Quei “bravi ragazzi” di Gallarate

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Frame di un video shock postato da uno dei "bravi ragazzi" del Remigration su Instagram

Chiediamo perdono in anticipo a quei lettori che ci hanno chiesto di non parlare più del Remigration Summit di sabato 17 maggio a Gallarate: ne hanno piene le scatole di leggere del raduno della destra estrema europea. “In fondo – ha scritto qualcuno di loro – sono bravi ragazzi che, a differenza degli antagonisti che, sempre sabato, hanno messo a ferro e fuoco Milano, si sono ritrovati, hanno discusso, non hanno combinato guai”.

Abbiamo ancora qualche aspetto della questione (le polemiche non si placano) da mettere a punto. La tesi dei “bravi ragazzi” è la stessa che veicolano Matteo Salvini e Andrea Cassani, rispettivamente segretario federale della Lega e sindaco leghista di Gallarate a giustificazione dell’evento. I sovvertitori dell’ordine pubblico – sostengono – sono i “comunisti” che assaltano le forze dell’ordine, distruggono le vetrine dei negozi, incendiano auto e cassonetti. Non si può dar loro torto: chi si fa forte con la violenza non ha alcuna attenuante, nemmeno se è per contestare una riunione di veri o presunti nazifascisti. Più veri che presunti se si ha voglia e tempo di cercare quanto postano sulle loro pagine digitali. Roba da far accapponare la pelle rispetto alla cosiddetta remigrazione; ma questo, a quanto pare, è ritenuto più tollerabile di quattro, o anche cento o mille, scappati di casa che sanno dialogare solo con le bombe carta e le brutalità e, per questo, meritano totale disapprovazione.

Se approfondissimo il problema scopriremmo che anche in giacca e cravatta si possono fare danni e seminare odio. Come? Diffondendo il messaggio che gli immigrati sono da rimandare a casa loro, tutti gli immigrati, regolari o clandestini che siano, così che si possa proteggere la razza bianca europea, che rischia la sostituzione etnica, e si eviti che gli indesiderati ospiti delinquano a più non posso. Messaggio (razzista) che si insinua strisciante, giorno dopo giorno, tra i cittadini, scossi da situazioni oggettivamente difficili, provocate da stranieri che fanno paura e assediano le nostre città: chi delinque, chi non è a posto con la legge, va giustamente rimpatriato. 

Ma non si può fare di ogni erba un fascio, né è lecito classificare i bianchi tra i buoni e gli stranieri tra i cattivi. Le cronache ci dicono altro, per esempio che il maggior numero di femminicidi in Italia riguarda di gran lunga i “bianchi”. Un esempio, appunto, tra i tanti. Insufficienti però a cancellare la sensazione che l’insicurezza abbia una sola matrice. E che, per questo, occorrono misure drastiche, ben al di là del lecito. Come quelle che qualcuno dei “bravi ragazzi” (appartenenti a riconosciute organizzazioni suprematiste) presenti a Gallarate mette su Instagram: campi di concentramento per i musulmani e camere a gas.

Capite di cosa stiamo parlando? E’ questa la soluzione che merita l’applauso e di non essere sottoposta a censura? (“Siamo in un Paese libero”, “Gallarate città democratica”). Insomma, tutti hanno diritto di parola, come l’aveva Adolf Hitler che nella famosa birreria di Monaco si presentò col piglio (e l’abbigliamento) giusto, così che il popolo tedesco lo acclamasse anche quando decise di sterminare sei milioni di ebrei. Dopo tutto, all’inizio della sua folle, sanguinaria avventura, anche lui era considerato “un bravo ragazzo”.

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Gallarate bravi ragazzi remigration – MALPENSA24

 

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