Dipendenze giovanili, Varese risponde. Bertolaso: «Una rete per chi arriva in Ps»

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L'intervento dell'assessore regionale Guido Bertolaso al seminario di Ville Ponti

VARESE – Un territorio unito e compatto per rafforzare la risposta di rete ad una delle emergenze più gravi dei nostri tempi: le forme di disagio e le dipendenze che riguardano i giovani. È un quadro complesso e che non può non destare preoccupazione quello che è emerso dai lavori del seminario organizzato oggi, martedì 17 giugno, alle Ville Ponti, per fare il punto della situazione e per costruire una serie di azioni di contrasto (nel video qui sotto le interviste).

Fare rete

Una giornata ricca di spunti alla presenza di tutte le realtà del territorio che hanno a che fare con i giovani, a partire dalle istituzioni, con la regia da parte della Prefettura di Varese guidata dal prefetto Salvatore Pasquariello, che ha ricordato il protocollo siglato nel 2023 e i 5 progetti già messi in campo nel Varesotto, a cui ne seguiranno altri a breve. «Il territorio è molto avanti: non si tratta di costruire la comunità educante ma di potenziarla e questa è un’altra occasione. Ogni adulto che abdica lascia un vuoto: ogni volta che riusciamo a intercettare un disagio prima che diventi dipendenza salviamo un futuro». Il presidente della Provincia di Varese Marco Magrini ha sottolineato come le dipendenze non siano solo un problema dei ragazzi: «Sono il sintomo di un contesto che troppo spesso non offre alternative, non ascolta abbastanza, non intercetta in tempo. Se vogliamo davvero proteggere le nuove generazioni dobbiamo cambiare approccio, costruendo alleanze educative durature. Facciamo rete, oggi più che mai». Sul palco e in sala i rappresentanti di forze dell’ordine, magistratura, mondo della scuola e università, della sanità, dello sport, dell’economia, della chiesa e del sociale, oltre agli interventi di esperti e professionisti.

La Regione presente in forze

Presente alle Ville Ponti il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana insieme a tre assessori della sua giunta e al consigliere Giuseppe Licata. «Siamo convinti che per contrastare efficacemente le dipendenze serva un approccio integrato – ha detto il governatore – al fianco dell’azione repressiva delle forze dell’ordine, sono fondamentali il recupero del territorio, la presenza di presidi sociali e sanitari e il coinvolgimento attivo dei cittadini». E poi entrando nel merito del problema: «Bisogna fare azione di prevenzione ma anche di repressione: ci sono spacciatori che vendono dosi a 1 euro ai ragazzini di 11-12 anni. Bisogna usare tutto ciò che la legge prevede per fermarli. Le case di recupero sono sommerse da richieste e presenze: è una cosa che non possiamo accettare». L’assessore al welfare Guido Bertolaso ha parlato della risposta sanitaria alla problematica. «Un’emergenza, un fenomeno fuori controllo – ha detto – dobbiamo attrezzare una rete tra i Pronto Soccorso e tutte le realtà della Neuropsichiatria infantile e adolescenziale sul territorio. Entro la fine dell’anno vogliamo raddoppiare i posti letto presenti in Regione per questo tipo di problema». L’assessore a famiglia e solidarietà sociale Elena Lucchini ha ricordato l’importanza dei protocolli territoriali, tra cui quello sottoscritto con la Prefettura di Varese. «Si ispirano a forme innovative di cittadinanza attiva, impegno e protagonismo dei ragazzi, volte proprio al rafforzamento del ruolo sociale, della responsabilizzazione per innescare una cultura valoriale improntata al rispetto, alla legalità, alla fiducia e al senso di appartenenza». Quindi l’assessore alla cultura Francesca Caruso. «La cultura è il primo antidoto contro il disagio giovanile. Per questo abbiamo scelto di sostenere iniziative diffuse, radicate nelle comunità e in grado di portare la cultura fuori dai luoghi tradizionali. Con il nuovo mandato stiamo puntando anche sul welfare culturale: vogliamo portare la cultura negli ospedali, nelle Rsa, nei luoghi della fragilità, perché crediamo in una cultura che cura davvero».

Il caso cannabis

Tra gli interventi degli esperti oltre a quello dell’educatore e psicologo Simone Feder hanno fatto riflettere anche le parole di Giulio Maira, uno dei principali chirurghi italiani del cervello, che ha parlato degli effetti della droga sui ragazzi concentrandosi in particolare sulla cannabis. Nel mondo è utilizzata dal 4% della popolazione adulta e in Italia ne fanno uso 5,9 milioni di persone: è la droga più utilizzata. «Ci sono bambini che già tra i 9 e i 10 anni hanno la prima esperienza con la marijuana, rispetto ai 13 anni di prima», ha detto. 700mila studenti (il 28%) l’hanno utilizzata almeno una volta, mentre 70mila studenti riferiscono un uso pressoché quotidiano e 150mila un uso problematico. Il 10% sviluppa dipendenza. Ma è anche l’anticamera per altre sostanze: chi inizia con la marijuana poi passa ad altro. «Ma è importante sottolineare – ha concluso Maira – che non esistono droghe leggere e droghe pesanti: tutte fanno male al cervello».

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