Italbasket, vent’anni di fallimenti. Zero tituli e mai un colpevole

Gianmarco Pozzecco, a sx, e Gianni Petrucci

Era il 2004. L’Italbasket di Charlie Recalcati, con Gianmarco Pozzecco nel ruolo di condottiero carismatico sul parquet, conquistava la storica medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atene dopo una straordinaria cavalcata che aveva avuto origine dodici mesi prima con un impensabile e inaspettato bronzo agli europei in Svezia dopo una battaglia punto a punto contro la Francia di Tony Parker. Vent’anni fa, nel 2005, la prima cocente delusione con l’Italia fuori agli ottavi del torneo continentale contro la Croazia a Belgrado. Proprio come ieri, con gli Azzurri del Poz fatti fuori da Luka Doncic e dalla sua Slovenia in quel di Riga nel match che valeva i quarti.

In questo periodo, una incredibile sequela di fallimenti – “Zero tituli” direbbe Mourinho – con una sola luce. Nel 2021, quando la Nazionale guidata da Meo Sacchetti centrava contro ogni pronostico la qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo, schiantando la fortissima Serbia a Belgrado e riaffacciandosi ai Giochi dopo 16 anni di assenza. Dove poi farà anche una gran figura, arrendendosi ai quarti solo alla Francia più forte di sempre, poi capace di sfiorare l’impresa contro Team USA in finale.

In vent’anni, insomma, mai una gioia per l’Italia della palla a spicchi. Tanti quarti di finale, tante pacche sulle spalle, ma nessuna medaglia. A scapito delle grancasse puntualmente suonate alla vigilia di ogni competizione da Gianni Petrucci, che da 12 anni e mezzo è il ras della pallacanestro azzurra – suo il copyright della definizione di “Nazionale più forte di sempre” – e delle aspettative generate da un concentrato di talenti mai visto dal movimento. La prima scelta NBA assoluta Andrea Bargnani, il primo italiano a vincere l’anello NBA, Marco Belinelli, un giocatore da 15 punti di media in carriera nei “Pro” come Danilo Gallinari e poi i vari Gigi Datome, Nicolò Melli e Simone Fontecchio, per citare solo quelli che hanno calcato le arene nordamericane. Ad ogni delusione, il solito carosello di facili giustificazioni: stavolta c’è Doncic che «fa un altro sport», come in passato c’erano il campionato italiano infarcito di americani o la concorrenza della pallavolo che ruba talenti da due metri. Ma la realtà, impietosa, è che ai quarti di finale di Eurobasket ci vanno Georgia, Finlandia e Polonia ma non l’Italia.

Eppure anche nella pallacanestro contano i risultati, a maggior ragione quando i “cugini” del volley mietono successi. Ma per i fallimenti dell’Italbasket non c’è mai un colpevole, anzi. Il paradosso è che l’unica luce di questo ventennio – Tokyo 2021 – ha prodotto un inspiegabile esonero del CT Meo Sacchetti a mesi di distanza, alla vigilia dell’Europeo 2022. Dove peraltro la semifinale era sfumata per due tiri liberi maledetti sbagliati da Fontecchio contro la Francia. Ma la programmazione? Questa sconosciuta. Solo scelte di marketing, dalla chiamata del “salvatore della patria” Ettore Messina alla vigilia del Preolimpico 2016 a quella “clamorosa” (in sostituzione di Sacchetti) di Gianmarco Pozzecco – non ce ne voglia, a Varese gli vogliamo un bene dell’anima, ma come allenatore non basta la favola di Sassari per renderlo un top a livello internazionale e certe sue scelte all’europeo sono state quantomeno discutibili, dall’esclusione di un Amedeo Della Valle in una squadra che fatica terribilmente a buttarla dentro, al minutaggio concesso al “Gallo” o a Procida – e una serie di buchi nell’acqua sul fronte dei naturalizzati, se pensiamo al “pacco” tirato da Paolo Banchero dopo mesi di fanfare o all’inutile cittadinanza in extremis a Donte Divincenzo per poi chiamare un Darius Thompson in condizioni impresentabili. Un flop dietro l’altro.

Ora ha fatto un passo indietro il Poz, e gli fa onore, ma in casa FIP la parola dimissioni non passa neanche per l’anticamera del cervello. “Il futuro è dalla nostra parte” dichiara l’ineffabile presidente Petrucci. Dalla sua di sicuro. Con un movimento che pare anestetizzato in modo irreversibile – quanto ci servirebbe una voce critica come quella del mitico Aldo Giordani… – e un dibattito sul basket confinato all’interno della nicchia degli appassionati. Infatti nella domenica televisiva le ragazze d’oro di Velasco fanno il 33% di share e gli Azzurri di Pozzecco non superano il 6,5%.

Adesso si volterà pagina con un coach di esperienza come Luca Banchi e la ruota delle aspettative ricomincerà a girare. Con una qualificazione ai mondiali del Qatar tutt’altro che semplice (tre posti a disposizione tra Italia, Lituania, Serbia e Turchia) e un ricambio generazionale ancora da verificare, mentre il livellamento verso l’alto del basket europeo porta ulteriori insidie per il futuro. Anche se, per contro, le splendide e splendenti medaglie vinte quest’estate a livello giovanile, femminile e con il 3×3 lasciano grandi speranze, e probabilmente amplificano ancor di più la portata del tonfo della Nazionale maggiore. Ma il ricordo di quella magica estate ad Atene diventa sempre più sbiadito.

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