Che Ferragosto sia, nonostante tutto

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Il Ferragosto dei bambini nella Striscia di Gaza

Quante ragioni abbiamo per festeggiare Ferragosto? Se dovessimo guardarci attorno ce ne rimangono poche, fors’anche nessuna. Dovremmo essere capaci di disconnetterci da tutto e da tutti per provare a rasserenarci, ma sarebbe una fuga dalla realtà. E non è il caso di far finta che non stia succedendo nulla nel mondo, come nelle nostre città, per trastullarci sotto l’ombrellone (tariffe dei balneari permettendo) senza pensare a nulla. Di motivi per riflettere ne abbiamo in abbondanza, la cronaca internazionale e locale è generosa di notizie allarmanti anche nell’estate canicolare di questo mese d’agosto. Così che le preoccupazioni e le tensioni sociali trovino ampi spazi in tutti noi, da guastarci persino i giorni che, più di altri, dovrebbero essere spensierati, capaci di generare ricariche fisiche e mentali per affrontare i mesi prossimi futuri.

Già, il futuro: bisogna essere dei grandi ottimisti per apprezzarne il significato e le sue cifre positive in un contesto che non ha bisogno di esemplificazioni per tratteggiarne la sostanza che volge al negativo. Pleonastico elencarne fatti e misfatti, tragedie collettive e drammi personali: sono noti a tutti, persino a chi evita di leggere i giornali e di guardare i Tg (una categoria di persone piuttosto ampia, dicono i dati). E per chi insiste con la rassegnata e pessimistica domanda del “dove andremo a finire?” non c’è risposta se non nelle interessate dichiarazioni della politica, capace di girare le frittate, anche quelle più indigeste e dolorose, come per i conflitti in corso e i loro luttuosi effetti collaterali.

Ed è difficile, per restare alle miserie di casa nostra, spiegare come sia possibile che una ragazzina tredicenne, su tacchi a spillo e mise conturbante, possa sfilare nella selezione di miss Italia in Campania. Poco più di una bambina alla quale hanno tolto anzitempo la Barbie per essere confusa con una donna adulta o, comunque, più matura. Non c’entra con le guerre e con tutto il resto, c’entra con la trasformazione valoriale, culturale ed educativa: l’apparire al posto dell’essere. Tema fuori posto a Ferragosto? Può darsi, di sicuro un pessimo segno dei tempi, argomento che dovrebbe anch’esso indurci a meditare perché inserito nella più  vasta questione dei modelli sociali che, piaccia o no, scuotono i parametri riconosciuti sui quali dovrebbe poggiare la normale convivenza.

Alla luce anche di questa vicenda, soltanto all’apparenza marginale, torna la domanda del come andrà a finire? Non è il caso di arrovellarci all’infinito, ma nemmeno di lasciar correre rispetto a un quesito che mai, come nella nostra epoca, trova più di una legittimazione. Cambia il clima, cambia la società. Ci siamo dentro tutti, buoni e cattivi, negazionisti e catastrofisti, guerrafondai e pacifisti, volgari e signori, violenti e miti, avidi e generosi, cinici e sensibili. Oscar Wilde diceva “La vita è troppo breve per essere presa sul serio”. Forse si sbagliava, ma anche no. Che Ferragosto sia, nonostante tutto.

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