“Mi manda Rannikko”. Nkamhoua si presenta ai tifosi della Pallacanestro Varese

Openjobmetis presentazione Nkamhoua

VARESELa Openjobmetis ha presentato Olivier Nkamhoua nella sede del birrificio Poretti, che ha rinnovato la sponsorizzazione con i biancorossi dopo qualche anno d’attesa. Talento e voglia di crescere per l’ala finlandese. Con uno sponsor d’eccezione, che gli ha spiegato tutto dell’ambiente varesino: Teemu Rannikko. Il play ed ex capitano di Varese è l’assistent coach della Finlandia. Per il resto idee chiare sul futuro della squadra. “Non possiamo giocare come contro Tortona: dobbiamo seguire le idee di coach Kastritis”. Avviso ai navigati e, forse, anche a qualche suo compagno di squadra. Chissà.

Perché Varese

Sono qui per la tradizione che ha la società e la grande importanza del rapporto con i tifosi e la comunità della zona. Sono giovane e voglio utilizzare ogni esperienza per migliorare. Porterò tanta energia alla squadra e sono contento che a breve incominci la stagione”. Nel suo futuro c’è la speranza NBA. E se fosse chiamato a stagione in corso da una squadra di Eurolega? Il General Manager Maksim Horowitz è tranchant. “Noi siamo focalizzati per questa stagione Offriamo a Olivier una opportunità di crescita per lui e per aiutare la squadra. Questa è l’unica opzione sul tavolo”. E Nkamhoua, diplomaticamente, annuisce e rilancia. “Sono concentrato sulla stagione di Varese”. Ma perché proprio la Openjobmetis? “Durante l’estate ho parlato spesso con coach Kastritis e con i General Manager. E con Teemu Rannikko, assistente della Finlandia, che mi ha spiegato tutto di Varese. Sono pronto a dare il 100%”.

La Finlandia

Un passato sportivo nel calcio (“era abbastanza bravo”), poi a 12 anni la decisione di giocare a basket seguendo le orme di papà. Quindi il liceo e il college negli States. E quindi il ritorno in Europa, in Germania, nella sua prima stagione da professionista prima di Varese. “Per i miei connazionali il basket non è la prima opzione, ma spero di portare con il mio esempio un messaggio ai giovani finlandesi”. L’orgoglio di aver portato una Nazionale senza tanta tradizione al 4° posto di Eurobasket all’interno di un ambiente molto unito. “Giocare contro le stelle del campionato europeo ti spinge a raggiungere un livello più alto. Capisci che nella pallacanestro ci sono le categorie e ti rendi conto di quanto siano distanti l’una dall’altra. Ho capito che bisogna saper leggere le fasi di un match. Ho marcato Giannis e Jokic e ho guardato i loro video di quando sono stati draftati nella NBA. Erano giocatori completamente diversi, che tra i professionisti americani hanno imparato ad alzare le loro qualità”.

La delusione contro Tortona

La partita contro Tortona? Non è stato accettabile fare una prestazione del genere. Venivamo da due buoni match in Grecia. Certo, dobbiamo ancora giocare al completo. Ma non è una giustificazione. Ci siamo parlati tra noi e ci siamo guardati in faccia, perché una cosa del genere non si deve ripetere più. La squadra deve trovare una spinta diversa come la società e l’allenatore ci chiede”. E poi spara una metafora molto intelligente e significativa. “Ciascuno di noi è come un dito. Può essere forte, ma si può spezzare. Se invece colpiamo tutti insieme come un pugno, sicuramente saremo più forti”. Infine il suo rapporto con Kastritis. “Ci sono situazioni nuove che mi richiede il coach, ma al di là degli schemi viene pretesa intensità, sempre. Tutti i giocatori devono essere contenti di sentirsi dare queste indicazioni. La squadra deve giocare insieme altrimenti è inutile. E i giocatori devono essere scelti in questa ottica”.

Il suo ruolo e dove migliorare

Il suo ruolo. “Mi sento naturalmente un 4, ma posso giocare in molte posizioni e in zone differenti del campo. So tirare, passare, difendere, sono versatile. Posso ruotare a seconda di chi mi marca e in difesa so tenere i cambi difensivi. L’importante è vincere la partita”. Il suo processo di miglioramento. “Domanda difficile. Devo migliorare in tutto. Dal punto di vista tecnico lavoro ogni giorno sui fondamentali. Ma il salto di qualità maggiore lo devo fare dal punto di vista mentale: capire la partita e i suoi momenti, prendere le giuste decisioni e leggere le diverse situazioni in campo. Vale per l’attacco e anche per la difesa, dove devo sempre impedire al mio avversario di battermi”.

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