Skoda Titan Desert, 5° tappa a Sanchez con la mountain bike “intelligente”

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di Claudio Ghisalberti

MAROCCO – È il più forte, ma non vincerà questa Skoda Titan Desert che si concluderà domani a Maadid. Luis Leon Sanchez è stato frenato nella terza tappa dalla sfortuna che si è palesata con due rotture della catena che gli hanno fatto perdere una ventina di minuti e, di fatto, lo hanno messo fuorigioco per il successo finale. Però oggi il 41enne murciano di Mula, professionista su strada dal 2004 al 2023 con 47 successi tra cui 4 tappe al Tour, una Parigi-Nizza, due Clasica de San Sebastian nonché campione europeo 2015, s’è tolto la soddisfazione di concedere il bis di tappa dopo il primo colpo messo a segno domenica. La durezza della tappa Maraton, e il suo regolamento che ha messo alla prova tutti i “titanes y titanas”, non hanno intaccato la sua forza. Sanchez, nel testa a testa finale, ha avuto la meglio sul costaricano Andrey Amador che rafforza la sua leadership sul “pollero”, ovvero Fran Herrero. Tra le donne Fernandez fa 4 su 5 e in pratica chiude la partita

Una frazione calda e senza grandi sussulti, a parte una rovinosa caduta di Lester Fernandez, un ragazzo cubano che vive in Catologna che era alla sua quarta Titan Marocco, ma si è dovuto ritirare per una caduta con conseguente colpo alle vertebre cervicali. È ricoverato in attesa di accertamenti. Lester partecipa a questa avventura con una handbike e i tratti sulle dune li fa con le stampelle. 

Per il resto è stata una giornata caratterizzata dal passaggio dalla “Carcel Portuguesa” di Errachidia, cittadina che si trova su una rotta commerciale strategica che connette il Nord del Paese con il Sahara. In questo luogo si sono girate alcune scene del film “La mummia”, ma contrariamente a quello che verrebbe facile pensare i portoghesi non c’entrano nulla. Durante il protettorato francese, durato fino al 1956, qui venivano detenuti i rivoluzionari e le figure contrarie al regime, oltre a delinquenti comuni. Ora è un posto suggestivo anche se un po’ inquietante, allora non deve essere stato molto piacevole. 

E al passaggio dalla Carcel la corsa era praticamente sentenziata con i cinque migliori davanti: Amador, Matè, Herrero, Martin e Sanchez che qui come gregario ha un certo Indurain. “Pruden! – afferma sorridendo il vincitore di tappa -. Condividiamo la haima (la tende dei beduini del deserto dove passano tutte le notti i corridori, ndr). Per me è diventato come un fratello maggiore”. E Pruden, invece, è il fratello minore di Miguel, il grande Miguelon. 

E con Sanchez affrontiamo il tema mountain bike intesa come bicicletta. 

Un mondo innovativo se non sperimentale, da sempre molto variopinto, fuori dagli schemi e dalle regole. La Skoda Titan Desert, una delle più importanti gare a tappe al mondo, ovviamente non poteva sfuggire a questa regola. E qui le bici sono uno strano pot-pourri di soluzioni tecnologiche. Giuste, sbagliate, strampalate… chissà. Fatto sta che qui non ci sono due bici identiche. Sono tutte diverse. Premesso che sembra impossibile ci sia la soluzione ideale, o meglio ognuno dei partecipanti è convinto che la sua sia la migliore, vediamo che mezzo usa lo spagnolo. “Il telaio è l’ultima versione della Giant Anthem. Si tratta di una full suspended, ovvero con ammortizzatore sia sulla forcella, sia sul carro posteriore. Ammortizzatori che sono regolati dall’intelligenza artificiale. In pratica due sensori regolano, istante per istante e in base al terreno, i due ammortizzatori”. Un sistema simile non è però una novità assoluta. Già nel 2015 Pinarello, per Wiggins a caccia della Parigi-Rouabix, aveva prodotto la Dogma K8-S con ammortizzatore intelligente sul carro posteriore. Ma torniamo alla bici di Sanchez. 

