Ospedale Busto Gallarate, la svolta dem

ospedale busto gallarate pd

Il Partito democratico si è finalmente reso conto che l’ospedale unico tra Busto Arsizio e Gallarate deve essere costruito senza perdere altro tempo. Quasi un’illuminazione dopo anni di posizioni contrarie alla futura struttura destinata a sostituire gli obsoleti nosocomi bustocco e gallaratese. Il nuovo indirizzo politico/amministrativo sull’intervento programmato da Regione Lombardia è stato reso noto da Samuele Astuti, consigliere al Pirellone che segue da vicino per conto dei dem le vicende sanitarie regionali. Ne ha parlato nell’intervista ad Andrea Della Bella (Malpensa24) nella quale si è soffermato proprio sulla necessità, dopo tanti anni di chiacchiere, di condurre in porto questo benedetto o, a seconda delle prospettive, stramaledetto ospedale.

Oramai è una necessità anche in funzione del vero o presunto depotenziamento dell’offerta sanitaria nel Basso Varesotto, che paga, è vero, le lungaggini burocratiche e progettuali dell’ipotizzato complesso di Beata Giuliana, ma risente inevitabilmente di un contesto generale pieno di falle, storture e forse insanabili problemi gestionali. Sia come sia, è arrivato il momento di stringere i tempi. Se n’è accorto anche il Pd a fronte dell’iter procedurale avviato, dei finanziamenti già stanziati, di una programmazione dalla quale non si può più tornare indietro.

Giusto o sbagliato, sarebbe anacronistico insistere sul colpo di spugna per il nuovo ospedale, concentrando tutti gli sforzi sulla riqualificazione dei due esistenti. Che non rispondono più agli attuali protocolli assistenziali e curativi e, comunque sia, finirebbero per produrre doppioni e diseconomie. Cosa tanto logica che però in molti non hanno capito o, peggio, non vogliono capire per le più disparate ragioni, comprese quelle di campanile. Tant’è vero che per sabato prossimo è in agenda l’ennesima manifestazione di protesta per bloccare il progetto.

Manifestare sì, ma per accelerare i tempi della riorganizzazione complessiva dell’offerta sanitaria, incentrata sul nuovo nosocomio per acuti e sulla messa a punto della cosiddetta medicina territoriale, il vero punto di svolta dell’intera vicenda. E’ da lì, dagli ospedali di comunità, dalle case di comunità, dall’efficienza dei medici di base che la sanità regionale e locale potrà uscire dagli attuali, inaccettabili disservizi. Certo, il numero dei futuri posti letto, attorno ai quali è stata avviata l’ultima polemica, è importante, ma non determinante. Il motivo? Una volta, per un’appendicite si rimaneva ricoverati più giorni, oggi si risolve il problema anche in day surgery, come per altri interventi complessi che non si gestiscono più in regime di ricovero.

Le proteste, se proteste devono esserci, dovrebbero essere indirizzate sui bisogni più impellenti, sulla quotidianità degli interventi, insomma, sulla rete della medicina territoriale. Qui la Regione procede tra alti e bassi, dilatando i tempi e complicando le dinamiche del settore. Case e ospedali di comunità sono, quanto meno sulla carta, una delle soluzioni anche per tagliare le code per esami e visite, un altro degli enormi problemi che vanno risolti e che, assieme alla congestione dei pronto soccorso, impediscono una accettabile funzionalità. Protestare per il progetto di una innovativa struttura, capace di garantire eccellenze, può davvero apparire incomprensibile, seppure con obiettivi, per coloro che guidano il dissenso, poco nobili, come la ricerca del consenso elettorale. Con il rischio che si finisca per buggerare le tante sciure Marie e i tanti sciur Giovanni che, privi di spiegazioni esaustive affrancate dalle strumentalizzazioni politiche, danno poi ragione a chi urla di più.

M24 TV Astuti (PD) sull’ospedale unico: «Ne parlate da 15 anni, adesso fatelo»

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