L’arcivescovo Delpini al Molina di Varese: «Siate una parola per la città»

arcivescovo delpini molina varese

VARESEBenedire, ascoltare e incoraggiare. Con queste tre parole l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha voluto sintetizzare le ragioni che lo hanno portato a far visita alla Fondazione Molina di Varese. A cui ha lanciato un messaggio, e un invito: quello di essere una parola per la città. Una mattinata intera – quella di oggi, giovedì 16 ottobre – trascorsa nella Rsa di viale Borri a contatto con gli ospiti, gli operatori e i vertici di una struttura storica, nell’anno del centocinquantesimo anniversario.

L’incontro

A conclusione della visita nella sala teatro monsignor Delpini ha ascoltato gli interventi degli ospiti, dei parenti e dei dipendenti della fondazione, che hanno raccontato la realtà del Molina vista da dentro. «Attraverso la voce di chi ha parlato abbiamo avuto un’immagine meravigliosa di quella che è la vita in questo luogo», ha sottolineato il presidente del Molina Michele Graglia. Al suo fianco il direttore generale Carlo Nicora. Sono intervenuti anche il cappellano della struttura don Ernesto Mandelli, il prevosto monsignor Gabriele Gioia e il vicario episcopale don Franco Gallivanone.

Prendersi cura

«Il primo scopo della mia visita è benedire – ha detto l’arcivescovo chiudendo la mattinata – il secondo ascoltare, e qui ho sentito tante parole importanti». Ne ha sottolineate tre in particolare: il rapporto, inteso come relazione e prendersi cura, la reciprocità come scambio di doni in cui si dà e si riceve e poi la speranza per il futuro, «con Dio che ci promette la sua gioia».

Parlare alla città

Quindi il terzo obiettivo della sua presenza: incoraggiare. «Qui c’è l’eccellenza in tanti aspetti e questo comporta delle fatiche, non è sempre facile – ha detto Delpini – vi incoraggio a continuare con questa cura per dare il meglio possibile. Incoraggiare per essere una parola per la città. Il Molina non deve essere un luogo chiuso, ma ha qualcosa da dire alla città. Può spiegare come si impara dalla fragilità, ha il compito di essere un luogo di cultura». Infine ha chiuso con una battuta: «Per cercare un posto letto qui verrò un’altra volta».

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