“Il Bi e il Ba” e il Baff: Nino Frassica, intervista a ritroso al Teatro Sociale

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Rocco Moccagatta e Nino Frassica

BUSTO ARSIZIO – «Siete stati originali», ha detto Nino Frassica ieri, sabato 5 aprile, al pubblico del Baff al termine della chiacchierata con il critico cinematografico Rocco Moccagatta in cui il popolare comico e attore ha ripercorso, tra battute a raffica e retroscena svelati, la sua lunga e poliedrica carriera. L’occasione per la visita al Teatro Sociale è stata la proiezione di “Il Bi e il Ba”, pellicola firmata da Maurizio Nichetti che, già ospite del festival mercoledì 2, gli ha inviato un videomessaggio di saluti. Ora autocritico riguardo al film – «ci siamo divertiti a farlo, l’unico errore sono io: un overdose di storpiature. A pezzettini però fa ridere» – il suo attore protagonista ne ha comunque riconosciuto l’originalità estendendo la sua stima ai presenti in sala.

La libertà totale della scrittura

«Intanto il Baff è il miglior festival d’Italia”, ha dichiarato Frassica all’ingresso in scena, introdotto da un video dedicato e creato da Gabriele Panetta, studente dell’Istituto Cinematografio Michelangelo Antonioni. «Devo rispondere alle domande prima o dopo?», ha chiesto a Moccagatta per l’intervista «alla cieca» che si è svolta procedendo a ritroso. «Ho scritto dodici libri ma mi piace dire dieci, fa più scena»: partenza con “Piero di essere Piero”, «testo autobiografico da cui sarà tratto un film, il protagonista si chiamerà Paolo; è al settanta per cento vero e all’ottanta per cento falso. Non mi divertivo e allora ho deciso di inventare – ha spiegato l’artista siciliano – nello scrivere c’è una libertà totale, come quella di un pittore che, se vuole, disegna un testa con sette occhi, cosa che in Rai non potrebbe succedere. Idem per «Novella Bella, settimanale che odia il pettegolezzo ma ama il gossip. Ci sono molte riviste così, circa duemila. Con Fazio sono alla nona stagione ma mi piace dirne dieci: è un piccolo spettacolo all’interno dello spettacolo, un contenitore in cui posso parlare di tutto. Come succede nei settimanali».

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Don Matteo e il maresciallo Cecchini

Inevitabile una domanda sulla serie televisiva Don Matteo: «Ci siamo spostati da Gubbio, ormai avevamo ammazzato tutti. Ora siamo a Spoleto e ci poi trasferirermo ad Assisi. Terence Hill è una persona buona. Un segreto su di lui? Non ho capito quando mangia perché non l’ho mai visto farlo. Ed è generossimo: una volta ha visto in piazza un povero – “power”, fuori dalle riprese parla metà in americano perché è vissuto nel Maschstss – e allora si è messo la mano in tasca per dargli cento euro dicendo “ten”: settanta sono di elemosina, il resto mancia». Come riferito da Moccagatta, sono in tanti a pensare che il telefilm andrebbe intitolata al “Maresciallo Cecchini” da lui interpretato: «Il fatto è che si tratta di una serie anche drammatica; quindi se mi limito ai soli momenti in cui si ride mi prendo tutti i meriti». A questo proposito, «Francesco Scali è la spalla perfetta; lo conosco dall’83 e diventammo subito amici. Sarà un critico musicale di nome Zuppato Fedez nella trasmissione Festivallo, in onda il 29 aprile 2025,a quarant’anni di distanza esatti da quando debuttai in televisione».

