Iran, il giorno dopo

pellerin iran democrazia

di Ivanoe Pellerin

Cari amici vicini e lontani, non si sa ancora se gli USA entreranno nel conflitto Israele – Iran ma non credo che questo cambierà le sorti del governo di Teheran. Le ultime guerre che l’Occidente ha intrapreso, Afghanistan, Irak financo Gaza hanno dimostrato, caso mai ce ne fosse bisogno, che il problema non è solo vincere sul piano militare ma soprattutto il giorno dopo, the day after.

In realtà sono state tutte perse in malo modo. In Irak, al di là dell’assenza delle armi di distruzione di massa, il cambio di regime è stato del tutto difficile. Forse il nuovo assetto è riuscito a indebolire il collegamento tra Baghdad e il jihadismo internazionale, ma la decapitazione della classe dirigente irakena non ha fatto un gran bene al paese. Ancora oggi l’Irak affronta difficili tensioni economiche e politiche, mentre la sicurezza rimane incerta ed in alcune aree del paese sono alte le tensioni tra le forze statunitensi ancora presenti e le milizie filoiraniane.

Ricordo poi il rovinoso e vergognoso abbandono di Kabul in mano ai Talebani il 15 agosto 2021 che ha segnato la fine della presenza internazionale nel paese e il ritorno del regime talebano. Questo tragico evento è avvenuto durante il ritiro delle forze statunitensi e della NATO, avviato nel maggio 2021, ed ha portato al crollo del governo afghano e alla fuga del presidente Ashraf Ghani. Nell’attualità l’Afghanistan è una repubblica islamica governata dal leader supremo Hibatullah Akhundzada e la sharia è la legge dello stato. Inevitabilmente un acceso controllo politico-religioso, le discriminazioni di genere, la profonda crisi umanitaria condizionano pesantemente la vita della nazione.

Come ha acutamente osservato Gaetano QuagliarielloIn Israele Ariel Sharon aveva intuito che uscire da Gaza unilateralmente avrebbe potuto cambiare il corso della storia aprendo uno spiraglio di pace. Lo fece sul serio e con grande audacia. Sgomberò i coloni con l’esercito e spaccò il Likud.” Successe nel 2005 ma il seguito non fu come il primo ministro israeliano aveva auspicato. Dapprima la striscia fu governata dal partito di al-Fatḥ e poi nel 2006 vennero indette nuove elezioni legislative dell’ANP, che vennero vinte per pochi voti da Hamas. Nel giugno del 2007 la tensione tra Hamas e al-Fath, il partito dell’allora presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) che non voleva accettare la “coabitazione” col governo espresso da Hamas, crebbe e si arrivò allo scontro armato fra le due fazioni. Nel giungo 2007 Hamas, dopo una campagna militare molto violenta, conquistò la sede dell’ANP arrivando al controllo di fatto dell’intera striscia di Gaza uccidendo o espellendo ogni appartenente ad al-Fatḥ. Il resto lo conoscete. Con l’aiuto dell’Iran Hamas consolidò il controllo su tutta la striscia e potenziò l’apparato militare con supporti logistici sotterranei per combattere l’odiato Israele.

Ora l’obiettivo si sposta sull’Iran. Il regime teocratico è duro, oppressivo, drammaticamente violento. Ne abbiamo qualche cronaca di continuo. Eppure esiste almeno una parte della società iraniana colta, fertile di idee, aspirante ai diritti umani, che sta solo aspettando di avere voce e di farsi vedere. Una società civile che è sopravvissuta nonostante il dispotico regime e a volte addirittura contro di esso. Ecco. Questo è un potenziale che ha bisogno di venire alla luce, di potersi esprimere e alla fine, se possibile, di poter camminare da solo. Questa è la grande possibilità, è davvero la posta in gioco più importante.

L’antica Persia è più vicino all’Occidente di quanto non si pensi. Una volta che l’Iran smettesse di sostenere e di sovvenzionare Hamas a Gaza, gli Houthi dello Yemen, gli Hezbollah nel Libano, le milizie in Irak e gli estremisti islamici in giro per il mondo, gli equilibri in Medioriente potrebbero cambiare. Occorre che decada il regime teocratico e possa nascere un libero governo orientato al rispetto dei diritti civili, alla restaurazione delle strutture istituzionali e ad un vero benessere del popolo iraniano. Non si tratta di esportare la democrazia ma di favorire il desiderio di libertà che anche il popolo iraniano ha espresso in mille modi: cinema, letteratura, raduni e piazze in rivolta.

Ancora Gaetano Quagliariello scrive: “L’ONU ha la legittimità ma non la forza. L’Europa ha i buoni uffici ma non il peso. Gli USA hanno i muscoli ma non più la fiducia delle grandi masse arabe. Le potenze regionali si muovono in ordine sparso.” Se la caduta del regime degli ayatollah appare segnato, il problema che si pone alle potenze occidentali ed anche alle nazioni d’intorno è “il giorno dopo”. Occorre che l’Occidente non cada nei vecchi errori ed abbia una visione d’insieme per il futuro del Medioriente orientato all’equilibrio politico.

Occorre che Israele non ceda alla tentazione di una vittoria “completa”, che devasti quelle forze civili dell’Iran che potrebbero dare vita ad un’altra storia, ad un altro modo di essere Nazione. Nessuno nega ad Israele il diritto all’autodifesa ma proprio per questo occorre aiutarla a vincere nel modo giusto, al modo “utile” per tutta la regione mediorientale ed in definitiva anche per l’Occidente. È una grande occasione.

Cari amici vicini e lontani, a volte la vera forza delle nazioni democratiche non è quanti regimi riesce ad abbattere, ma la qualità del modello istituzionale, sociale e culturale che riesce a costruire “il giorno dopo”.

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