VARESE – Palazzo Estense ha lanciato nelle scorse settimane un nuovo strumento, quello dei patti di quartiere. Una serie di accordi con i consigli di quartiere per programmare interventi di riqualificazione e manutenzioni nei rioni, con apposite risorse economiche. La prima intesa è stata siglata lo scorso 5 luglio a Belforte, e altre sono seguite poi a Giubiano, Schiranna-Bobbiate, Casbeno, Masnago e Valganna. Ma dall’opposizione si alza una critica… e il Pd risponde.
Le perplessità di Varese Ideale
È il consigliere comunale di Varese Ideale Franco Formato ad intervenire sul tema, sollevando più di un dubbio sulle modalità con cui vengono promossi i patti di quartiere. Formato lamenta uno scarso coinvolgimento dei cittadini e delle forze di opposizione: «I Patti arrivano sostanzialmente già scritti – dice – spesso con l’imprimatur di comitati o associazioni selezionate con cura, talvolta già organiche alla maggioranza». Per Formato quindi i patti di quartiere «si stanno rivelando un’operazione dal forte sapore propagandistico, in cui la partecipazione è più evocata che praticata». E ancora: «Una narrazione autoreferenziale utile a rafforzare chi governa, ma totalmente scollegata dai bisogni reali».
La nota di Formato
Patti di Quartiere: partecipazione o propaganda?
Nel dibattito politico locale, i cosiddetti “Patti di Quartiere” sono stati presentati come strumenti innovativi di partecipazione, ascolto e co-progettazione tra amministrazione e cittadini. In teoria, dovrebbero essere un’occasione per costruire dal basso politiche più aderenti ai bisogni reali dei territori. In pratica, però, si stanno rivelando un’operazione dal forte sapore propagandistico, in cui la partecipazione è più evocata che praticata.
L’impressione, sempre più diffusa, è che questi Patti servano più a generare consenso che a costruire soluzioni condivise. Il metodo adottato, o meglio, l’assenza di metodo, lascia fuori dal processo di confronto interi pezzi di città, a cominciare da chi, nei Consigli di Quartiere, rappresenta le forze di minoranza. Ascolto indifferente e diffidente, nessun confronto preventivo, nessuna condivisione del percorso. I Patti arrivano sostanzialmente già scritti, spesso con l’imprimatur di comitati o associazioni selezionate con cura, talvolta già organiche alla maggioranza, e vengono presentati come il frutto di un ascolto ampio che però non c’è mai stato.
Questo modo di procedere non solo tradisce lo spirito della partecipazione, ma danneggia la fiducia dei cittadini verso le istituzioni. Un “patto”, per sua natura, è un accordo tra più parti che si riconoscono reciprocamente. Se una delle parti, quella che rappresenta un’altra visione politica, altre priorità, altre voci del territorio, viene sistematicamente esclusa, allora quel patto perde ogni legittimità. Diventa una semplice comunicazione politica, una narrazione autoreferenziale utile a rafforzare chi governa, ma totalmente scollegata dai bisogni reali.
La verità è che i quartieri non hanno bisogno di eventi vetrina, di conferenze stampa, di foto con le firme e gli slogan. Hanno bisogno di risposte: manutenzione ordinaria, sicurezza, trasporti, spazi pubblici vivibili, ascolto delle fragilità. Hanno bisogno di progetti veri, costruiti insieme, anche nel conflitto, anche nel dissenso. Perché solo dal confronto tra prospettive diverse nasce un’amministrazione capace di rispondere davvero a tutti.
Se la voce delle minoranze nei Consigli di Quartiere che, ricordiamolo, sono organi ufficiali della città, viene ignorata o aggirata, siamo davanti a una grave lesione del principio democratico. Non è solo un problema politico, è un problema istituzionale. Non si può parlare di partecipazione escludendo sistematicamente chi non condivide le linee della Giunta. Non si costruisce coesione eliminando il dissenso dal tavolo.
Il pluralismo non è un fastidio, è una ricchezza. E la partecipazione, quella vera, è fatta anche di scomodità, di discussioni, di punti di vista in contrasto. Se non si è disposti a questo, allora non si parla di partecipazione, ma di propaganda mascherata da dialogo.
Noi, come Varese Ideale e come minoranza consiliare, continueremo a denunciare questo metodo e a chiedere che i Consigli di Quartiere diventino spazi veri di confronto, aperti e rappresentativi. Continueremo a portare la voce di chi oggi non viene ascoltato. Perché senza ascolto plurale, non c’è politica. C’è solo gestione del consenso.
La risposta del Pd
Nel pomeriggio la replica dei dem, con una nota del Partito Democratico Varese città
Leggiamo con un sorriso l’ultimo comunicato della Minoranza sui patti di quartiere. Un sorriso amaro, purtroppo. Mentre loro scrivono post per social e giornali, noi i quartieri li incontriamo. Davvero.
L’amministrazione Galimberti e il nostro Capogruppo e consigliere delegato, Giacomo Fisco, stanno portando avanti un lavoro concreto fondato su ascolto, confronto e programmazione vera. Insieme ai cittadini. I patti di quartiere, grazie al nostro impegno, non sono solamente slogan da campagna elettorale, ma strumenti reali di confronto diretto con gli abitanti dei singoli rioni.
L’opposizione, invece, preferisce rosicare. Per loro è preferibile il mondo virtuale a quello reale, il comunicato stampa al confronto faccia a faccia con le persone e l’abbandono dell’aula rispetto al dibattito politico fatto nelle sedi istituzionali. Proprio così: mentre noi lavoriamo per la città e per i nostri quartieri, l’opposizione ha pensato bene di rispondere al nostro lavoro con gesto concreto: abbandonare la seduta consiglio comunale di ieri (22 luglio ndr) e non discutere, fra gli altri, i nuovi innesti all’interno dei consigli di quartiere.
Ci sarebbe piaciuto un confronto anche in aula, oltre che sui social. Ma si sa: costruire patti di quartiere richiede ascolto, tempo e fatica. Scrivere post faziosamente indignati, invece, solo una buona connessione internet.
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varese ideale patti quartiere – MALPENSA24
