I cattivi maestri

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Piergiorgio Odifreddi

Tra i cattivi maestri della sinistra italiana evocati da Giorgia Meloni nel suo attacco alla “cultura dell’odio” che condizionerebbe negativamente e in modo pericoloso i rapporti politici e sociali, c’è anche il matematico e opinionista Piergiorgio Odifreddi. Il quale ha detto che non si possono porre sullo stesso piano gli omicidi di Martin Luther King e di Charlie Kirk, esponente Maga vicino a Donald Trump. Due personaggi antitetici, per nessuno dei quali (ci mancherebbe) è giustificabile il loro assassinio, tanto più se indotto dalle idee che propugnavano. Il leader nero del movimento per i diritti civili, morto a Memphis nel 1968, sostenitore della non violenza; il 31enne attivista politico, freddato da un giovane in un campus universitario dello Utah il 10 settembre scorso, assertore di tesi conservatrici, favorevoli all’uso delle armi e alla radicalizzazione della politica e della società, contrario, senza se e senza ma, alla cultura woke. Tesi che lui amava discutere con i suoi interlocutori, soprattutto gli studenti. E di questo gli va dato atto.

Dunque, qual è il senso dell’affermazione di Odifreddi che ha scatenato la reazione della premier e di tutta la destra italiana? E’ una constatazione che ci pare inoppugnabile rispetto alle teorie di Luther King e di Kirk, due approcci contrapposti alle grandi questioni sociali, dei diritti e della tenuta della democrazia stessa. Due modi di intendere i grandi problemi della civile convivenza. Epoche diverse, lontane tra loro, che richiedono contestualizzazioni e nessuna semplificazione. Tra non violenza e giustificazione del possesso e dell’uso delle armi c’è una diversità valoriale che non si può disconoscere. Ciò che accomuna i due tragici episodi è soltanto e purtroppo lo stesso esito, motivato dalla volontà di colpire mortalmente Martin Luther King e Charlie Kirk e, con loro, le idee che diffondevano. Qui non ci sono eccezioni: le opinioni, per quanto discutibili siano, non sono mai il supporto ai crimini politici. Perché è di questo che si tratta. E in questo, Odifreddi, se lo sostenesse, sarebbe in errore. Non certo sui distinguo rispetto al merito di ciò che andavano dicendo le due vittime poste a confronto, anche se, come sottolinea qualcuno, c’è modo e modo di esprimersi.

Poi si finisce per strumentalizzare ogni cosa, lo fa la sinistra, lo fa la destra, con gli stessi obiettivi: spingere dalla loro parte l’opinione pubblica, evitando gli approfondimenti e, appunto, le contestualizzazioni e gli effetti. Si semplifica, si buttano lì commenti e accuse, si dissimula, si confondono le acque, si fa rumore. L’unico metro di giudizio sono le appartenenze, al di là di quanto uno dice o fa. Piergiorgio Odifreddi diventa un cattivo maestro, un personaggio a cui non dare ascolto perché rileva una cosa scontata, che non dovrebbe scandalizzare nessuno. Oggi però la sostanza non ha più un valore. E i cattivi maestri sbucano da ogni dove. Così le nostre fragili democrazie sono sotto attacco dentro una guerra che, accanto ai conflitti veri (Ucraina, Medio Oriente), si combatte con le parole, gli insulti, le iperboli e gli attacchi d’odio sui social e attraverso i media. Fino alle estreme, terribili e indesiderate conseguenze.

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