 anni di conferimenti di nuovi materiali contaminati. Se ritieni che il territorio abbia già pagato un prezzo troppo salato e soprattutto se hai a cuore l’ambiente e la salute pubblica, ti chiediamo di firmare questa petizione e di divulgarla il più possibile sul territorio e sui social. Agiamo ora!

Comitato No Discarica

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