Tentato omicidio Luino, «gli italiani spacciavano. Poi l’aggresione»

tribunale di varese

VARESE – Convalidato l’arresto a carico dei tre giovani arrestati con l’accusa di tentato omicidio dopo la rissa a colpi di machete avvenuta sul lungolago di Luino nella notte tra sabato 4 e domenica 5 ottobre. Due degli arrestati, di nazionalità tunisina, restano in carcere. Il terzo, italiano, va invece ai domiciliari: uno zio si è reso disponibile ad ospitarlo.

L’interrogatorio davanti al Gip

I tre, assistiti dagli avvocati Stefania Talarico e Stefano Steidl, sono comparsi nella mattinata di oggi, mercoledì 8 ottobre, davanti al Gip del Tribunale di Varese Nicolò Bernardi. I tre arrestati hanno scelto di rispondere alle domande del Gip e di difendersi.

Lo spaccio e l’aggressione

La loro versione è diametralmente opposta a quella fornita dai due ragazzi rimasti feriti, uno dei quali, di soli 17 anni, in modo serio dopo essere stato colpito a un braccio da un colpo di machete. I tre arrestati hanno confermato che il contesto dove il violento pestaggio è avvenuto è legato allo spaccio di droga. I tre hanno detto al Gip di aver comprato dello stupefacente (ritrovato dai carabinieri) dai due giovani italiani. Questi ultimi, al contrario, hanno detto che erano stati i tre arrestati a proporre loro l’acquisto di droga. Secondo quanto dichiarato al Gip dopo la compravendita il trio sarebbe stato aggredito dai due giovani italiani.

Di chi sono i coltelli?

Il perché al momento non è stato chiarito. Uno degli arrestati ha spiegato di aver visto uno dei due coltelli poi trovati dai carabinieri cadere a uno dei ragazzi italiani e di averlo preso per difendersi mentre si trovava a terra ferito da un colpo di bottiglia (ferita refertata dal personale sanitario). 

L’allegerimento del capo di imputazione

Sull’accaduto restano diverse ombre, in particolare sul perchè la rissa sia scoppiata. I carabinieri sul punto si sono scontrati con l’omertà sia dei ragazzi direttamente coinvolti che di altri giovani presenti al momento del fatto la cui posizione è più marginale ma che, secondo gli inquirenti, potrebbero avere informazioni utili a ricostruire l’accaduto ma che avrebbero scelto di non collaborare. I difensori degli arrestati valutano di chiedere la derubricazione dell’accusa di tentato omicidio in quella, meno pesante, di lesioni gravi. Stando a quanto dichiarato oggi dagli arrestati la strategia difensiva potrebbe virare sulla legittima difesa.

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