#lavueltaamimanera, da Andorra dritto come un missile verso Huesca

#lavueltaamimanera Andorra Principato ciclisti
Uno scorcio di Andorra, vista da Pal

Giornata strana, ieri. La meta di giornata era Andorra. partenza da Figueres e dopo pochi chilometri imbocco la N-260a. E’ una strada bellissima, perfetta per praticare ciclismo. Salite discese leggere, boschi e pascoli, qualche casolare sparso. Nessun veicolo. Le curve sono un’infinità. Così tante, successive, incessanti, che mi sembra di avere un pendolino davanti agli occhi. Destra, sinistra, destra, sinistra… all’infinito. Mi devo fermare per non finire ipnotizzato.

Il dubbio tra Andorra e Monaco

Dopo tre ore di auto sono nei pressi di Andorra. Non mi piace Andorra. Ci sono già stato parecchie volte, sempre con la Vuelta, e nonostante ci provi in ogni modo, nonostante parta con buone intenzioni, proprio non riesco a farmela piacere. La vedo come un enorme, gigantesco e folle, centro commerciale, e già questo mi infastidisce. Poi Andorra è stretta, angusta, e c’è un traffico insopportabile. Una valle, una via, palazzi che sembrano piovere dal cielo. È scomoda Andorra. Mi sento in gabbia. Certo, ci sono dei posti peggiori tra quelli che ho visto, però qui proprio non vivrei. José Carlos sostiene che cento volte meglio qui che Monaco. Ainara dice che è il posto perfetto per fare una vacanza attiva. Non concordo con nessuno dei due.

Il Principato dei ciclisti

Eppure Andorra piace ai ciclisti. Mi riferisco ai professionisti. Secondo alcuni calcoli, qui ne vivono più o meno centoventi. Un numero enorme, un gruppo intero. Perché hanno scelto di vivere qui? Sicuramente per le agevolazioni fiscali, per andare in fuga dalle tasse, qui ridotte a solo il 10 per cento. Basta questo? Mah, non credo. Qui ci sono anche una decina di salite importanti in uno spazio ridotto. Terreno ideale quindi per chi ha bisogno di allenarsi in montagna.

Le voci

Si dice, ma forse sono solo voci malevole, che qui le maglie dell’antidoping siano abbastanza larghe. Che l’ente presupposto ai controlli sia composto da un numero estremamente ridotto di persone, due. Gira voce, anche, che qui qualche anno fa era facile ottenere “assistenza medica”. Ma ora dicono anche che “il ciclismo è cambiato”. I dati dicono che i corridori fermati per doping ormai sono un numero molto esiguo. Fatto sta che lungo la strada che dalla Spagna ci conduce qui, al Principato, e mentre siamo fermi in un’interminabile coda alla dogana, non essendo Unione Europea qui c’è ancora, sono molti i corridori che incontriamo in allenamento. Più che ripetute fanno slalom, manco fossimo in corso Buenos Aires alle 6 di sera. Qui il monossido di carbonio, vietato da inizio anno perché considerato doping in quanto potrebbe aumentare la quantità di emoglobina trasportata nel sangue, non serve andare a cercarlo, se non sei in cima a qualche salita lo inali anche senza volerlo. Anzi, ti intossichi proprio. Poi io qui non ho mai trovato una giornata di sole pieno, poco o tanto piove sempre e se non fa freddo fa fresco.

La cabina telefonica

Anche gli hotel risentono della mancanza di spazi. Quelli con il parcheggio, nel caso con un numero risicatissimo di posti, sono una rarità. Devi scaricare le valigie e poi metterti a cercare, ma spesso non c’è neppure lo spazio per lo scarico bagagli. Ci vuole calma. E le camere? Cellette. Stavolta me ne è toccata una così piccola che il bagno ha le dimensioni di una cabina telefonica. La situazione è assurda se non ridicola. Per stare sul water devi appoggiarti al lavandino e mettere i piedi in un minuscolo piatto doccia. E non sono un gigante. Non sarebbe da #lavueltaamimanera, ma poi penso che in fondo è una notte sola.

Enoteca salvifica

Delego però ad Ainara, lei è quasi sempre di buonumore, la scelta del ristorante purché sia vicino. Che sia una cosa rapida, tanto per non andare a letto a stomaco vuoto. Ainara pesca il jolly e trova un’enoteca top. Non assaggio neanche un goccio, in questo periodo va così, ma il posto è top. Cucina eccellente, servizio cordiale. Il meglio della giornata. Anzi il meglio finora trovato ad Andorra.

Il caffé con Jaunpe

Stamattina, mi aspetta Juanpe. Corre in bici, anzi è un ottimo corridore. È anche un amico, rarità assoluta in gruppo. Il tempo di un caffè prima che lui parta in allenamento. Io, in auto, punterò dritto come un missile verso Huesca. Ciao Andorra.

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