BUSTO ARSIZIO – «Non la perdonerò mai, è un mostro. E’ mostruoso quello che hanno fatto». E’ drammatica la testimonianza di Annamaria Trentarossi, madre di Fabio Ravasio, sentita oggi, lunedì 19 maggio, nel processo che vede Adilma Pereira Carneiro, brasiliana, 49 anni, compagna di Ravasio, imputata per l’omicidio dell’uomo insieme ad altre sette persone. Poi, rivolgendosi al presidente della Corte d’Assise del tribunale di Busto Arsizio Giuseppe Fazio, la donna ha detto: «Vi prego fate giustizia, io mio figlio non ce l’ho più ma glielo devo. Mi hanno azzerato la famiglia e il mio è un dolore atroce».
Vi prego fate giustizia
Trentarossi ha parlato anche delle condizioni del marito: «sta molto male, non è più lui. Ha un gravissimo scompenso cardiaco, il suo cuore è al 15%. I medici ci hanno sconsigliato di farlo testimoniare o di farlo assistere alle udienze tanto la situazione è grave». Le parole della donna evocano l’immagine del cuore spezzato di un padre dopo la morte violenta del figlio.
I bambini usati come arma
La donna ha quindi risposto alle domande del pm Ciro Caramore e degli avvocati di parte civile e della difesa riferendo sul movente: «i soldi. Loro volevano solo i soldi. Lo ha ucciso per i soldi». Trentarossi ha anche spiegato come «Adilma ci ha turlupinato giocando con i nostri sentimenti per i bambini». Si tratta di due gemelli che a lungo la famiglia Ravasio ha creduto figli della vittima scoprendo poi con un test del Dna «non solo che quei bambini che adoravamo non erano figli di Fabio, ma che Pereira si era anche sposata con Marcello Trifone (anche lui a processo per l’omicidio di Ravasio, ndr). Nonostante questo Fabio non voleva rinunciare ai bambini. E anche noi li abbiamo sempre amati. Attraverso quell’amore la signora è riuscita a farsi prestare da noi 800mila euro per una casa che nonostante le promesse non ci ha mai restituito». Stando alle dichiarazioni della signora Trentarossi la 49enne minacciava di non far più vedere i bambini, spariva per settimane e non rispondeva al telefono. Quando i gemelli nacquero la donna disse ai famigliari di Ravasio di aver dato loro il suo cognome.
Tutto per i soldi
«Fabio era pronto a riconoscerli nonostante tutto – ha detto la madre della vittima – Lei ci fornì un certificato brasiliano ma non ci fu mai alcun atto in Italia. Per anni ha sostenuto che aveva paura che noi volessimo rubarle i bambini. Un’assurdità, ci siamo sempre occupati dei gemelli, anche quando lei spariva, perché volevamo loro bene». Secondo Per l’accusa Pereira, che non sapeva del test del Dna già effettuato dalla famiglia Ravasio, ha cercato, falsificando alcuni certificati, di far passare i bambini per i figli della vittima. «Fabio aveva una polizza multi rischio – ha detto la madre di Ravasio – con assicurazione anche sulla vita. Il valore era di 600mila euro e il premio sarebbe andato ai legittimi eredi», per l’accusa ai due bambini se non fosse emerso che non erano figli di Ravasio e che la donna, nello stesso giorno in cui Ravasio morì, tentò di farli passare per figli dell’uomo spostando la loro residenza con dei certificati poi rivelatisi falsi.
Parla il figlio della Mantide: «Il ruolo di mia madre nell’omicidio di Ravasio»
