Busto Arsizio, quando i morti sono di tutti

busto kirk consiglio comunale
Charlie Kirk

Sarebbe sbagliato contestare la proposta della Lega di Busto Arsizio di dedicare un minuto di silenzio nel prossimo consiglio comunale di giovedì 18 a Charlie Kirk, l’attivista trumpiano assassinato nello Utah: davanti alla morte di una persona i distinguo e le ragioni, anche quelle strumentali, della politica hanno scarsa legittimazione, o addirittura non ne hanno. Ma sarebbe ancora più sbagliato se l’assemblea civica bustese si limitasse a rendere omaggio al 31enne vittima dell’attuale clima infuocato degli Stati Uniti dimenticando le decine di migliaia di vittime innocenti di Gaza e dell’Ucraina. La Lega non ci pare faccia menzione nella sua richiesta di rendere omaggio a Kirk, che inaugura una serie di analoghe iniziative in Lombardia, di quanto accade in giro per il mondo, dei morti a decine, a centinaia, che ogni giorno si sommano ai morti nella Striscia e nei campi di battaglia e nelle città assediate dalle truppe di Putin.

Una devastazione senza limiti, che colpisce indiscriminatamente la popolazione, compresi i bambini. Pleonastico sottolineare la tragedia umanitaria alla quale stiamo assistendo, inermi e senza la concreta possibilità di un intervento che metta la parola fine a un tale dramma. Ma forse, e purtroppo, per la politica a seconda dell’appartenenza, Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu non vanno stigmatizzati al pari e anche di più del cecchino che, nel campo universitario americano, ha in modo inopinato e criminale sparato al sostenitore di Donald Trump a causa delle sue idee. Un fatto grave, gravissimo che fa dire a Matteo Salvini che “nulla sarà più come prima. E’ un evento spartiacque, di portata globale”. Tanto che anche il raduno leghista a Pontida, domenica 21, sarà incentrato sull’omicidio di Charlie Kirk.

E Gaza? E l’Ucraina? E tutti gli altri conflitti dimenticati? Non sono anch’essi “eventi di portata globale”, coi loro morti, con il dolore che li attraversa, con l’insensibilità e la cattiveria dei potenti che li gestiscono a suon di cannonate e missili? Sempre Salvini, in risposta all’allarme del ministro Crosetto sull’impreparazione del nostro Paese nel caso di un conflitto, ha detto che gli interessano di più i clandestini che sbarcano al Sud che non i carri armati di Putin. Lo stesso “benaltrismo” di cui potrebbe essere tacciato chi dice di non commemorare solo Kirk.

Giusto? Sbagliato? La risposta potrebbe arrivare proprio da Busto Arsizio se il consiglio comunale andasse oltre la richiesta della Lega, soffermandosi anche e doverosamente su tutto il resto che infiamma il mondo e produce lutti. A chi tocca il primo passo in questa direzione? Alle opposizioni, se mai riuscissero a vincere la proverbiale indolenza amministrativa e, soprattutto, se si muovessero senza gettare benzina sul fuoco delle parole, semplicemente proponendo a loro volta l’urgenza di commemorare tutte le vittime di questo terribile momento. Chi avrebbe il coraggio di dire di no?

Sarebbe ancora più significativo se questa iniziativa arrivasse dal versante istituzionale, se il sindaco Emanuele Antonelli e il presidente del Consiglio Laura Rogora, smettessero le loro casacche, andassero oltre le convenienze di partito e si facessero parte diligente di allargare il discorso “oltre Kirk”. Una sommessa speranza che, finalmente, cominciando da Busto Arsizio, i discorsi, a volte la retorica, sulla pace e sulla civile convivenza trovassero una motivazione istituzionale e un senso d’umanità vera. Nella consapevolezza che il “clima d’odio” di cui si parla e si straparla non ha ragion d’essere quando si fa intendere che i morti sono di tutti e non di qualcuno.

In aula il minuto di silenzio per Charlie Kirk: lo chiede la Lega, a Busto per la prima volta

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