Milano: accusato di omicidio il compagno, ha appiccato il fuoco e chiuso la porta

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Gli uffici della procura della Repubblica di Milano

MILANO – Si aggrava ulteriormente la posizione di Michael Pereira, 45 anni, l’uomo fermato per l’omicidio di Sueli Leal Barbosa, la compagna di 48 anni che nella notte tra il 4 e il 5 giugno si è lanciata dalla finestra del loro appartamento in viale Abruzzi 64 per sfuggire alle fiamme. La Procura di Milano, con la pm Maura Ripamonti, contesta a Pereira i reati di omicidio volontario aggravato e incendio doloso, evidenziando una condotta caratterizzata da “menzogne” e una totale “assenza di dolore o resipiscenza”.

Le bugie del convivente e le sostanze acceleranti

Le nuove inquietanti rivelazioni contenute nel fermo della Procura dipingono un quadro ben diverso dalla versione inizialmente fornita da Michael Pereira. L’uomo, infatti, avrebbe “aggiustato mano a mano la sua versione”, fornendo “menzogne” su dettagli cruciali: dall’orario di uscita dall’abitazione, smentito dalle immagini che lo riprendono allontanarsi alle 00:49, all’assenza di liti con la compagna, fino all’ipotesi di un malfunzionamento della caldaia, smentito dai riscontri tecnici.

Ciò che emerge con prepotenza dagli accertamenti del Nucleo Investigativo Antincendi (NIA) dei Vigili del Fuoco è la presenza di sostanze acceleranti la combustione in almeno due punti dell’appartamento: nel soggiorno, vicino alla porta d’ingresso, e nella camera da letto. Questa scoperta, scrive la pm, “induce a ritenere che si tratti di un’azione caratterizzata da un minimo di pianificazione e non frutto di un’azione d’impeto”, sebbene siano necessari ulteriori approfondimenti. Al momento, l’unica aggravante contestata per l’omicidio è quella del rapporto di convivenza, ma gli inquirenti stanno valutando di contestare anche la premeditazione.

La versione convivente: “ho buttato la sigaretta per dispetto”

Davanti agli investigatori, Michael Pereira ha fornito una versione che la Procura definisce “impossibile” e a cui “non credono affatto”. L’uomo ha ammesso di aver discusso con Sueli: “lei era arrabbiata con me perché voleva che la raggiungessi a letto anziché bere, io mi sono innervosito, ho fumato una sigaretta e un istante prima di uscire l’ho gettata sul tappeto che era davanti al divano. Lei era maniaca della pulizia, volevo solo farle un dispetto, non pensavo che avrei provocato un incendio”. Pereira ha tentato di giustificare la rapida propagazione delle fiamme sostenendo che la compagna pulisse il tappeto e il divano con alcol e ammoniaca.

Questa ammissione, seppur parziale e finalizzata a negare l’intenzionalità omicida, cozza con le evidenze. La Procura rileva che “è impossibile che quel tipo di incendio, di cui esiste una parziale documentazione video e fotografica, possa essersi sviluppato con la dinamica descritta dall’indagato“. Inoltre, il 45enne ha cambiato più volte il suo racconto, inizialmente negando la lite, parlando di candele profumate vicino alla caldaia difettosa e affermando di non aver chiuso la porta dall’esterno, per poi ammettere di essere uscito dall’abitazione e di aver provocato l’incendio, seppur involontariamente.

Le ipotesi investigative

Il movente del gesto, secondo gli inquirenti, starebbe in “ragioni di risentimento nei confronti della convivente”. Amiche e familiari di Sueli Leal Barbosa hanno descritto un “rapporto burrascoso” e “alcuni episodi di violenza” subiti dalla donna, che tuttavia tendeva a minimizzare. Pereira, dal canto suo, ha persino affermato che Sueli “lo picchiava” e che si sentiva “sminuito”, nonostante le amiche della vittima avessero raccontato che l’uomo “la voleva lasciare”.

Le esigenze cautelari che hanno portato al fermo di Michael Pereira sono il pericolo di fuga – essendo un soggetto straniero senza domicilio effettivo o lavoro stabile, che potrebbe facilmente rientrare nel suo paese d’origine – e il pericolo di reiterazione del reato, “tenuto conto della gravità e della stessa crudeltà dell’azione, condotta nei confronti della convivente”, nei cui confronti “non ha manifestato alcuna forma di dolore o ancor meno resipiscenza”. Ora, la richiesta di convalida del fermo e di custodia cautelare in carcere sarà sottoposta al Giudice per le Indagini Preliminari, che dovrà fissare l’interrogatorio. Le indagini della Squadra mobile della Polizia e dei Vigili del Fuoco proseguono per definire ogni dettaglio di questa tragica vicenda.

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