di Claudio Ghisalberti
Del terremoto che ha scosso il campionato italiano di ciclismo se ne continua a parlare. Vedremo con il tempo che segno avrà lasciato. Però seduti nell’ufficio di Cordiano Dagnoni, il presidente federale, anche lo skyline di Milano dove svettano torri e grattacieli di CityLife, invita a guardare avanti, ad andare oltre. Ad analizzare il presente e pensare al futuro. Perché il ciclismo piace e un futuro c’è.
Presidente, tutti bravi ed aggrappati alla bandiera tricolore quando se ne può trarre un utile, ma moltissimi dei nostri corridori hanno lasciato l’Italia per spostare la loro residenza a Monaco, in Svizzera o a San Marino. Una scelta legittima e consentita, sempre che non sia fraudolenta, fittizia, fatta solo per eludere le tasse. Fatto sta che hanno scelto un’altra nazione. È giusto convocare questi atleti in Nazionale? Rappresentano davvero l’Italia? Secondo me, no. Invece in passato c’è anche chi ha ottenuto alte onorificenze della Repubblica
“È una vecchia usanza, è sempre stato così e lo è anche in altri sport. Tennis, per esempio. Ovviamente se fossimo rigidi su questa scelta rischieremo di non avere i più forti, perché i più forti sono i più pagati, i più pagati sono quelli che cercano casa all’estero. Secondo me, invece, dovremmo ragionare su una fiscalità agevolata in Italia, perché gli atleti hanno una carriera corta. Una fiscalità agevolata per fare in modo che questi atleti non vadano all’estero, ma stiano in Italia, secondo me sarebbe auspicabile. Di questo ne posso parlare con il nuovo presidente del Coni per vedere se riusciamo a fare in modo che sia proprio il Coni a livello nazionale, porti avanti questa richiesta”.
Moltissimi sostengono che per rilanciare il ciclismo italiano, o meglio per trovare nuovi campioni, sia necessario avere un team WorldTour. Io ho dei dubbi che questa sia la soluzione. Lei che ne pensa?
“Allora, diciamo che sicuramente aiuterebbe. Però in Francia ci sono quattro squadre WorldTour e l’ultimo Tour de France l’ha vinto Bernard Hinault nel 1985. Chiaro? Per creare una squadra di alto livello ci deve essere un qualche aiuto, ma veramente concreto e sostanzioso, anche da parte del Governo. Per capirlo basta vedere i nomi dei team più grandi. Comunque non dimentichiamoci che i campioni li abbiamo anche noi. Ci sono tra le donne e su pista, abbiamo Ganna e Milan. Abbiamo anche buone prospettive di avere dei corridori importanti anche in futuro. Mi riferisco a Pelizzari, a Tiberi. Non sono enfant prodige come Remco Evenepoel o Pogacar. Poi Tadej dicono dicono, ma anche lui due anni da under li ha fatti. I nostri sono ragazzi che stiamo vedendo hanno una crescita più graduale”.
Le Nazionali andranno al Mondiale in Ruanda a ranghi ridotti. Forse non era mai successo.
“Purtroppo è un’ipotesi vera. Ci sono nazioni che addirittura non portano gli juniores o gli under 23. Noi preferiamo andare con tutti, magari con uno o due corridori in meno per rappresentativa. Stiamo lavorando sul personale per fare in modo di ottimizzare al massimo. Non ci saranno più i meccanici e i massaggiatori diversi per uomini, donne, juniores e under. Questo in Ruanda è un mondiale costosissimo, con la delegazione completa ci costerebbe mezzo milione di euro.
Quest’anno, poi, abbiamo un altro mondiale costoso che è quello su pista, in Cile. Però se dovesse entrare uno sponsor importante rivaluteremo tutto”.
C’è qualche trattativa?
“Sì, c’è e speriamo di chiuderla. Deve essere uno sponsor che aiuti l’attività, non che faccia l’interesse di una singola persona. Abbiamo un accordo con Infront che è il nostro advisor, per cui sono loro che stanno operando per questo. Abbiamo dovuto affrontare spese impreviste e per cercare di chiudere un bilancio con un risultato accettabile bisogna cercare di tagliare. Abbiamo chiesto degli sforzi a tutti i settori. Quest’anno non si assegnano punti per le Olimpiadi per cui anche eventuali prove di Coppa del Mondo saranno un po’ sacrificate. Purtroppo, a differenza di quello che abbiamo fatto nei quattro anni precedenti dove abbiamo investito in tutti i settori, quest’anno saranno penalizzate anche soprattutto le discipline non olimpiche”.
Prima abbiamo parlato di Coni: come sono i rapporti con Luciano Buonfiglio, il nuovo presidente?
“Sono ottimi, perché con lui si è instaurato un rapporto veramente di amicizia sincera e disinteressata fin dall’inizio. Tra l’altro abita qui a San Felice, per cui siamo anche vicini di casa. Adesso ovviamente sta più a Roma che a Milano, però ci siamo trovati da subito. Anche le nostre mogli sono in buoni rapporti. Sono contento per lui che sia stato eletto perché se lo merita e anche per la carriera che ha fatto. Spero davvero di essere utile anche come suo collaboratore, seppur esterno alla Giunta”.
