Busto si ribella alla Soprintendenza: «Adesso basta. Il Conventino non è il Colosseo»

BUSTO ARSIZIO – «Il Conventino? Non è il Colosseo. Ci siamo stufati degli interventi della Soprintendenza: ora li denunciamo perché l’opera rischia di non essere completata in tempo per le scadenze del PNRR». Il sindaco Emanuele Antonelli “apre le porte” del cantiere del Conventino di via Matteotti per mostrare «in che condizioni stiamo lavorando» per rispettare il termine di marzo 2026 di consegna dell’opera. «Questo è accanimento terapeutico, e i cittadini devono sapere» denuncia Antonelli, che martedì prossimo, 8 aprile, sarà in Prefettura per un tavolo con i rappresentanti del Ministero e della Soprintendenza convocato dal prefetto Salvatore Pasquariello per uscire dall’impasse. Nel frattempo, si valutano azioni legali.

L’intervista al sindaco

Lo sfogo che ha fatto precipitare la situazione deriva dall’ultimo confronto con la Soprintendenza delle Belle Arti e del Paesaggio di Milano in seguito al crollo avvenuto un mese e mezzo fa sul retro dell’edificio di via Matteotti. «Per fortuna gli operai erano appena andati in pausa pranzo» rivela il sindaco Antonelli. L’ultimo sopralluogo con i rappresentanti dell’ente ministeriale ha prodotto «solo dopo la mia sfuriata» una risposta già il giorno successivo che ha fatto trasalire il primo cittadino: «Ci hanno chiesto di presentare una nuova proposta progettuale. Così si perderebbe altro tempo, ma tra una richiesta e l’altra siamo già in ritardo di sei mesi, persi per i continui confronti con la Soprintendenza. Loro stanno nei tempi previsti dalla legge, ma non sono tempi normali con le scadenze del PNRR»: il rischio, sempre più incombente, è di perdere i fondi europei se non si arriva alla fine del cantiere in tempo. Non solo, i tecnici hanno messo in guardia sul «rischio di crolli se si procede con queste linee di intervento». Insomma, è scontro su tutta la linea. Il Conventino è un’opera da 6,4 milioni di euro, che fa parte del pacchetto Pinqua: 15 milioni di finanziamenti europei in tutto anche per l’ex carcere e l’ex Borri (l’housing sociale e la parte storica che è stata stralciata dal PNRR dopo la revoca dell’appalto), mentre villa Radetzky e via Roma sono saltate.

Lo scontro

«La Soprintendenza – la denuncia di Antonelli – fa il suo lavoro come se non le importasse niente delle esigenze degli enti locali. Chiediamo solo di essere più malleabili sulle prescrizioni. Il Conventino non è il Colosseo, serve buon senso per restaurarlo in modo che stia in piedi e che chi lavora sia tutelato dal rischio di crolli». Il tavolo in Prefettura proverà a ricomporre lo scontro, ma l’amministrazione comunale, oltre al mandato all’Avvocatura per fare causa alla Soprintendenza, sta già ragionando sul da farsi nel caso in cui le lungaggini dovessero compromettere la possibilità di portare a compimento l’opera nei tempi previsti. «Il ministro Giancarlo Giorgetti è stato lungimirante nel chiedere un anno in più per portare a termine le opere del PNRR – ammette il sindaco di Busto Arsizio – ma nell’attesa mettetevi nei miei panni, mando avanti i lavori o lascio crollare il Conventino? Con la Soprintendenza che subito mi direbbe che non si può. Oppure vado avanti e poi se sforiamo i termini mi tocca restituire 6 milioni di euro. Soldi dei cittadini. E poi non devo incazzarmi? Ecco perché i cittadini devono sapere».

Il sopralluogo

Il problema non si limita al Conventino ma al modus operandi della Soprintendenza in generale. «Non tutto si può salvare, e non ogni stabile che ha più di ottant’anni è un’opera d’arte. Impazzisco a pensare che i soldi del PNRR, che è debito che lasciamo sulle spalle dei nostri figli, vengano spesi per rimettere in sesto vecchi edifici con costi triplicati. Io dico che è uno spreco, e non è l’unico. E al di là del PNRR, io sono stufo anche in tempi normali di ricevere lettere che mi fanno spendere 200mila euro». Antonelli elenca tutti i precedenti con la Soprintendenza. «All’ex oratorio di Sacconago hanno chiesto l’ascensore panoramico, per fortuna l’impresa pur di andare avanti si è offerta di pagarlo – rivela il sindaco – ma in passato ci ha già messo i bastoni tra le ruote per i famosi lampioni di Richino Castiglioni, dopo che si è svegliato l’Ordine degli Architetti: 100mila euro per ripristinarli».

E poi la «Cascina Burattana, un’opera d’arte che ci costerà 200mila euro solo per metterla in sicurezza. E voglio vedere se chi verrà dopo di me ci metterà mano. Sono 400 milioni di vecchie lire, non sono noccioline, soldi che togliamo ad altre iniziative». Altri casi limite sono l’ex Valsecchi di piazza Leone XXIII a Sacconago, un capannone fatiscente dove la Soprintendenza «ci ha chiesto di salvaguardare la copertura in parte crollata», e il piano di recupero del rudere di via Solferino, dove invece «il privato, di fronte alle prescrizioni della Soprintendenza si è tirato indietro e non fa più il progetto. Come Orrigoni a Varese per l’ex Aermacchi, che ha dovuto minacciare di andarsene. Ma non si può più andare avanti così».

Conventino, è scontro tra Comune di Busto e Soprintendenza. Cantiere PNRR in ritardo

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