È un Baff “Next Generation” che torna a riempire le sale. E ora i contro-premi

BUSTO ARSIZIO – Come in una sorta di dissolvenza incrociata, il Baff “Next Generation” firmato Giulio Sangiorgio ormai è realtà. Meno pop e più innovativo, meno da passerella e più da riflessione sul cinema, meno provinciale e più internazionale, con grandi nomi sì ma non “tanto per”, solo se portano sostanza. Scommessa vinta, con il ritorno alla tradizionale collocazione in primavera che ha ridato slancio per entrare a pieno titolo nella nuova era della rassegna. Le rose sono fiorite, ora bisogna prendersene cura. Ma prima dell’arrivederci all’anno prossimo – rullo di tamburi – a grande richiesta non potevano mancare gli attesissimi “contro-premi” di questa edizione 2025. Sempre tra il serio e il faceto (con la bilancia che spesso pende verso il faceto), come in un “blob” di fine festival, condito dalle foto ufficiali del Baff. È un umile divertissement da parte di chi, come direbbe l’impareggiabile Nino Frassica, fa “il mestiere più antico del mondo” e segue il Baff ormai da anni.

Premio “A volte ritornano” al pubblico del Baff: la vera novità dell’edizione 2025 è il ritorno delle sale piene. Non “una botta e via”, come per il bagno di folla del cast di “Mare fuori” due anni fa, ma lungo tutta una settimana. Un cast di assoluto spessore (Cronenberg, Moretti, Sgarbi, Giovanardi-Donà, Nichetti, Tornatore, Silver e Frassica, tanta roba) ha aiutato eccome, eppure erano anni che non si vedevano tutta questa attesa e questo entusiasmo attorno al festival. “La qualità paga” ha dichiarato il direttore Giulio Sangiorgio. E anche la scelta di introdurre biglietti e abbonamenti ha pagato, dando valore all’esperienza del Baff. La strada è quella giusta, ma il merito è anche da attribuire ad una città che si dimostra una volta di più ricettiva sul fronte delle proposte culturali. Chapeau.

Premio “Attenti a quei due” a Gabriele Tosi e Giulio Sangiorgio: il commercialista visionario e il raffinato critico cinematografico. Il fondatore che non si è mai allontanato e ha ripreso in mano le redini della B.A. Film Factory dopo il passo di lato di Alessandro Munari e il direttore artistico chiamato a rimpiazzare un gigante come Steve Della Casa. Due generazioni diverse – quasi un quarto di secolo di differenza d’età – ma due figure unite da una sconfinata passione per il cinema di qualità. Una strana coppia che ha funzionato alla grande e senza sbavature, consegnando alla città un festival che riporta Busto Arsizio agli anni ruggenti della città del cinema. A discapito di una serie di sfighe concentrate in una settimana: oltre all’influenza di Cronenberg e ai ritardi dei pullman alla prima proiezione per le scuole, anche la corda della chitarra di Mauro Carusino che si rompe sul palco del San Giovanni Bosco. La legge di Murphy applicata ai festival del cinema, e non ci riferiamo a Eddie. Ma quando si è “bravi”, come dice il sindaco Antonelli, si superano anche queste difficoltà e si arriva al traguardo da vincenti.

Gabriele Tosi e Giulio Sangiorgio con Giuseppe Tornatore

Premio “Braveheart” a Nanni Moretti: ha emozionato sul palco del cinema Fratello Sole, raccontandosi in profondità e con grande cuore, e ci ha fatto preoccupare quando, solo tre giorni dopo, il suo cuore lo ha costretto a finire sotto i ferri. Siamo sicuri che in un angolino di quel cuore appena operato è rimasto il ricordo di Busto Arsizio che lo ha accolto con calore e a cui lui, a modo suo, ha dimostrato grande gratitudine. Ora che è stato dimesso dall’ospedale, l’applauso del pubblico del teatro Sociale e le parole del presidente Gabriele Tosi sul palco della serata finale siano di conforto per una pronta ripresa. Ci rivediamo al cinema, caro Nanni.

Menzione speciale per la migliore battuta a Nino Frassica: “Devo rispondere alle domande prima o dopo?”

Premio “La meglio gioventù” ai ragazzi dell’ICMA: sempre più parte integrante della macchina organizzativa, ma anche del pubblico nelle sale, come è giusto e sacrosanto. Una straordinaria ricarica di energia per un festival che, dopo 22 anni, ha bisogno di trovare una nuova vocazione. Ed è altrettanto significativo che tra i film proiettati in questa edizione ce ne fosse anche uno in cui alla regia ci sono due giovani cresciuti nella “cantera” di villa Calcaterra, Federica Crippa e Matteo Ballarati. È l’ICMA il vero elisir di lunga vita del Baff.