A proposito di fiscalità agevolata: la chiedono a gran voce anche le società sportive e gli organizzatori. Per loro sarebbe esiziale
“Assolutamente sì. Io da tempo che la reclamo. Ne avevo parlato anche con il ministro e avevo spiegato che se si facesse in modo che la sponsorizzazione creasse un credito di imposta, ci sarebbero veramente tante aziende interessate. Piuttosto che pagare le tasse darebbero i soldi alle società. Ma non parlo solo di squadre di altissimo livello, ma anche di società locali che vivono con piccole sponsorizzazioni. Anche l’aziendina medio-piccola potrebbe decidere di aiutare, perché di fatto è un’attività sociale quello che fanno le squadre minori. Ho fatto di recente un incontro all’Università di Palermo insieme a Gabriele Gravina, presidente della Figc, dove si è discusso su quanto lo sport nei giovani possa essere influente sulla loro crescita con dei valori, con un’ambizione, una disciplina. È stato un incontro con un tema assolutamente attuale, banalmente basti pensare a come oggi i telefonini facciano in modo che i ragazzi stiano seduti a un tavolo senza che si parlino e guardino. Lo sport, invece, crea ancora questo clima di gruppo, di armonia, quelle amicizie che poi ti ritrovi nella vita sempre. Per cui, secondo me, incentivare le aziende con un beneficio a sostenere l’attività sportiva, non parlo solo di ciclismo, parlo di tutte le attività sportive, sarebbe fondamentale. Anche perché sappiamo che chi fa sport è più sano e essere più sano si risparmia sulla sanità. Bisogna però crederci e remare tutti insieme”.
Invece per far avvicinare i ragazzi al ciclismo cosa si può fare? Non mi dica andare nelle scuole perché altrimenti mi viene l’orticaria.
“Ho sempre detto che nelle scuole vai con la palla, con la racchetta… un mezzo meccanico come il nostro diventa difficile: ci vogliono spazi, tempi… C’è il rischio che se un bambino cade poi i genitori ammazzino il professore. Quello che si può fare è cercare di portare la cultura del ciclismo nelle scuole, poi cercare di portare i bambini e le bambine nelle scuole di ciclismo a provare. Ma per fare questo l’ingrediente principale è l’impiantistica. Bisogna lavorare su questo, avere impianti protetti e sicuri nei quale poter praticare il ciclismo. Non parlo solo di velodromi che uno dice che costano tanto, bastano i ciclodromi, che sono delle piste d’asfalto magari in un parco, piuttosto che delle piste di pump track molto divertenti dove i bambini saltano, fanno le curve paraboliche, imparano a dare del tu alla bicicletta. Piste da bmx o anche tracciati di fuoristrada. Le nostre scuole di ciclismo sono più di 200 e sono fondamentalmente tutte di fuoristrada perché i genitori preferiscono portare i propri figli in un bosco, in un prato, più sicuro piuttosto che magari in un parcheggio di un centro commerciale alla sera ad allenarsi con le bici da strada”.
La sicurezza è un problema enorme, gigantesco, infinito, perché è un problema infinito. Qualche sognatore credeva che la regola del metro e mezzo fosse la soluzione. Invece si sapeva che era praticamente inutile anche perché spesso inattuabile e nessuno la fa rispettare.
“Una regola come per cercare un palliativo per dire qualcosa ho fatto. Dire ‘un metro e mezzo ove consentito’ non ha nessun senso. Chi va a misurare il metro e mezzo? E chi lo fa rispettare? Rispondo con un’esperienza personale. Per lavoro ha frequentato molto la Danimarca. Un giorno mi è venuto spontaneo chiedere come avessero fatto per creare quell’incredibile cultura della bicicletta. ‘Siamo partiti dalle infrastrutture’ mi hanno risposto. Anche qui se avessimo delle carreggiate ciclabili come ce le hanno loro diventerebbe più stimolante per tutti. Noi invece abbiamo tanti comuni che fanno le piste ciclopedonali giusto per lavarsi la bocca e dire abbiamo fatto qualcosa anche noi. Sappiamo benissimo che le ciclopedonali sono pericolose sia per i pedoni, che magari c’è l’anziano con il cagnolino, la mamma con il passeggino, sia per i ciclisti che non possono andare a 40 km all’ora. Qui dalle nostre parti hanno costruito la Brebemi. Per farla hanno espropriato i terreni. Espropriavano tre metri in più e tu da Milano potevi andare fino a Brescia in bici. Basta volerle le cose, poi il costo è relativo. Bisogna pensarci per tempo e farle le cose”
Eppure il cicloturismo, in tutte le sue forme, tira.
“La Germania con il cicloturismo aveva un giro d’affari di 20 miliardi. Noi nel 2023 avevamo 4 miliardi e mezzo. Nel 2024 siamo arrivati ai 9 miliardi, abbiamo raddoppiato. Ma sono convinto che noi arriveremo a superare la Germania. Viceversa abbiamo un calo di agonisti intesi come granfondo e granfondisti. Però abbiamo un numero crescente di praticanti. Secondo i dati Istat abbiamo sei milioni di praticanti, il doppio rispetto al calcio. Noi siamo al terzo posto: al primo ci sono le palestre, che comunque hanno un numero fittizio perché tanti si iscrivono e non ci vanno; poi c’è il running, perché ti basta un paio di scarpette e corri; poi ci siamo noi. In Italia una persona su dieci va in bici e per entrare in questa statistica devi utilizzare la bicicletta almeno due o tre volte alla settimana. Sono numeri importanti che però non combaciano con quella che poi è la nostra attività federale. Questo perché se ti compri una bici e vai non hai bisogno di tessera federale come invece succede in altri sport, il golf per esempio. Poi ci sarebbe il discorso degli enti di promozione”.
Uh, eterno problema: come sono ora i rapporti?
“Stiamo cercando di ristabilire un po’ gli equilibri perché spesso ci troviamo una concorrenza che possiamo definire sleale”.
(2 – fine)
Tricolori, Dagnoni: “Conca non poteva correre? Chiedete alla Lega Ciclismo”
