I giornalisti sono pagati per dare le notizie, non certo per nasconderle. Ma capita a volte di entrare in una zona grigia, in cui certi eventi possono essere enfatizzati o, a un tempo, minimizzati. Rischiando, in un caso, di allarmare una città, un territorio, in un altro di sottovalutare la portata dei fatti anche perché, analizzandoli, si finisce per dar loro l’importanza che hanno, anche prossima allo zero. E’ così che la denuncia di un papà che, giustamente preoccupato, mette nero su bianco alla polizia come la figlioletta quattordicenne sia stata strattonata in pieno centro a Varese da un tizio che, pare, l’abbia portata nell’ androne di un palazzo, e che soltanto l’intervento di una coraggiosa passante ha evitato il peggio; una denuncia, dicevamo, che conquista il titolo principale di prima pagina del giornale locale.
Che cosa sia il peggio è facilmente ipotizzabile, quando ci si trova al cospetto di malintenzionati che, purtroppo, si affacciano dappertutto, non solo nella Città Giardino. E rappresentano un pericolo, persino quando sono soltanto supposti. C’è poco da scherzare, ciò che accade in giro per la Penisola, i femminicidi, gli stupri e tutto quanto crea apprensione e sgomento, aumenta le paure e il bisogno di sicurezza. Non ci sentiamo protetti, la percezione di essere esposti alla delinquenza ha ragioni profonde, concrete: sufficiente leggere i giornali e guardare la Tv per averne contezza. Tutto vero, ma tutto quanto fa notizia? Quali sono i limiti del giornalismo e, a questo punto, della politica?
Sì, perché la politica , a caccia di facili consensi e in scia alla stampa, non perde l’occasione per fiondarsi sopra agli eventi, anche quelli minori, che però possono servire per puntare il dito contro le amministrazioni civiche avversarie, accusate di non saper garantire serenità sociale ai propri cittadini. La sinistra si accanisce contro le giunte di destra, quelle di destra contro gli esecutivi di sinistra. Come se la sicurezza fosse in esclusiva un problema comunale, benché non lo sia per compito d’istituto. Ecco allora che Varese diventa violenta per la Lega e per Lombardia Ideale, movimento affiliato ai salviniani, che prendono immediata posizione dopo aver appreso (“Da notizie di stampa”) dell’aggressione alla quattordicenne. Parole di fuoco contro il sindaco Galimberti e la maggioranza che lo sostiene, fino al punto da chiedere garitte nei punti a rischio, presidi fissi, nuovi agenti di polizia locale per aumentare controlli, prevenzione e, nel caso, repressione.
Come eccepire? Bè, il discorso riguarda la misura delle cose: alcune aree della città (Piazza Repubblica tra queste) rappresentano senz’altro zone franche, frequentate da personaggi di dubbia moralità, dediti agli illeciti solitamente di piccolo cabotaggio. Pensare però che Varese, così come Busto Arsizio o Gallarate, peraltro, queste ultime due, gestite da amministrazioni di centrodestra, diventino per incanto i giardini dell’Eden per mano delle loro giunte, ci pare davvero una di quelle utopie che soltanto la politica riesce a proporre in un contesto sociale che implode. Serve moderazione nelle cose e realismo, senza esagerazioni, affrancati dal facile sensazionalismo che può, anzi, che ha effetti devastanti sull’immaginario collettivo di un’intera città. E questo è di sicuro un altro problema.
