Papa Leone XIV: una sorpresa per tutti ma non per la Chiesa

di Fabrizio Iseni*

Americano. Quando Robert Francis Prevost si è affacciato dopo la fumata bianca delle 18.08 di ieri, la sorpresa che abbiamo visto sui volti dei tanti fedeli presenti in piazza San Pietro è stata quella di tutti coloro che stavano seguendo la diretta alla televisione o sui social. Uno stupore mondiale, direi.

E proprio da questo stupore vorrei partire per condividere qualche riflessione sul Conclave appena concluso e dopo aver provato a raccontare le sue complessità su Malpensa24.

Con l’elezione di Prevost, Leone XIV, la Chiesa ha sorpreso, se non tutti, molti, perché ha cambiato schema rispetto alle attese alimentate dalle categorie laiche –  “conservatori/progressisti” – che la narrazione mediatica ha applicato al pre Conclave. Non solo. La Chiesa ha sorpreso, perché tutti abbiamo avvertito o percepito fin dall’affaccio segnali che forse comprenderemo nel loro profondo nel corso del papato di Prevost.

I Cardinali hanno scelto un americano. Un Papa del Nord America, lo Stato che per decenni è stato una delle due grandi potenze mondiali (oggi lo schema è più complesso), e che rappresenta ancora la massima espressione del capitalismo e della globalizzazione. Un papa americano, che però non ha dimenticato gli ultimi. Nel percorso di Prevost c’è, infatti, un legame forte con il Sud del mondo e la sua lunga missione in Perù lo testimonia. Insomma, è stato eletto un Papa che da Cardinale ha saputo e saprà mettere insieme mondi diversi. E che dovrà continuare a farlo.

Mondi diversi, appunto. Perché Leone XIV, oltre a costruire ponti tra ricchezza e povertà, ora dovrà anche ricucire il dialogo tra una parte del mondo cattolico nordamericano e il Vaticano, ad esempio. Il papato di Francesco è stato forse troppo progressista per le comunità statunitensi, che a lungo si sono sentite periferia del cattolicesimo.

Prevost è considerato, ed è questo che l’ha condotto al soglio pontificio, uomo di mediazione. Non solo tra mondi diversi, ma anche tra papi diversi. Vi invito a fare una riflessione su quanto accaduto negli ultimi vent’anni. Abbiamo avuto un Papa, Benedetto XVI, molto fedele alla tradizione e molto vicino ai cardinali rigoristi e dottrinali come, ad esempio, i presuli nordamericani; e poi un papa, Francesco I, agli antipodi, non tanto nella fede quanto nelle liturgie. Due modi differenti, che però ben rappresentano le diverse anime della Chiesa.

Anime che Prevost dovrà incarnare e rendere armoniche, affinché la comunità cattolica mondiale diventi più forte e unita.

Azione che ha avviato fin dal suo affaccio su San Pietro. Ha salutato i fedeli con la frase: «La pace sia con voi». E sul concetto di «pace disarmata e disarmante» è tornato una seconda volta. Citando due volte Papa Francesco e garantendo così una continuità con il suo predecessore. Però si è affacciato indossando abiti da Papa, quando invece Francesco, il 13 marzo 2013 scelse la semplicità dell’abito bianco e di una croce spoglia di ogni orpello.

E poi il nome, Leone, che contemporaneamente richiama la storia e la tradizione (ben 13 papi hanno scelto questo nome prima di Prevost), ma anche la Rerum Novarum di Leone XIII in cui si diceva che la Chiesa era ormai pronta ad affrontare le sfide della modernità come guida spirituale internazionale. Infine, non dimentichiamo che appartiene all’ordine di Sant’Agostino e che, in quanto agostiniano, ha imparato a coltivare lo studio delle Sacre scritture e dei testi ecclesiastici e sa esercitare la collegialità nel governare.

Insomma, quanto avvenuto non è un ribaltamento, ma la mediazione tra Benedetto XVI e Francesco.

Gioia, sorpresa, ma anche un pizzico di delusione. In tanti fedeli italiani che speravano in un pontefice connazionale. Ma anche qui, se guadiamo a Prevost, un altro papa che viene da lontano, ha subito saputo dirci che è vicino. Con la lingua. Anzi, con le lingue utilizzate: ha parlato in italiano, un ottimo italiano, e in spagnolo. Prevost sarà mediatore, ma non sarà un Papa di garanzia. Piuttosto un Pontefice chiamato a costruire e garantire l’unità della Chiesa.

Personalmente, ho avuto il piacere di collaborare con padre Abelardo Lobato, spagnolo, domenicano, amico personale di Papa Giovanni Paolo II e che fu presidente dell’Accademia Pontificia San Tommaso d’Aquino, dove Leone XIV ha studiato Diritto Canonico nel suo periodo di formazione.

*editore di Malpensa24

Verso il conclave: Raymond Leo Burke il gran tessitore, Timothy Dolan il papabile

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