BUSTO ARSIZIO – «Per papà l’importante era il fare, non l’apparire». Paolo Spada ricorda così il padre Ercole Spada, il grande designer di automobili che è scomparso domenica all’età di 88 anni. «Non ha mai cercato le copertine o i riflettori – spiega Paolo – eppure in questi giorni mi stanno arrivando messaggi di cordoglio da tutto il mondo. Nel silenzio ha fatto un boato pazzesco». Il riferimento è anche alla definizione di “Maestro silenzioso” che è una delle più azzeccate apparse sulla stampa specializzata in questi giorni.
Bustocco vero
Pragmatico, votato al fare più che all’apparire, una vita senza fronzoli e passata a lavorare fino all’ultimo, «sempre con il suo tecnigrafo». Ercole Spada aveva lasciato la sua Busto Arsizio ormai da decenni, per lavorare a Torino e in giro per il mondo, ma aveva il carattere di un bustocco tutto d’un pezzo. E sono proprio quei tratti che lo hanno fatto apprezzare in tutto il mondo e che oggi vengono ricordati ed elogiati di quella sua umanità attorno al genio del design automobilistico. Domani, 6 agosto, alle 10.30 a Cavoretto, a due passi dal Lingotto di Torino, è in programma il funerale.
Auto top “firmate” Spada

La macchina che era più cara ad Ercole Spada? Il figlio Paolo nomina la “mitica” Aston Martin DB4 GT Zagato: «Una pietra miliare, disegnata a 23 anni, è un’auto che è arrivata ad essere venduta a 20 milioni». Ma forse quelle che hanno avuto più impatto sul mondo dell’automotive sono state le BMW, la E32 Serie 7 e la E34 serie 5, negli anni ’80: «Lì è quando la BMW ha sfondato negli USA e ha superato la Mercedes nelle vendite – fa notare l’erede di Ercole Spada – quando andai a lavorare in Mercedes, si ricordavano ancora con terrore l’uscita della prima “serie 7”, quando si resero conto di essere indietro di sette anni. Tanto che la BMW aveva fatto firmare a mio padre il brevetto del disegno come forma di riconoscimento etico e morale».
Il carattere di Ercole

«Il suo carattere lo portava a non accettare compromessi, nella vita come nel lavoro – rivela Paolo Spada, il figlio a cui ha trasmesso la passione per il lavoro di car designer (prima in Smart, Mercedes e Honda, ora nella sua Spadaconcept) – è stato così anche nel design: le auto di Ercole Spada o le ami, o le odi. E questa sua caratteristica lo ha portato a lavorare sempre con l’idea di forma-funzione. La bellezza del disegno abbinata alla funzionalità». In due parole, pragmatico ed essenziale. «Proprio come nella sua vita, senza fronzoli – prosegue il figlio Paolo – non ha mai disegnato cremine o pinne, tipiche delle auto americane. Le sue auto erano minimali, pensate per correre, con leggerezza, aerodinamicità. Mai una sbavatura, anche quando ha disegnato auto di serie, proprio per la sua impostazione».
Designer di altri tempi
Un altro aspetto per il quale Ercole Spada era molto apprezzato era il fatto di conoscere le auto «sotto il vestito» del design: «Era un profondo conoscitore della meccanica – fa notare Paolo Spada – sapeva dove andare a sfruttare delle caratteristiche meccaniche per proporre un design innovativo e coraggioso». Perché, sottolinea il figlio, «pur nella sua umiltà, era coraggioso. Ma senza urlare». Altro tratto molto “bustocco” del carattere di Ercole Spada: «Per lui la cosa più importante era il fare – rimarca l’erede Paolo – non cercava le copertine, non cercava i riflettori. L’esatto opposto del mondo di oggi, effimero, con i social e i media». E infatti, rivela Paolo, «questo mondo – in cui tante auto sembrano disegnate da bambini di due anni – non gli apparteneva più, ma non si è mai permesso di dire che era sbagliato».
«Bello lavorare insieme»
Ecco perché Ercole Spada si era fatto da parte senza troppe recriminazioni, ma senza abbandonare la sua passione. «Ha lavorato fino all’ultimo – racconta il figlio Paolo – girava sempre con il suo tecnigrafo. Il suo cruccio era lasciare il segno nei racconti, con la divulgazione della storia del design, perché è quella da cui bisogna sempre partire. Si dedicava ai rilievi, ai restauri, alle illustrazioni». E non mancava di dispensare consigli proprio a Paolo Spada, insieme al quale aveva fondato lo studio Spadaconcept: «Lui preferiva avere una struttura intorno piuttosto che lavorare in proprio. Io ho preso la sua eredità, la firma, e l’ho trasformata in un marchio. Lui l’ha capito: veniva, consigliava, sempre con un occhio pazzesco sulle proporzioni, ma non c’è mai stata rivalità. È stato bello lavorare insieme: mi dava consigli, ma con la consapevolezza di non dover rimanere attaccato alla sedia per la gloria». Una vita che è un manuale di insegnamenti da trasmettere alle generazioni di oggi.
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