BUSTO ARSIZIO – «C’è chi è più elegante e chi meno. Ma è una pecca nostra, altri comuni sapevano e sono partiti prima». Il sindaco Emanuele Antonelli commenta così il caso dei contributi previdenziali da pagare agli assessori che sono liberi professionisti, arrivato in commissione per autorizzare il debito fuori bilancio partito dalla richiesta dell’ex assessore Maurizio Artusa di vedersi riconosciuti i contributi versati negli anni in cui era in giunta. «Bastava un colpo di telefono e avrebbe ottenuto lo stesso risultato» rivela Antonelli. E l’ex sindaco Gigi Farioli rivolge «un appello» agli assessori presenti e passati a «rinunciare a priori a quello che non sapevano essere un diritto».
Convitato di pietra
A finire per certi versi sul banco degli imputati è il “convitato di pietra” della seduta, l’ex assessore Maurizio Artusa che ha scoperchiato il caso chiedendo, in forza dei pronunciamenti della Cassazione, il rimborso degli oneri previdenziali versati mentre era in carica, poco più di 13mila euro. «Il Comune non ha ancora liquidato la cifra – chiarisce il segretario generale Claudio Biondi in sala esagonale – ma riconosce la possibilità di liquidare perché sussistono i presupposti, e prudenzialmente sta accantonando una cifra che è possibile che debba essere utilizzata. Ma non ci sono altre richieste». «Non ancora» aggiunge il sindaco Antonelli. Oltre ai 13mila euro da versare ad Artusa, palazzo Gilardoni ha deciso di stanziare ulteriori 150mila euro per gli altri casi analoghi. Resta da capire quali siano i tempi di prescrizione – se 5 o 10 anni -del diritto a farsi riconoscere i contributi. «Aspettiamo la risposta della Corte dei Conti» rivela l’assessore al personale Mario Cislaghi.
Il dibattito
Ma in commissione è polemica. «Devo ringraziare Artusa – tuona Max Rogora (Fratelli d’Italia) – ha dimostrato che quando qualcuno vuole andare in politica per fare soldi può farlo. Io quando ero assessore prendevo la metà di lui. Ora vorrei sapere se posso richiederli anche io che faccio il commerciante». «Sono rimasto sorpreso, visto da chi è arrivata la richiesta – gli fa eco Emanuele Fiore (gruppo misto) – un ex assessore al bilancio che poteva informarsi quando era in carica che questa cosa non era fatta a regola d’arte ed evitare di esporre il comune a questa situazione». E Gigi Farioli (Popolo Riforme e Libertà) ricorda che «fino a qualche mese fa non c’era questa sentenza della Cassazione», ma non nasconde la preoccupazione per gli effetti di questa novità: «Rischiamo di aprire una falla». Ecco perché invoca «un gentlemen’s agreement a non chiedere e non mettere in difficoltà il comune», rinunciando ai contributi che spetterebbero in seguito alla nuova interpretazione della normativa.
Le risposte del sindaco
«Inutile – per il sindaco Antonelli – è una pecca nostra, altri comuni come Gallarate la sapevano e sono partiti prima. A noi non mette in difficoltà perché abbiamo già messo in preventivo le somme». Ma il “Fratello” Rogora non ci sta: «Il sindaco difende sempre tutti. La persona che ha fatto l’assessore al bilancio avrebbe potuto chiamare il suo amico sindaco che l’ha messo su anche se era di sinistra, invece ha preso gli avvocati ed è venuto nel sedere all’amministrazione. Io non li chiedo perché non me ne frega niente, ma vorrei sapere se c’è cattiveria o no». Ed è qui che il sindaco smorza la polemica: «Non siamo tutti uguali, c’è chi è più elegante e chi meno, non sto a giustificare». Ma dai banchi dell’opposizione Santo Cascio (Progetto in comune) la legge diversamente: «Eleganza? Si metta nei panni di un assessore sostituito senza nemmeno una discussione sulle motivazioni, immagino che qualche piccolo rancore potrebbe essere stato legittimo. Ognuno paga con la moneta con cui è stato pagato». E Max Rogora lo bacchetta: «Difendi sempre Artusa e Loschiavo e mai Mariani. Non è scritto da nessuna parte che bisogna stare in giunta per cinque anni. Perché erano di sinistra, se no non li cagavate lo stesso».
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