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Giulio Sangiorgio, Gabriele Tosi, Moccagatta e Frassica

Pacchianate e messaggi lasciati alla segreteria telefonica

«In cinquantacinque anni di carriera ho fatto molte pacchianate – ha osservato Frassica – le cose brutte si fanno per soldi: un giorno le fai e te li danno. Poi il tempo passa, tutti se ne scordano e a me restano i soldi». Tra le occasioni perse Boris: «Quando mi chiamò la Fox non capii, sembrava come fare Un Posto Al Sole avendo fatto prima Montalbano, con rispetto per Montalbano. Quando poi vidi la serie pensai: “caspita, ho sbagliato perché è molto bello”».
Tra i colleghi degni di ammirazione il Mago Forest, GialappaShow e Pif perché, «a differenza della televisione, che li mostra come eroi, fa satira contro la mafia, trattando i mafiosi per quello che sono: dei miserabili. Il mafioso è stupido: vive sì un periodo bello con macchine e donne ma finisce sempre a vivere nascosto o da latitante, finché lo uccidono: fanno una vita orribile. A questo proposito mi è piaciuto anche “Tano da morire”».
Oggi il successo «parte da casa: se sai fare qualcosa vai su YouTube. Ai miei tempi per farsi conoscere c’erano i provini a Roma ma io abitavo a Messina e non avevo contatti: trovai il numero di Arbore che sull’elenco si chiamava Lorenzo ma aveva sempre la segreteria telefonica. Allora pensai: «Invece di chiedere prima lo incuriosisco, se piaccio mi chiamerà. Cominciai a lasciare messaggi come “Salve, sono un mio ammiratore” o “Non l’ho trovata, vabbè, chiamerò stanotte alle tre”. Per non sembrare scocciatore distribuivo e aspettavo. Finché un giorno chiamò dicendomi: “Se ti trovi a passare da Roma vienimi a trovare. Il giorno dopo – la battuta è di repertorio ma è vero – per caso mi trovai passare da Roma».

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Moccagatta, Silver e Manuela Maffioli

L’incontro con Silver: Lupo Alberto dalla nascita ai nuovi episodi

«Dato la nascita di Lupo Alberto da quando è stato pubblicato la prima volta. Apparve nel 1974 sul Corriere dei Ragazzi ma fu concepito molto prima». Così Guido Silvestri, in arte Silver, ha ripercorso ieri pomeriggio, nella Sala Monaco della biblioteca comunale le origini del suo popolare personaggio a fumetti, che ha da poco compiuto cinquant’anni. Nel corso dell’incontro, uno degli eventi paralleli al Baff che si è svolto dopo i saluti dell’assessore Manuela Maffioli e del presidente Gabriele Tosi, l’autore ha spiegato, dialogando con Moccagatta, che l’idea «risale a quando frequentavo l’istituto d’arte di Modena e, facendo avanti e indietro in bus da Correggio, guardavo la campagna immaginando che cosa si sarebbero detti gli animali domestici se avessero potuto interloquire. E la fattoria McKenzie, in quanto tale, non poteva non avere un predatore: gli diedi, per aggiungere ironia, un nome normale, un po’ aristocratico come Alberto. C’è chi ha pensato che fossi io ma era più un modo per mettermi a contatto con la mia generazione di allora, perciò è rimasto venticinquenne. Oggi sono Enrico La Talpa, mi si attaglia di più come maschera».
Dal vero colore – azzurro – e la vera voce all’esclamazione “Ehilà Beppe”, dalle Tane del Lupo – incredibile momento di aggregazione pre-Internet a merchandising e campagne sociali, Silver ha raccontato tanti aspetti dell’universo che gravita intorno al suo fumetto, fino a, da ultimo, il progetto Tutto Un altro Lupo Alberto curato da Lorenzo La Neve e dal suo gruppo di talenti. «Non ho mai avuto gelosia per i miei personaggi, mi fa piacere che altri lo interpretino a modo loro. Mi sento come un nonno che finisce legato alla poltrona da dei nipotini terribili: fanno baccano nella stanza, io li guardo ma…tutto sommato mi piace».

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Silver e Moccagatta

Baff ai titoli di coda: «Una grande settimana di cinema». Frassica mattatore

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