BUSTO ARSIZIO – I contributi previdenziali dovuti agli amministratori liberi professionisti aprono una falla da oltre 150mila euro nelle casse di Palazzo Gilardoni. Sono i “debiti fuori bilancio” che dovranno essere approvati nel consiglio comunale del prossimo 22 luglio. A fare da apripista alla nuova prassi, varata da una serie di sentenze della Cassazione, è stato l’ex assessore al bilancio Maurizio Artusa, ottenendo 13mila euro a titolo di rimborso dei contributi previdenziali minimi versati in quanto libero professionista iscritto alla gestione separata dell’INPS nei tre anni di presenza in giunta. Ma a questa cifra va aggiunta quella da 150mila euro da accantonare per rispondere alle altre richieste che arriveranno dagli amministratori, attuali e passati, che sono nella stessa condizione.
La lettera dell’ex assessore
Una “tegola” che verrà discussa settimana prossima, martedì 15 luglio, in commissione bilancio, dopo che è arrivata sul tavolo della giunta comunale, portata dall’attuale delegato ai conti Alessandro Albani, nella seduta di mercoledì scorso. Tutto nasce dalla lettera di uno studio legale che, per conto dell’ex assessore Artusa, ha quantificato le somme che gli spettavano per il periodo in cui è stato membro dell’esecutivo, tra l’ottobre del 2021 e la fine di settembre del 2024. Per la precisione, 13.143,13 euro, già versati alla gestione separata Inps a titolo di contributi previdenziali minimi obbligatori legati alla sua attività di libero professionista (amministratore condominiale). Sono gli effetti di due sentenze della Cassazione, del 2023 e del 2024, che hanno fatto giurisprudenza in materia.
Cambia la prassi
Fino allo scorso anno, infatti, la prassi consolidata era quella di versare i contributi previdenziali solo ai dipendenti pubblici in aspettativa (è il caso, nella giunta Antonelli, dell’assessore alla cultura Manuela Maffioli, assunta in Regione Lombardia) oppure ai liberi professionisti che dichiarassero – mai successo – esplicita rinuncia allo svolgimento della propria attività durante il periodo in cui sono impegnati in funzioni pubbliche. Ma le ordinanze della Cassazione, e il successivo orientamento indicato dalla Corte dei Conti e dall’Osservatorio sulla Finanza e Contabilità degli Enti Locali nei mesi successivi, hanno cambiato lo scenario: l’amministrazione è infatti tenuta a versare la “quota forfettaria contributiva spettante ai liberi professionisti” a prescindere dal fatto che questi rinuncino allo svolgimento della loro attività nel corso del mandato.
Le conseguenze: i debiti fuori bilancio
Ecco perché ora l’amministrazione comunale si trova a dover riconoscere i debiti fuori bilancio. Da un lato, i 13mila euro dovuti all’ex assessore Artusa, già versati in risposta alla richiesta dello stesso, ritenuta pienamente legittima dagli uffici, ma dall’altro anche gli altri 150mila euro “a copertura del pagamento della cifra forfettaria annuale a favore di ulteriori amministratori locali aventi diritto“. Nella relazione allegata alla delibera che passerà in consiglio comunale, infatti, il segretario generale Claudio Biondi “si riserva di comunicare all’ufficio (ragioneria, ndr) l’importo esatto di quanto dovuto”, una volta che riceverà la risposta della Corte dei Conti rispetto “alla prescrizione del diritto di che trattasi, alla sua decorrenza, alla necessità di attivazione su richiesta dell’interessato e all’esatta qualificazione soggettiva dell’amministratore locale (libero professionista o, più in generale, lavoratore non dipendente)”. Resta infatti da chiarire fino a quando, a ritroso negli anni, gli amministratori non più in carica, e quali, avranno diritto di chiedere il versamento dei contributi. Di certo Palazzo Gilardoni dovrà prepararsi a pagare ancora.
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