“Il gruppo – prosegue il vincitore di tappa – è Sram. Monocorona da 38 denti e pacco pignoni 10-55. Ho provato a montare davanti il 40 ma non è possibile perché il passaggio della corona è così vicino ai foderi orizzontali che non c’è spazio per un diametro maggiore. La catena non girerebbe”. 

Noto una cosa: i pedali sono Shimano stradali. Come mai?
“Li ho usati anche lo scorso anno e ovviamente anche le scarpe sono da strada. Con i pedali da mtb non mi trovo, sono troppo morbidi. Certo, se dovessi fare dei tratti a piedi non potrei, ma qui non servono. Non devo andare a piedi. Se dovessi andare a piedi avrei già perso. Anche le pedivelle hanno la lunghezza di tutta la vita, 175 millimetri. Non mi sono convertito a quelle corte”. Mi incuriosiscono le ruote. “Sono l’ultima novità di Exclusive Wheel e hanno un profilo da 50 millimetri con una gola interna da 30. Questo permette alla gomma di espandersi meglio. Le gomme, appunto, sono tubeless Maxxis Aspen St, 29×2.40 WT (ovvero sono larghissime, con una sezione da 61 millimetri, ndr). All’interno c’è la mousse in modo da potere arrivare almeno al traguardo in caso di danno importante. I vermicelli per riparare il tubeless sono incollati dietro il numero della bici con nastro adesivo”. Il problema maggiore per tutti è trovare la migliore pressione di gonfiaggio. “Parto che sono da 0,8 a 1,3-1,3, secondo la tappa. Una cosa stranissima per me, se penso che da pro ho sempre corso con gomme gonfiate al massimo. Durissime. Poi sulla sabbia bisogna fermarsi a sgonfiare ancora per fare modo che si galleggi meglio. E se dopo la sabbia si ritorna sulla pietra, o un terreno duro, bisogna rigonfiare. Come? Con la bomboletta per fare il più in fretta possibile. A quanto? A occhio, toccando la gomma. Poi c’è un altro problema da tenere in conto, il caldo. Le gomme durante la tappa si gonfiano da sole”. La trasmissione, come si è visto con la rottura della catena, è estremamente sollecitata. “Non puoi mettere olio perché si imparerebbe con sabbia e polvere. Usiamo la cera. Tutti i cuscinetti, invece, sono ceramici e sigillati”.  

Per i ciclisti, la maggior parte sfiniti, sporchi, bruciati dal sole e con lo sguardo quasi allucinato, quella in arrivo sarà la sesta e ultima notte passata sdraiati sulla sabbia. Domani infatti è in programma l’ultima tappa di questa Titan: El Jorf-Maadid, 66 km di lunghezza e 243 metri di dislivello. È la frazione più breve e con meno dislivello, ma attenzione, non sarà una passerella perché, come da tradizione di questi venti anni, qui non si regala nemmeno un metro di percorso. Chi taglierà il traguardo avrà diritto a ricevere come premio un fossile da mettere in salotto con orgoglio. Il percorso per arrivarci però sarà misto e ricco di insidie: tratti di sabbia, pietre e un piccolo cordone di dune. Per noi sarà l’ultimo sforzo in cerca di una connessione internet, di una almeno labile, o inesistente, connessione. A volte verrebbe voglia di mettere il dito indice all’aria per vedere se fa da antenna. Ma dicono che anche questo sia “puro spirito Titan”. 

ARRIVO

Uomini: 1. Luis Leon Sanchez (Spa) in 3.16’06”, media 27,84 km/h; 2. Amador (Crc), 3. Herrero (Spa) a 56″; 4. Matè (Spa); 5. Martin (Spa). 

Donne: 1. Pilar Fernandez (Spa) in 3.53’32”, media 23,37 km/h; 2. Arechaederra (Spa) a 12’42”; 3. Sekulova (Spa) a 16’07”;  

CLASSIFICA

Uomini: 1. Andrey Amador (Crc) in 15.46’10”; 2. Herrero (Spa) a 12’21”; 3. Sanchez (Spa) a 21’05”. 

Donne: 1. Pili Fernandez (Spa) in 18.26’43”; 2. Fisher (Gbr) a 22’28”; 3. Rico (Spa) a 1.49’18”.  ßå©

ghisalberti skoda titan desert – MALPENSA24

 

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