CASTANO PRIMO – Il Consiglio di Stato ha accolto le ragioni dell’associazione Madni sul Centro culturale islamico di Castano Primo con una sentenza che, di fatto, apre la strada alla realizzazione di un luogo di culto musulmano nel comune. Per l’amministrazione di centrodestra la sentenza del massimo organo di giustizia amministrativa sulla “moschea” di via Friuli è «l’ennesima tegola “sponsored by” Pignatiello» che comporterà «due conseguenze disastrose: il pagamento di tutte le spese legali (siamo a circa 60.000 euro) e l’obbligo per la nostra amministrazione di avviare un dialogo concertativo per garantire all’associazione proponente i diritti derivanti da quel permesso di costruire irregolare, rilasciato con l’assenso dell’amministrazione Pignatiello nel 2014».
Respinto l’ennesimo ricorso del Comune
Sulla questione si era già espresso nel 2021 il Tar della Lombardia, dando ragione all’associazione culturale Madni e torto al Comune, che aveva impugnato la sentenza in appello. Il giudizio espresso in questa sede dalla Sezione Terza del Consiglio di Stato presieduta da Fabio Franconiero lo scorso 21 marzo ha rigettato l’istanza congiunta presentata dalle parti, che chiedevano un rinvio dopo aver “attivato un costruttivo dialogo circa le possibili condizioni urbanistiche di stabilizzazione del compendio di proprietà dell’associazione appellata”; al raggiungimento di un accordo avrebbe fatto seguito la rinuncia dell’amministrazione comunale al ricorso in appello.
Per i supremi giudici amministrativi, però, tale richiesta è stata formulata “in modo generico, con riferimento a un dialogo solo attivato e non tradottosi in possibili ipotesi di provvedimenti, tanto più che fino a pochi giorni prima del deposito di tale istanza entrambe le parti hanno depositato memorie e repliche, insistendo nelle rispettive tesi”. Inoltre “il giudizio ha ad oggetto non già una valutazione discrezionale, conseguente ad una ponderazione d’interessi (dal che discenderebbe la natura negoziabile delle questioni controverse), ma piuttosto un profilo di stretta legittimità”. Nel merito, risulta confermata la correttezza della decisione del Tar, anche sulla base della considerazione che “le ragioni di interesse pubblico all’annullamento, che il Comune ha indicato nel provvedimento impugnato, non sono da sole sufficienti a sorreggere l’eliminazione del permesso di costruire già rilasciato in favore della ricorrente”.
Centrodestra: «Per i cittadini conto di 60 mila euro»
Alla luce di tale esito della questione, che si trascinava da anni, la giunta del sindaco Roberto Colombo non è tenera con chi l’ha preceduta alla guida del Comune. «Chi ad oggi – così si è espressa ieri, sabato 5 aprile – ha il coraggio di giudicare nove mesi di operato di questa amministrazione, con la consapevolezza di aver completamente distrutto le potenzialità urbanistico/territoriali/immobiliari riducendo ad una personale vittoria la potenziale realizzazione di un luogo di culto in via Friuli con più di 60 000 euro di debito da far pagare ai cittadini, dovrebbe solo chiedere scusa di aver passato 10 anni ad accusare le opposizioni, che fin dall’inizio avevano manifestato dubbi sulla validità delle scelte dell’amministrazione, senza aver mai fatto nulla per limitare i danni delle proprie visioni politiche».
Il centrodestra mette però in conto alla passata amministrazione altre «tegole» ricevute in eredità, quali «l’arbitrato sfavorevole con il Consorzio dei Navigli, che ci vedrà debitori di circa 450.000 euro; l’aumento della rata di preammortamento del PPP del campo sportivo (circa 600.000 euro); le spese di progettazione per un contributo regionale che era dal principio pressoché impensabile prendere (altri 50.000 euro). Ma il nostro lavoro – aggiunge – oltre ad amministrare e portare avanti le nostre idee, è anche risolvere i problemi causati da altri, e stiamo cercando di farlo in maniera più trasparente possibile».
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