Varese e la Cultura: una sfida per uscire dal provincialismo

Cultura, nuova frontiera di una terra laboriosa e redditizia, bella perché è bella, ma in cui, fin quando il “camino tirava”, la gente tutta casa e “fabbrichetta” ha sempre considerato arte, architettura, storia, letteratura, cinema e teatro orpelli di una vita produttiva.

Eppure tutto il Varesotto è ricco di bellezza, molto spesso sconosciuta ai più di coloro che questa terra abitano. Ma oggi (diciamo oggi, perché è recente la consapevolezza che per produrre ricchezza non bastano più telai e meccanotessile) si sta diffondendo a macchia d’olio la necessità di reinventare la vocazione di una terra in cerca di un nuovo Eldorado: economico, sociale, culturale, sportivo. Parole? Non proprio.

La prima cosa da dire è che questa ricerca di un nuovo rinascimento (parola in questo momento forse esagerata) è iniziata qualche anno fa. Se vogliamo mettere un anno zero moderno, lo potremmo fissare con il Mondiale di ciclismo 2008 che lasciò ferite economiche da ricucire, ma anche la convinzione che laghi e strade del Varesotto avevano e hanno appeal. La conferma arrivò nel volgere di poco tempo con i primi grandi eventi iridati di canottaggio. E l’ultima, recentissima, tappa di Coppa del Mondo ha ribadito il concetto.

Un inciso: alla chiusura dell’evento, sulla terrazza della Canottieri Varese, più di una persona ha notato l’assenza di Camera di Commercio e dei suoi rappresentanti. Ci auguriamo solo che tale vuoto sia imputabile a inderogabili impegni di tutti i livelli della CCAA (per usare la vecchia denominazione) e non a una ripicchetta legata alla partecipazione o meno della neonata Fondazione per il Turismo. Diciamo questo perché i bisticci per la difesa del proprio orticello sono un film già visto e non a lieto fine a queste latitudini. Ma torniamo alla Cultura, o meglio alla ritrovata (così sembra) volontà di fare sistema. E qui non possiamo non notare come le grandi realtà istituzionali (perché poi sono le big che devono trainare) stiano lavorando su progetti comuni senza far valere (per il momento) la bandierina politica.

Così abbiamo Varese (amministrazione a trazione PD) che lavora con Gallarate (città guidata da un sindaco leghista con maggioranza centrodestra) per portare qui la Capitale dell’arte contemporanea, mettendo a sistema le eccellenze del settore con in cima due diamanti: la meravigliosa Villa Panza e il Ma.Ga. E ancora: Villa Recalcati, a guida civica sull’asse politico Forza Italia – PD, sta cucendo una rete ancor più ampia per l’ambizioso traguardo di Capitale della Cultura 2030. Qui c’è pure l’ardire di lavorare, udite udite, con Como.

Ricapitoliamo: Varese, Gallarate, Saronno (per continuare a essere nostrani). All’appello manca Busto. O forse no. Cioè, possibile che la città più popolosa della Provincia non abbia nulla da mettere sullo scacchiere della Cultura, anche sulla scia degli eventi culturali di livello degli ultimi anni? Chi lo pensa sbaglia. A cosa ci riferiamo? Ad esempio a quel Teatro Sociale, oggi di proprietà di una Fondazione bancaria che ha come mission progetti filatropici, ma che non ha tra le sue corde la gestione di un luogo di cultura. E quindi?

La domanda la giriamo a Palazzo Gilardoni e al sindaco Emanuele Antonelli. L’amministrazione bustocca che intenzioni ha su un teatro unico nel panorama del Varesotto per storia, bellezza e caratteristiche? Si tenga conto che il Sociale potrebbe davvero diventare un riferimento della lirica e non solo anche fuori i confini cittadini.

Ma ci sono un po’ di nodi da sciogliere (non certo imputabili a Palazzo Gilardoni), a partire dalla proprietà (Fo.Co.Va. pare non abbia intenzione di continuare a mantenere la proprietà) per poi passare ai costi di (eventuale) acquisto, riqualificazione e poi di gestione. Una bella impresa, che forse necessita di un compagno istituzionale di viaggio.

Buttiamo lì: la Provincia. Villa Recalcati, davanti a una progetto di recupero e rilancio serio, cosa farà? Il presidente Magrini e la sua maggioranza potranno dire di no a Busto dopo che su Varese, sempre sulla riqualificazione di un teatro, il Politeama, che dovrebbe diventare il palcoscenico della città capoluogo, hanno assunto l’impegno di continuare a essere parte concreta dell’accordo di programma? Ipotizziamo: difficile.

Senza dimenticare la Regione, dove, oltre al Governatore Fontana (varesino), l’assessore alla Cultura è Francesca Caruso, varesina di nascita, gallaratese di adozione e dello stesso partito del sindaco Antonelli. Insomma: sul tavolo, come sempre, Varese e la sua provincia dimostrano di avere le carte in regola. L’importante questa volta è giocare l’asso nella manica e sconfiggere l’eterno provincialismo.

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