BUSTO ARSIZIO – Volano stracci nel centrodestra sul tema della sicurezza. «L’assessore Sabba non può sbeffeggiare un partito di maggioranza, è grave e inaccettabile». Parola di Max Rogora, consigliere comunale di Fratelli d’Italia e già assessore alla sicurezza nel primo mandato da sindaco di Antonelli, «indemoniato» per l’attacco che Matteo Sabba, delegato alla partita della giunta Antonelli, ha sferrato contro il partito di Giorgia Meloni e del sindaco Emanuele Antonelli. «Siamo seri – l’appello di Rogora – Busto Arsizio è una città di 84mila abitanti, governata da trent’anni dal centrodestra: la stazione delle Nord non può passare per un Bronx in cui una donna non può raggiungere da sola la propria auto parcheggiata. Se servono più mezzi, o più telecamere, è la maggioranza che può dare una mano all’assessore per trovare le risorse. Ma deve rispettarci».
Narrazione pericolosa
Il caso ha provocato le reazioni del gruppo di Fratelli d’Italia, che ha subito chiesto un chiarimento urgente al sindaco Antonelli. «Non accetto che venga attaccato in questo modo il mio partito – parte in quarta Max Rogora – prima di tutto perché nessuno aveva attaccato l’assessore, anzi dovrebbe ringraziarci per averlo avvertito del rischio di incappare in problematiche più grandi di quelle che pensa di risolvere legittimando quella iniziativa dei volontari. Dando credibilità a queste iniziative estemporanee diamo adito alla narrazione di una città in preda al terrore, ed è un danno enorme all’immagine di Busto Arsizio. È riuscito persino a dare voce ad un partito come Italia Viva che in città non si era mai sentito. Senza contare che, se metti in piedi un’iniziativa del genere stai implicitamente ammettendo che i tuoi uomini non sono in grado di garantire la sicurezza in città. E questo, oltre a non essere assolutamente vero, un assessore non può permetterselo».
«Sembriamo il PD? Voleva offenderci»
C’è anche il paragone con il PD che ha fatto indispettire i “Fratelli” di Busto: «Dire che sembriamo il PD io personalmente non la prendo come un’offesa, perché ho rispetto per chi ha idee diverse dalla mia – magari si offenderanno quelli del PD -, ma conoscendo Sabba so che lo ha detto per offenderci. E questo non va bene, anche per rispetto del sindaco che milita in questo stesso partito – tuona Rogora – e poi un assessore deve avere rispetto per la maggioranza che lo sostiene. Anche perché se un giorno dovrà approvare una convenzione per regolamentare queste iniziative, dovrà andare in consiglio a chiedere il voto alla stessa maggioranza a cui ha sputato in faccia con le sue parole. Io da assessore mai mi sono permesso di attaccare un partito di maggioranza. Gli sbeffeggi di Sabba sono gravi: quando si ha una carica bisogna usare la testa». Max Rogora, come suo solito, è un fiume in piena: «In consiglio avevo detto che Matteo Sabba era il mio “avatar”, in questo caso non lo è stato proprio per niente – aggiunge l’ex assessore – io stesso più di una volta ho preso la parola in aula per difenderlo, ma questa vicenda è stata gestita male». Il riferimento è chiaramente al caso dell’incompatibilità, che aveva visto la maggioranza compatta a fianco dell’assessore della Lista Antonelli.
L’appello: più serietà
Ma non è solo una questione politica, anche di merito: «Siamo a Busto Arsizio, una città di 84mila abitanti, e non si può dire a un privato cittadino di attivare così su due piedi un gruppo di volontari per accompagnare le signore dalla stazione all’auto parcheggiata – aggiunge Rogora – non è serio. Non è un’iniziativa che può essere istituzionalizzata, scavalcando il Prefetto, la Polfer e chi è deputato a garantire la sicurezza in stazione. Se lo fanno spontaneamente i cittadini come gesto di gentilezza, come lo definisce Sabba, ci può anche stare, altrimenti ci vogliono una convenzione, dei contributi, bisogna fare i passi giusti. Qui tutto è nato dai social, dove qualcuno ha voluto fare un battage pubblicitario e l’assessore l’ha cavalcato. Ma queste cose si fanno in sordina e, semmai, si presentano una volta che è tutto pronto e autorizzato. Perché i tutori della legge ci sono e non possono essere sostituiti da privati cittadini. Io stesso sono il primo a promuovere la possibilità di ricorrere alla sicurezza privata, ad esempio per i locali del centro, ma se è tutto certificato e solo per fare segnalazioni, non per intervenire. Non possiamo fare la figura degli sprovveduti di fronte ai cittadini. E ai nostri elettori, che ci votano per risolvere i problemi».
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