Caro direttore, fra discussioni varie -di natura millenaria, semantica, culturale- su come chiamare quanto succede in Palestina, penso che una diatriba sia evitabile a proposito della privazione d’ogni sostegno alimentare a quei poveri disgraziati. E cioè che stiamo assistendo a un panicidio. All’uccisione orribile del diritto a cibarsi e sopravvivere. Qualcuno può smentirlo/negarlo?
Non lo può smentire/negare. La lugubre sconfitta appartiene non a pochi. A molti. A chi pratica sul campo una simile strategia di guerra (strategia? Mah), a chi concede pelosa solidarietà alle vittime, a chi si volta dall’altra parte, a chi non ha bisogno di girare lo sguardo, vedendo zero oltre il proprio tornaconto/egoismo.
Caro direttore, siamo una comunità internazionale ridotta a brandelli etici, non sapendo trovare una forte, partecipata, convinta iniziativa per fermare la strage. Ci dovremmo vergognare d’appartenervi, alla citata comunità. Perlomeno di seguitare a chiamarla così. Ma quale comunità solidale. Ma quali radici di condivisa appartenenza. Ma quale spirito universale. Ritroviamo, vien da dire con un cupo brivido di disonore, lo spirito bambino della purezza morale. Se no, moriremo tutti di fame, non nutrendoci d’un essenziale vitto: la fratellanza.
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gaza genocidio disumanità – MALPENSA24