di Andrea Minchella
VISTO
EDEN, di Ron Howard (Stati Uniti 2024, 129 min.).
Biblico. Angosciante. Ancestrale. Forse un po’ indeciso nel prendere una direzione chiara e nel tenere il punto. L’ultimo film del poliedrico Ron Howard spiazza allo stesso tempo attrae. “Eden” è un racconto intenso pieno di generi, registri, atmosfere che, se arricchiscono la pellicola dal punto di vista narrativo, probabilmente la indeboliscono nella sua più intima e sottesa struttura. Howard prende una storia emblematica, quasi mitografica, e la trasferisce sullo schermo anche grazie ad una sceneggiatura impeccabile e ad un cast quasi sempre all’altezza.
La maestosità dell’opera, però, in alcuni punti sembra perdersi a favore di una incapacità voluta da parte dell’ex “Richard” di Happy Days di scendere ancora più in profondità di una vicenda affascinante e tragica in cui l’essere umano si ritrova in mezzo ad una ancestrale e mitologica guerra di sopravvivenza. L’istinto animale, l’invidia, il potere della manipolazione e la menzogna sono alcuni tratti che l’uomo si porta dietro, ovunque vada, e che influenzano irrimediabilmente i rapporti che si instaurano con i suoi simili. Howard utilizza un’esperienza quasi antropologica del secolo scorso e la trasforma in epica della società universale, che anche con le migliori intenzioni finisce quasi sempre per cadere nella trappola della sopraffazione verso i più deboli.
Siamo nei primi anni trenta e in Europa si stanno irrobustendo molti governi fascisti e autoritari e l’aria di un nuovo conflitto mondiale pervade l’intero continente. Il dottor Ritter, sedicente medico e filosofo, e la sua compagna/discepola Dora si trasferiscono su un’isola delle Galapagos, Floreana, con l’intento di rifondare le basi su cui far rinascere una nuova societàc ormai allo sbando e dilaniata da violenze e soprusi. Friedrich Ritter intende riconnettersi con la natura e scrivere un vero trattato da consegnare al mondo in subbuglio. Presto sull’isola arriveranno altri individui spinti dai racconti di Ritter che vengono pubblicati sui giornali di mezza Europa. La famiglia Wittmer decide di raggiungere Floreana per via della malattia del piccolo Harry, affetto da tubercolosi, e per ricominciare una nuova vita in un luogo incontaminato e, apparentemente, avvolto da un clima sereno e pacifico. Presto i due gruppi si ritroveranno in una sorta di contrapposizione pacifica, che precipiterà con l’arrivo sull’isola della magnetica e misteriosa baronessa Eloise. La natura umana, come prevedibile, prende il sopravvento sulle buone intenzioni di tutti. La sopravvivenza, fisica e mentale, sarà subito un elemento dirompente e sconvolgente nella vita dei coloni.
Howard filma un crescendo di emozioni che non sempre supportano la drammaturgia della vicenda. Il “noir” si fa drammatico e a volte leggero. Il filo narrativo comunque tiene unito un progetto difficile da realizzare nella sua interezza. Howard inoltre riesce a governare quasi perfettamente un cast eterogeneo in cui certamente spiccano le figure femminili. Sydney Sweeney e Ana de Armas squarciano irrimediabilmente lo schermo grazie ad un’interpretazione magistrale. Vanessa Kirby impersona perfettamente la devota integralista di un
Jude Law non pienamente centrato nel personaggio del visionario e ossessionato dottor Ritter. Law distrae il pubblico e non riesce a non coprire con la sua persona ingombrante un personaggio folle ed enigmatico come era presumibilmente il vero dottor Ritter raccontato nei due libri, contrapposti, scritti dalle due protagoniste della vicenda. Sia Dora Ritter che Margaret Wittmer, che rimase a vivere sull’isola fino alla sua morte avvenuta nel duemila, raccontarono la loro esperienza di coloni sull’isola da due punti di vista diametralmente opposti. Howard prende spunto dai due scritti per trovare un equilibrio narrativo da inserire nella sua pellicola.
Proprio sull’isola dove alcuni anni prima Darwin studiò l’evoluzione delle specie animali, alcuni uomini portarono avanti inconsapevolmente una sorta di esperimento antropologico i cui esiti rimangono tutt’oggi avvolti nel mistero.
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CAST AWAY, di Robert Zemeckis (Stati Uniti 2000, 144 min.).
Un racconto appassionante e commovente sull’essere umano costretto a vivere da solo su un’isola sperduta. Zemeckis e Hanks danno vita ad un viaggio nell’anima cercando di isolare l’elemento misterioso in ognuno di noi che ci permette di sopravvivere nelle peggiori condizioni. Non solo in quelle fisiche, ma soprattutto in quelle mentali e psicologiche. Capolavoro.
