CASTANO PRIMO – Polemica si attendeva che fosse, e polemica è stata. Del resto, l’argomento era di quelli particolarmente delicati: la prossima apertura di una moschea a Castano Primo. Ieri, mercoledì 16 aprile, in consiglio comunale sono state subito scintille tra l’ex sindaco Giuseppe Pignatiello e la giunta di centrodestra. «Per me è un nuovo inizio – aveva detto Pignatiello al suo esordio sui banchi della minoranza nel precedente consiglio – La mia non sarà un’opposizione fine a se stessa – aveva aggiunto – ma una opportunità di crescita e di costruzione per la nostra città, con la mano sempre tesa a chi amministra e al centro del nostro progetto sempre i cittadini». «Mi auguro – aveva replicato il sindaco Roberto Colombo – che quello che ha detto si traduca in realtà e non in vane parole e dichiarazioni di principio». Il tutto suggellato da una formale stretta di mano (nella foto).
La realtà dei pessimi rapporti tra le parti è emersa ieri sera, con il “già sindaco” ad osservare come «è venuta fuori una volta per tutte la vera essenza di questa amministrazione e non solo» e l’attuale gruppo di maggioranza ad accusarlo di «aver basato realmente tutta la sua esperienza politica tra bugie e cambi di rotta».
Pignatiello: «Tradite le promesse in campagna elettorale»
Il capogruppo di Insieme Progettando Castano ha contestato tutti i punti all’ordine del giorno del consiglio – durato quasi quattro ore – dal rendiconto di bilancio («hanno provato a disegnarlo come di difficile gestione con problemi e mille difficoltà, ma poi permette all’attuale amministrazione di acquistare due auto, parchimetri per tutta la piazza, progettare modifiche da migliaia di euro di progetti già fatti, sistemare ascensori e chi più ne ha più ne metta con un ulteriore avanzo di 70.000 euro») alle modifiche al regolamento comunale («l’unico obiettivo è limitare la possibilità di intervento di una opposizione che vorrebbero silenziosa e complice»), dal passaggio su Azienda sociale, Casa di Comunità e consiglio comunale dei ragazzi («tutte attività volute, progettate e nate diversi anni fa con la mia amministrazione») per finire con le «tre questioni importanti messe sul tavolo dal mio gruppo: sicurezza, moschea e campo sportivo».
In particolare sulla moschea e il centro culturale islamico – su cui il Consiglio di Stato ha accolto poche settimane fa le ragioni dell’associazione Madni – Pignatiello rileva «solo attacchi falsi e strumentali verso di me e la mia amministrazione, ma nessuna risposta rispetto alle promesse fatte in campagna elettorale che si apprestano ad essere disattese, con buona pace dei cittadini che li hanno votati solo per questo».
Rivolta: «Quanti voltafaccia dall’ex sindaco»
In aula, Castano di Centrodestra ha accusato Pignatiello di aver «dichiarato tutto e il contrario di tutto, passando dall’invitare le opposizioni ad andare contro il sentimento popolare e autorizzare luoghi di culto all’intestare oggi a noi le colpe della possibilità di vedere sorgere sul territorio una moschea». Il vicesindaco e assessore all’urbanistica Daniele Rivolta ha rinfacciato a Pignatiello di aver concesso nel 2015 «la possibilità di realizzare un luogo di culto consentendo il rilascio di un permesso di costruire, che ha avuto anche il “visto” del progetto dalla giunta. Poi, dopo il clamore mediatico e il malcontento espresso dai cittadini, nel 2017 ha fatto dietrofront revocando il permesso e dando così avvio ad una battaglia legale, che ha incassato ben tre sentenze sfavorevoli, con un costo di tante decine di migliaia di euro. Questi suoi “fantastici” risultati obbligano oggi la nostra amministrazione a cercare un punto d’incontro con i proponenti del permesso di costruire». Ancora, «nel 2021 diede avvio a una Variante al Pgt inserendo un nuovo documento, il Piano delle attrezzature religiose, e dimostrando sostanzialmente che la sua volontà era proprio quella di regalare alla nostra città una moschea. Per la seconda volta, il sollevamento popolare contro questa sua scelta ha causato uno stop di tre anni alla Variante. Il piano era molto facile da capire: rimandare, per mera convenienza elettorale, la grande responsabilità di risolvere un annoso problema.
«Lei – è stata la stoccata finale di Rivolta all’ex sindaco – era l’unico a conoscere le richieste/proposte delle varie associazioni islamiche, come l’unico a nascondere atti amministrativi, interlocuzioni, istanze o procedimenti in corso, di cui siamo venuti a conoscenza da pochi mesi e su cui stiamo mettendo delle pezze, che hanno già irrimediabilmente distrutto il mercato immobiliare castanese».
Pronta la replica di Pignatiello: «In quanto detto da Rivolta c’è una serie di notizie false. Tutto partì nel 2013 con l’ok al centro culturale islamico dell’amministrazione Rudoni, di cui Roberto Colombo era vicesindaco. Vi siete presentati come la competenza – ha rinfacciato il “già sindaco” al centrodestra – Allora se sapevate quali erano le leggi e i regolamenti, spiegate perché in campagna elettorale avete detto ai cittadini una falsità».
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