Un gruppo di ragazzi dell’ICMA con Paolo Castelli

Menzione speciale al concorso Made in Italy-Scuole che ha portato più di 1600 ragazzi delle superiori al cinema (in tutto 2800 in questo anno scolastico se si considera il Baff 2024 che si è svolto in autunno) a vedere i film e a discuterne in sala con i protagonisti, grazie al prezioso lavoro di coordinamento di Elisabetta “Liz” Bonfanti, Paolo Castelli e Vanessa Magni. Un pilastro del festival e una garanzia, quest’anno con la chicca della proiezione in prima visione del corto Out-ismo di Luciano Peritore realizzato dall’associazione Progetti Fantasia per sensibilizzare i ragazzi delle scuole sul tema dell’autismo.

Liz Bonfanti e Giulio Sangiorgio con il regista Milad Tangshir

Premio “L’ospite inatteso” a Mauro Ermanno Giovanardi: il frontman dei Carnival of Fools e dei LaCrus ha “acceso” il teatro San Giovanni Bosco con una performance musicale da brividi indossando un paio di Ray Ban Warfarer e due giorni dopo era in prima fila al Lux ad omaggiare il grande Giuseppe Tornatore con quegli occhioni di un bambino che vede un suo idolo come John Belushi (alias Joliet Jake) nella scena del tunnel di “The Blues Brothers”. Come dice la regola non scritta: una volta amico del Baff, per sempre amico del Baff.

Premio “Rapito” al Red Carpet: è vero, senza le sfilate di star a cui ci aveva abituato Steve Della Casa in passato, era un po’ provincialotta quella passerella rossa con il fondale Baff per le fotografie e i selfie, ma ci faceva sentire tutti un po’ divi di Hollywood per una sera e a tanti piaceva. Lo scorso anno dopo il deserto della “prima” era stato prudentemente lasciato in magazzino per la chiusura, quest’anno è stato del tutto abolito al Manzoni per la serata inaugurale, per poi tornare in auge al Sociale per la serata finale, ma solo per bellezza, visto che gli spettatori ci stazionavano sopra in coda per il biglietto e il fondale per le fotografie è stato collocato dietro al tavolo del firmacopie di Nino Frassica. Eppure un’eccezione alla, giusta, regola “no frills” (senza fronzoli) del direttore Sangiorgio per l’anno prossimo si potrebbe fare…

Premio “The Iron Lady” a Vanessa Magni: “Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare”, diceva il grande John Belushi (ebbene sì, l’abbiamo citato due volte…) e lei, incinta, nella settimana del Baff non ha mollato di un centimetro dai suoi impegni in uno staff che, ormai è risaputo, è sempre ridotto ai minimi termini rispetto alle molteplici incombenze. Da anni una colonna dell’organizzazione, ma mai troppo in evidenza, quest’anno si è presa la scena, omaggiata sul palco della serata inaugurale dal direttore Sangiorgio nel giorno del suo compleanno. Bellissima col suo “pancione”, l’abbiamo vista dappertutto con un piglio e un’energia da fare invidia. Anche in versione “sergente di ferro” con i ragazzi dell’Icma quando andavano messi in riga. Insostituibile. Virtualmente un premio Stachanov alla seconda potenza.

Vanessa Magni in sala con Giulio Sangiorgio e Caterina Torretta

Premio “Ritorno a casa” a Paolo Castelli: il direttore esecutivo “is back”, un ritorno con la maglia da titolare dopo qualche anno in panchina, con la passione e la competenza di sempre. Anche risfoderando qualche suo cavallo di battaglia come “B.A. Confidential” e il soggetto basato su Gelatown che comprende il sogno di un parco del cinema d’essai e del cinema di genere. Spirito post-marzulliano per il Baff: la vita è un sogno e i sogni aiutano a vivere.

Premio “Benjamin Button” a Celeste Colombo: presenza fissa da sempre, l’anima della sala Ratti di Legnano ogni festival che passa sembra ringiovanire. Marca ogni superospite come uno stopper vecchia maniera: ha avuto l’ardire di chiedere il numero di telefono al notoriamente schivo Nanni Moretti e persino una fotografia a Elisabetta Sgarbi che si era appena voltata di spalle di fronte ai flash dei reporter. E per ognuno ha la domanda pronta, come quella sul cinema della speranza che avrebbe voluto fare a David Cronenberg se non ci fosse stato di mezzo il canale della Manica. Un uomo Baff, una certezza.

Celeste Colombo “bracca” Nino Frassica

Premio “Le mani sulla città” al festival diffuso: ormai è un Baff sempre più ICMA-centrico, ed è giusto così visto che l’Istituto Antonioni rappresenta il vero punto di forza e la differenza sostanziale rispetto agli altri festival cinematografici di cui è piena l’Italia, e radicato nelle sale di quartiere, come il Fratello Sole e il Lux, che ha accolto il premio Oscar Giuseppe Tornatore. Ma se c’è un neo nelle rassegne firmate da Giulio Sangiorgio, probabilmente è l’assenza del Baff dal cuore della città, il centro di Busto Arsizio fino a due edizioni fa presidiato dal tendone dello Spaziofestival. Tanto oneroso e impegnativo per l’organizzazione, quanto necessario, a nostro avviso, per creare un contatto diretto con la Busto non cinefila e meno inserita nel circuito degli eventi culturali. Ovviamente non pensiamo che debba esserci un Palazzo del Cinema come al Lido di Venezia, perché le sale cinematografiche della città sono il vero “atout” che rende unico il Baff, ma un punto di riferimento in centro andrebbe individuato. Se solo fosse ancora attivo il cinema Oscar…

