Ma quanto è bella Saragozza? Già la basilica di Nuestra Señora del Pilar vale il viaggio. È una città che ha conservato gli spazi vitali, dove le costruzioni moderne sono armonicamente fuse con i palazzi storici. Si respira aria placida, di gente che vive serena. Deve essere un buon posto per vivere. In più ci ci accoglie un cielo splendido, di un blu come forse solo in Spagna si trova. A Madrid e in Andalusia, più che altro. Qui siamo più a nord, in Aragona. Il venerdì sera è perfetto per una passeggiata nel Tubo, una strettissima via nella parte vecchia della città. Finalmente, dopo nove giorni di Vuelta, perché contano anche quelli prima della corsa, è la sera giusta per “andar de tapas”. Meglio ancora se accompagnate da un bicchiere di “vermut casero” fresco e fetta ‘arancia. Una sera da #lavueltaamimanera.

Giornata difficile
Le migliori tapas, dicono in Spagna, sono al sud, Almeria è la capitale. Però anche qui non si va affatto male. E in fondo è un premio meritato al termine di una giornata non semplice.
Houdini
Ieri, uscire da Andorra stato una molto complicato. Era più semplice per Houdini liberarsi delle catene restando immerso, che uscire dal Principato tra i monti. La prima meta era Benasque, ai piedi della salita finale di Cerler. Tra sala stampa e arrivo ci sono però 12 chilometri. Una situazione complicata soprattutto nel dopo corsa. Restare in sala stampa a vedere la corsa in tv può essere un’alternativa, ma dopo avere raccolto il materiale necessario punto verso Huesca. L’agenzia che ci segue ha prenotato lì l’hotel.
Sarà un errore
Quando arrivo credo di essermi sbagliato. Di hotel non c’è traccia, in compenso c’è un bar putrido. La gente sulla porta mi fa alzare le antenne. È lo spirito di sopravvivenza. Entro, mi guardo attorno. L’impressione è che da anni non lavino neanche il pavimento. Chiedo al barista. “Mi scusi il navigatore mi ha portato qui ma ci vede essere un errore. Cerco l’hotel Jaime I”. Risposta: “È qui. Deve solo entrare dalla porta a lato”.
El tropetazo
La porta a lato, sgangherata, in alluminio, è chiusa a chiave. Una scritta scolorita: “Hostal”. Suono, aprono. Entro perplesso. Sono così allibito che voglio vedere fino a che punto si arriva. Alla reception un uomo con le unghie nere, capelli unti, sguardo allucinato. La curiosità mi spinge anche a dare un’occhiata alla camera. Inqualificabile. Forse questo posto cinquanta anni fa era un brutto albergo a ore. Ora è peggio.Mentre lo penso, lo sguardo cattura due scarafaggi che scorrazzano. Alè, via, Così no. Esco senza dire una parola. Sarà difficile che in futuro venga tolto a questo posto il titolo di “hotel più brutto mai visto”. Ma in un mese, capita almeno una volta d’inciampare. El tropetazo.
Un’altra storia
Per fortuna Saragozza, dove oggi è arrivata l’8a tappa, non è lontana, un’oretta di auto. E qui è un’altra storia. Ora si che siamo in clima #lavueltaaminera.

