Legnano, Radice in piazza per il 2 Giugno: «Andate a votare ai referendum dell’8 e 9»

legnano radice cascina mazzafame 2025

LEGNANO – Un invito ad attuare la democrazia legittimata dal referendum costituzionale del 1946, anche andando alle urne domenica e lunedì prossimi per i referendum promossi dalla Cgil. Lo ha rivolto oggi, lunedì 2 giugno, il sindaco di Legnano Lorenzo Radice (nella foto, ieri alla cascina Mazzafame per l’81° anniversario dello scontro a fuoco tra fascisti e partigiani) nel suo discorso in piazza San Magno alle celebrazioni per la festa della Repubblica.

«Quando parliamo di democrazia – ha detto Radice – parliamo di un’attuazione mai veramente finita. Perché la democrazia è un processo continuo, complesso e faticoso, e mai completamente realizzato. La democrazia è un cammino, un obiettivo cui tendere che non raggiungeremo mai una volta per tutte. Partecipare alla vita politica significa fare sentire la propria voce, significa dare il proprio contributo alla costruzione della cosa pubblica, significa realizzare il massimo pluralismo. E dico questo in un momento in cui la partecipazione alle elezioni, a tutti i livelli, europeo, nazionale, regionale e comunale, segna i minimi storici, in molti casi scendendo sotto il 50%. Meno partecipazione significa meno democrazia».

«Sbagliato non pronunciarsi su temi così rilevanti»

Quindi, il collegamento tra il referendum di 79 anni fa con quelli del prossimo fine settimana. «Forse è il caso di ricordare che il 2 e il 3 giugno del 1946 l’affluenza raggiunse la percentuale dell’89,08% degli aventi diritto e che oggi più che del merito dei cinque quesiti referendari si parli del raggiungimento del quorum. Nella pressoché totale assenza di dibattito, chi ha proposto i referendum e raccolto le firme invita a votare, chi è contro semplicemente tace e conta sull’astensione. Senza entrare nel merito dei cinque referendum, io dico che votare è un diritto che gli italiani hanno conquistato, ma ricordo anche quello che la nostra Costituzione dice all’articolo 48: “il suo esercizio è dovere civico”».

Lavoro e cittadinanza

«Per questo è molto grave – ha proseguito il primo cittadino – che persone che rappresentano istituzioni dello Stato facciano propaganda perché la gente stia a casa. Questo invito a non partecipare, per quanto sbagliato, può venire da segretari di partito, da influencer, da personaggi che orientano la società civile e la cultura del Paese… ma non da chi rappresenta lo Stato e le sue istituzioni democratiche. Per questo io, con questa fascia tricolore indosso, oggi dico: votate! Fatelo come volete, ma votate! E lo dico anche perché le materie dei cinque quesiti referendari non sono marginali o ininfluenti per la vita della nostra Repubblica. Quattro referendum sono sul lavoro, un tema così rilevante da essere in apertura della Costituzione. Come si può, in un tempo caratterizzato da una forte componente di precariato, che registra un numero impressionante e inaccettabile di morti sul lavoro, ignorare quesiti che riguardano licenziamenti, lavoro subordinato e sicurezza?

«E ancora, come si può dire ignorate il quinto quesito, che affronta uno dei grandi temi dei nostri tempi? Parliamo di cittadinanza, e in particolare dei tempi in cui questa può essere richiesta. Un calcolo attendibile ha stimato in più di 1.400.000 le persone che, se fosse abrogata la legge attuale, diventerebbero italiane. Tolti i minori, sarebbe un allargamento della base elettorale di oltre un milione di persone che, dal prossimo anno, avrebbero diritto al voto. Persone che vivono in Italia e ormai sono italiani de facto da anni, ma che non hanno i nostri diritti. È un argomento su cui la si può pensare in modo diverso, ma che non si può ignorare. A Legnano gli stranieri da anni sono quasi il 14% dei residenti. Le classi delle nostre scuole sono multietniche: quei bambini parlano, sognano, e respirano italiano ogni giorno della loro esistenza. Eppure noi continuiamo a dire: non siete come noi! Siamo quindi chiamati a dire la nostra per dare a chi vive e lavora da tempo sul territorio italiano quella pari dignità sociale ed eguaglianza di cui parla l’articolo 3 della nostra Costituzione».

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