Lite su Kirk a Vergiate, Pd: «Da FdI accuse infondate. Ha paura del confronto»

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Monica Colombo insieme al consigliere regionale Samuele Astuti

VERGIATE – «La volontà di accusarmi di intolleranza è assolutamente infondata». Così Monica Colombo, segretaria del Pd a Vergiate, replica Sarah Carlini, esponente di Fratelli d’Italia e rappresentante della Lista Indipendente. Il riferimento va al recente botta e risposta su un tema tanto delicato quanto dibattuto come la morte di Charlie Kirk.

«Timore di un faccia a faccia?»

«Ancora oggi c’è chi viene ammazzato per le proprie idee», aveva scritto Carlini sui social, in merito all’assassinio dell’attivista della destra statunitense. Post che aveva spinto la segretaria dem a punzecchiare l’avversaria politica («Volete santificare un razzista, discriminatore, omofobo? Ah, perché vi assomiglia. Che vergogna»). A stretto giro era arrivata la replica a tono dell’esponente di FdI («Grave e inaccettabile»).
Questa volta è Colombo a spiegare la propria posizione: «Ho espresso il mio pensiero», dice. «Con tono piccato, ma sincero, di fronte alla strumentalizzazione che le destre stanno creando intorno all’assassinio di Charlie Kirk, accusando arbitrariamente i partiti di sinistra di inneggiare alla violenza». E ancora: «L’intento non era di certo questo, perché ogni forma di violenza deve sempre essere condannata, così come la volontà di reprimere l’opinione altrui, lungi dalla mia formazione culturale e politica». Di più: «Occorre scomodare addirittura la nostra segretaria nazionale? Non credo. È piuttosto d’obbligo riflettere sulla spettacolarizzazione politica che la stessa Carlini vuole creare intorno alle mie dichiarazioni: non una risposta diretta sul suo profilo, ma un comunicato stampa di cui la sottoscritta è stata completamente lasciata all’oscuro. Timore di un faccia a faccia? Inneggia alla libertà d’espressione, ma evita il confronto diretto e magari anche pubblico, a cui certamente non mi sottrarrei».

«Comunicazione sensazionalista»

Invece, accusa la segretaria vergiatese del Pd, «passa (Carlini, ndr) per le pagine dei quotidiani nello stile della comunicazione sensazionalista così come era quello di Kirk, riflesso del suo contesto socio-politico di appartenenza assai diverso dal nostro». L’affondo: «Invece di cercare nelle discussioni uno strumento per convincere chi la pensava diversamente, il formato dei dibattiti che Kirk portava in giro premiava la sopraffazione e l’annientamento degli avversari, obiettivo inseguito spesso attraverso astuzie dialettiche e raramente con la sostanza degli argomenti, rafforzato da affermazioni ormai note, pericolose e tendenziose come: “Le identità trans sono un contagio sociale.” oppure “Non mi sembra giusto che grandi città occidentali abbiano sindaci musulmani.” o peggio ancora “Alcune morti per arma da fuoco sono un prezzo che vale la pena pagare”». Conclude: «Pertanto avere Kirk come modello di riferimento è una scelta che va in controtendenza con le mie idee e quelle del Partito democratico. I nostri modelli sono altri e la nostra storia antifascista lo dimostra e ne è ricchissima. Detto questo ciascuno è libero di scegliere, come Carlini e i suoi, i propri idoli, ma deve saperne cogliere e capire  le conseguenze sul pensiero e sui comportamenti soprattutto di chi ancora deve costruirsi un pensiero critico. Per i nostri giovani non sceglierei mai Kirk come punto di riferimento, perché la libertà non consiste nel fomentare divisione, provocare gratuitamente per spettacolarizzare il pensiero proprio e altrui, per prevaricare l’avversario in tempi bui come questi dove di odio e di dolore ce n’è davvero troppo».

Vergiate, scontro su Kirk. Pd: «Assomiglia a voi, vergogna». FdI: «Offese gratuite»

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