Forse è un segno dei tempi, forse, anche se sotto altre forme, è sempre stato così: spopola il toto Papa. Comprensibile aspettativa su chi, tra i cardinali, succederà a Francesco. Un po’ meno comprensibili le scommesse e le quote che i bookmaker assegnano ai favoriti per l’elezione nel conclave. Quasi che la scelta del pontefice fosse un gioco, appunto, una scommessa su cui puntare del denaro nel tentativo di guadagnarci.
Del resto, più che un fatto spirituale, di portata mondiale per ciò che rappresenta un Papa per il miliardo e mezzo di cattolici sparsi nei cinque continenti, più che il peso morale e politico dell’unico capo di Stato senza eserciti, più di tutto ciò sembra avere ampio spazio la curiosità; che l’attenzione mediatica, in certi momenti perfino eccessiva, alimenta fin dal giorno della scomparsa di Jorge Bergoglio.
Riflettori puntati su San Pietro, in un rincorrersi di notizie, vere, presunte o false che siano, destinate a trasformare le votazioni nella Cappella Sistina in una sorta di gara tra i porporati. I quali (vedi il film “Conclave” di Edward Berger con un magistrale Ralph Fiennes) per ampia parte dell’opinione pubblica diventano i protagonisti di un thriller religioso /filosofico in scia agli accordi più o meno segreti per la scelta del pontefice, alle diverse visioni di riformatori, conservatori e radicali, alle accese discussioni nelle congregazioni generali, al gran chiacchierare che si fa attorno alla vicenda, ai possibili intrighi, ai tanti, contradditori pronostici. E la sacralità del momento? E la mano dello Spirito Santo? E’ contorno rispetto ai dettagli di un evento che ha ben altra consistenza rispetto al pettegolezzo e alle peculiarità operative che lo precedono e che, purtroppo, rischiano di banalizzarlo, riducendolo a uno spettacolare appuntamento e niente più.
Ad appesantire il contesto, spingendolo verso il basso, intervengono “disturbatori” esterni di alto lignaggio politico. Vedi, ad esempio, Donald Trump che rilancia sui social il fotomontaggio di lui vestito da Papa. “Uno scherzo” sdrammatizza il diretto interessato. Certo, uno scherzo che manda un messaggio devastante rispetto alla sostanza del soglio di Pietro. “Papa Pirla primo” l’ha definito Michele Serra, commentando in modo tranchant l’iniziativa del presidente americano. Come dargli torto?
Da queste premesse verrà pronunciato l’extra omnes, che aprirà ufficialmente il conclave. Da quel momento le voci esterne, il clamore esagerato, le anticipazioni sui possibili papabili, le stupidità dei tanti Trump in giro per il pianeta, la curiosità perfino morbosa, tutto ciò rimarrà fuori dalla straordinaria cornice della Cappella michelangiolesca. Per i cardinali interverrà la riflessione, la preghiera, il silenzio. Ecco, appunto, il silenzio. Forse ne abbiamo bisogno tutti rispetto a un evento che dovrebbe indurci alla meditazione, credenti e laici tutti assieme. C’è ne tanto bisogno in un mondo sull’orlo del pericolo, con conflitti aperti un po’ dappertutto, con una società che non rasserena e che mai come ora avrebbe ancora bisogno di una guida morale capace di fare breccia nei cuori. Ci aveva provato con forza Francesco, ci proverà di sicuro chi gli succederà.
