LEGNANO – Se, come diceva Don Gallo, il quinto Vangelo è quello di Fabrizio De André, «io sono qui a celebrare una messa laica». Una solennità in musica, durata oltre due ore, attraverso cui Cristiano De André ha incantato il Teatro Galleria di Legnano. «A 26 anni di distanza dalla sua morte – ha detto – è un piacere e un dovere di figlio compiere questo viaggio tra le musiche e le parole di mio padre».
L’omaggio a Faber
Il nuovo spettacolo “De André canta De André best of tour teatrale” non è semplicemente un omaggio a Faber e alle sue canzoni impresse nella memoria collettiva. E’ una ricerca intima del suo mondo da parte di chi lo ha conosciuto da vicino, una riscoperta dei suoi testi riletti nel mondo attuale e delle sue musiche riarrangiate per dare loro ancora più impeto, seguendo quel percorso iniziato con “Anime Salve” e bruscamente interrotto dalla morte nel 1999.
Cristiano De André non sceglie la strada più facile per conquistare il pubblico. I grandi successi sono pochi e intervallati. “Creuza de mä”, “Il pescatore” e “La canzone dell’amore perduto” (in una splendida versione solo piano) arrivano soltanto alla fine, durante il bis, quando la platea è già in piedi. Con le sue chitarre, con la tastiera, con il bouzouki e in particolare con il suo violino, ha invece sedotto il Galleria con tre capolavori di “Storia di un impiegato”, uno degli album più criticati e controversi di Faber. “La canzone del padre”, “Verranno a chiederti del nostro amore” e “Nella mia ora di libertà” riascoltati oggi assumono ancora più forza e valore.
De André e la guerra
Introducendo “Fiume Sand Creek”, Cristiano De André ha ricordato che il tema della guerra è ricorrente nei testi di suo padre. “Le sue canzoni – ha detto – sono legate da un filo rosso, quello della coerenza, animata dalla compassione, dal senso della giustizia, dalla scelta di schierarsi sempre dalla parte dell’ultimo. Ha scritto “Sidun” e sono le stesse scene che vediamo oggi a Gaza, in questa pace apparente che mio padre avrebbe chiamato pace terrificante, in questo silenzio assenso vergognoso. Una sera, durante il tour “Anime Salve” era amareggiato, si sentiva sconfitto. Mi confessò: “Ho scritto tanto contro la guerra, contro il potere, in favore degli ultimi, ma non è servito assolutamente a niente”. Solo adesso mi accorgo che aveva davvero ragione e, anzi, se fosse qui sarebbe ancora più incazzato. Credo che non basti sposare la sua parola, ma bisognerebbe che ciascuno di noi, nel proprio piccolo, la mettesse in pratica compiendo atti concreti».
Mogol a Gallarate: «Sono primo in classifica anche quando promuovo la salute»