Premio “Slime” ai soliti criticoni seriali pronti a sparare sentenze dal divano o dalla tastiera non appena c’è qualcosa che non va ma e mai ad ammettere il (tanto) buono che c’è. Sono quelli che, dopo l’annunciato forfait in presenza del superospite David Cronenberg hanno subito estratto quel sorrisino velatamente compiaciuto di chi in fondo se l’aspettava che il grande nome di Hollywood avrebbe dato buca al festival di Busto Arsizio. Peccato che il regista canadese  due giorni si è presentato in videocall anche a Roma, cancellando l’ospitata dal vivo prevista al prestigioso Auditorium Parco della Musica. E sono anche quelli che hanno fatto battutine irriferibili dopo l’infarto capitato a Nanni Moretti appena tre giorni dopo la sua visita al Baff. Incommentabili. Ma il festival ormai è nell’età della piena maturità e può anche permettersi di fare spallucce ai rosiconi. Come direbbero gli “Acchiappafantasmi” Egon Spengler, Ray Stantz e Peter Venkman “Noi redivivi, loro redimorti”.

Premio “La corazzata Cotiomchin” a “Fogo do Vento” (a sua insaputa): non ce ne voglia la talentuosissima regista Marta Mateus – se ha vinto il concorso delle opere prime internazionali è un gran film, c’è da mettere la mano sul “fogo” – ma quando la sua pellicola è stata trasmessa in una sala del cinema Fratello Sole non propriamente gremita in portoghese (la lingua originale) con i sottotitoli in inglese – “per motivi tecnici” ha spiegato il direttore Giulio Sangiorgio – ci ha vagamente ricordato il “film cecoslovacco con i sottotitoli in tedesco” del mitologico cineforum del professor Guidobaldo Maria Riccardelli. Stavolta perlomeno non c’è voluta la polizia incazzata per sgomberare la sala.

Il ringraziamento di Marta Mateus per il premio a “Fogo do Vento”

Premio “Toro scatenato” a Rocco Moccagatta: reduce dal trionfo nel match di “boxe cinematografica” del festival Cortisonici di Varese dedicato al cinema noir (un format avvincente che andrebbe replicato anche al Baff), la spalla di Giulio Sangiorgio nelle interviste sul palco ha concesso il bis del suo “felpino” allacciato in vita sotto la giacca che lo scorso anno si era meritato uno dei contro-premi. Lo ringraziamo dell’onore della citazione e gli diamo appuntamento all’anno prossimo: con la godibilissima intervista “a ritroso” a Nino Frassica si sarebbe meritato un contro premio anche senza dover salire nuovamente sul palco con l’antiestetico felpino.

L’ormai iconico “felpino” di Rocco Moccagatta

Premio “Quasi amici” a Cortisonici: non sarà fortuito, ma ancora una volta i due festival cinematografici della provincia di Varese si sono svolti esattamente negli stessi giorni, il Baff a Busto Arsizio e dintorni, e Cortisonici nel capoluogo. Come se Real e Atletico giocassero le partite di Champions nei due stadi di Madrid la stessa sera, o come se le due squadre di pallavolo di Busto Arsizio giocassero in contemporanea le partite di campionato di serie A in due palazzetti che distano sì e no un chilometro (ah no, quello succede regolarmente davvero…). In ogni caso, non buono. Repetita iuvant.

Premio “Ecce bombo” alla politica bustocca: se il Michele Apicella del film di Nanni Moretti si chiedeva se “mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”, la politica di Busto Arsizio quest’anno al Baff è stata presente il giusto e mai invadente. Per dirla in politichese, è stata trovata la quadra: al di là qualche poltrona di troppo riservata e lasciata vuota nelle prime file (un delitto, soprattutto la sera del sold out per Cronenberg), un atteggiamento discreto ma non distaccato, come dovrebbe essere sempre. Da segnalare l’autorevole presenza istituzionale del Prefetto di Varese Salvatore Pasquariello, da censura invece la pressoché totale assenza di figure politiche extra-cittadine: non una novità, ahinoi.

Menzione speciale a Vincenzo “Dott” Marra: il neo-consigliere della Lega, al suo primo Baff, è stato tra i più assidui spettatori del festival, e ha anche avuto modo di esercitare la sua professione di infermiere. Nonostante fosse l’unico ad indossare un impeccabile smoking alla serata inaugurale, si è fiondato ad assistere una donna colpita da un attacco epilettico durante la proiezione di “The Shrouds” di Cronenberg al Manzoni. Senza cambiarsi. Tempi duri anche per i Clark Kent dei giorni nostri: signora mia, non ci sono più le cabine telefoniche.

Baff ai titoli di coda: «Una grande settimana di cinema». Frassica mattatore

busto arsizio baff contro premi – MALPENSA24
Visited 877 times, 1 visit(s) today