di Massimo Lodi
And now? E alùra? Filotrumpismo, vannaccismo, postbossismo. Che roba è la Lega l’indomani di Pontida? Freccia a destra, rumoroso ticchettìo a destra, nella corsa di Salvini a sorpassare la Meloni. La base accetta, consenziente fino a un certo punto. Il punto sono i risultati: di governo ed elettorali. O vengono, e ola al Capitano. O non vengono, e catasù al medesimo, appena si materializzerà la circostanza opportuna.
Sul Pratone è fiorita l’erba del compromesso. Stiamo a vedere di che grado, han lasciato capire i colonnelli. Quelli di Salvini. Cioè: stiamo a vedere se il generale, quello a nome Vannacci, si integra, aumenta il peso specifico del partito, tramuta il consenso personale in successo del vecchio-nuovo Carroccio. Che Carroccio rimane. Caso mai l’ex parà fallisca la missione, lui a casa sua, noi a casa nostra.
Insomma, non è scontata la militarizzazione dei militanti. Iper-nostalgici o ipo-nostalgici. Qui, dicasi qui al Nord, si vogliono risultati concreti. Non c’è diverso ponte che questo, col futuro. Primo riscontro, le regionali nelle Marche, domenica e lunedì prossimi. Vi si conteranno, oltre ai voti di coalizione, le preferenze di partito. E ci sarà un’indicazione sul gradimento della svolta sempre più estrema impressa dal pilota.
Fastidio massimo, in aggiunta, per la plateale/surreale concorrenza ingranata dalla presidente del Consiglio. Presenza-show (spettacolo) e parole-shower (doccia) a Fenix –kermesse dei giovani di Fratelli d’Italia- han provato a ombreggiare il raduno bergamasco. Ce n’era bisogno? No, se davvero la volontà è di favorire l’agire paritario con Salvini. Sì, se s’intende accentuarne il differenziale: al socio-competitor che prova a rendere la fotocopia del sovranismo più avvincente dell’originale, l’originale risponde automarcandosi i tratti e sbiadendo i contorni della fotocopia.
Il bello della competizione? Anche no. E fortuna vuole che a sinistra, oltre la facciata dell’unitarietà, siano acidi peggio che a destra, con Schlein-Conte a darsi di spillo in cantina quando il coté dissuade dall’esibirsi sul pianerottolo. Ma qualora la fortuna d’un colpo s’impuntasse -e per esempio a Ricci riuscisse il miracolone di battere Acquaroli nel citato sprint marchigiano- emergerebbe il brutto della competizione. Alias: la paura che Giorgia, incalzata da Pd-M5S eccetera, voglia papparsi cucchiaiate del piatto di Matteo. In Toscana, Puglia, Campania, Veneto…
Il Veneto, giustappunto. Campo di gara infìdo, con Zaia che non si rifiuta di fare il guastafeste, preso atto della festa fatta a lui. Laggiù a Roma, dove diversamente si poteva/doveva agire a sostegno del terzo mandato, costasse quanto costasse -anche un’intesa trasversale coi deluchiani/cacicchi a sigla Dem- specie in previsione del ciao ciao all’autonomia differenziata così come scritta nel progetto originario. A proposito: stava nel pacchetto dell’alleanza e adesso non se ne parla più. Dell’autonomia e del pacchetto. Dell’alleanza, sì, se ne parla. Soprattutto ne parla, al modo che personalmente le sembra il top, la sovrana di Chigi. Sovrana, appunto. Sudditi, appunto?
