Rissa Luino, l’ombra dello spaccio dietro al tentato omicidio sul lungolago

carabinieri pattuglia

LUINO – Rissa e coltellate a Luino, i tre giovani marocchini arrestati nella notte tra sabato 4 e domenica 5 ottobre dopo la rissa sul lungolago dai carabinieri della compagnia cittadina compariranno molto probabilmente mercoledì 8 ottobre davanti al Gip del tribunale di Varese per la convalida.

Lo spaccio possibile movente

I tre, uno dei quali assistito dall’avvocato Stefania Talarico, sono stati arrestati nell’immediatezza dagli uomini dell’Arma, d’intesa con il pubblico ministero Lorenzo Dalla Palma, con le accuse di tentato omicidio e detenzione ai fini di spaccio. Nello scontro che ha coinvolto cinque persone sono rimasti feriti due ragazzi italiani. Il più grave, di soli 17 anni, ha riportato una ferita da arma da taglio ad un braccio. Una ferita da difesa definita importante: il 17enne avrebbe alzato il braccio in un gesto istintivo per “parare” un fendente sferrato con una mannaia da cucina. 

Clima di omertà

I carabinieri del nucleo operativo radiomobile di Luino sono al lavoro per ricostruire l’accaduto. L’ipotesi al vaglio è che dietro allo scontro ci siano questioni legate allo spaccio. Alle due vittime potrebbe essere stata offerta della droga, davanti al loro rifiuto si sarebbe scatenata la rissa. I tre arrestati hanno precedenti di polizia, il gruppetto era tutto assieme a due passi dall’imbarcadero nel pieno della movida con il lungolago affollato da decine di ragazzi. Cosa abbia innescato la scintilla, però, al momento non sarebbe ancora emerso. Gli inquirenti si stanno scontrando con una certa omertà sia da parte dei coinvolti che di chi ha fatto da contorno alla rissa, senza avere direttamente una parte attiva nel ferimento dei due giovani italiani ma, questa è un’altra ipotesi al vaglio, probabilmente a conoscenza di cosa abbia innescato l’accaduto.

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