MONZA – È arrivata a sorpresa per dare il polso della situazione Elly Schlein, leader del Partito Democratico, che oggi ha partecipato alla “Giornata dell’Industria” organizzata dalla sezione lombarda del partito, a Monza. Tema principale i dazi di Trump e il ruolo “debole” dell’Europa nelle trattative, oltre a tutto ciò che è necessario, secondo i dem, per una ripartenza del Paese. Quattro i panel dedicati al confronto, con ospiti, tra gli altri, l’eurodeputato Giorgio Gori, il senatore a vita Mario Monti, Pierluigi Bersani, Andrea Orlando e la segretaria regionale Silvia Roggiani.
Schlein: torneremo al Governo
“Quando noi torneremo al Governo, perché noi torneremo al governo, non avremo l’ossessione di cambiare le regole che funzionano. Mi rivolgo alla Presidente del Consiglio, perché lo facciano loro prima – ha detto la segretaria del Partito Democratico – noi avevamo una buona politica industriale che si chiamava Industria 4.0, sono arrivati questi qua e siccome non era il loro, hanno dovuto cambiarlo”. E ha aggiunto: “chiediamo al Governo di uscire dalla sua bandierina ideologica e di rimettere in circolo quelle risorse prendendo spunto dalle politiche di prima”. Sui dazi Schlein ha puntato i piedi e precisato la sua visione: “qualche giorno fa Giorgia Meloni ha detto che se i dazi si fermassero al 10% non sarebbero così impattanti per il nostro Paese. Io non so dove viva però secondo Confindustria anche al 10%, se sommi pure il deprezzamento del dollaro al -13%, vorrebbe dire venti miliardi in meno di esportazione e 118mila posti di lavoro a rischio”. Infine ha concluso affermando che “la situazione è molto preoccupante, bisogna che il Governo sostenga lo sforzo negoziale dell’Unione Europea per evitare una guerra commerciale che pagherebbero in primis imprese e lavoratori, quindi schiena dritta”.
Gori: Dazi, con Trump si procede a ricatti
“Non abbiamo mai visto trattare in questo modo da parte dell’Europa, a quel tavolo non stanno due realtà che hanno la stessa forza – ha precisato Giorgio Gori – l’Europa è in una condizione sostanziale di dipendenza dagli Stati Uniti, che pesa al tavolo della trattativa”. Secondo l’eurodeputato “si procede a ricatti, ma questo fa Trump, a qualunque tavolo della trattativa deve portare a casa il risultato più alto possibile non mi pare ci siano principi morali, amicizie o valori comuni a guidare le azioni del Presidente Americano”.
