BUSTO ARSIZIO – L’Accordo di Programma per la futura rigenerazione dell’attuale ospedale di Busto arriva di fronte alle commissioni congiunte territorio e servizi sociali. «L’Università dell’Insubria? È un’ipotesi – non si sbilancia il vicesindaco e assessore all’urbanistica Luca Folegani – giochiamo “in casa” ma non decidiamo da soli». Ma il PD incalza la maggioranza: «Tempi stringenti. Evitiamo l’attendismo» l’invito dei Dem Paolo Pedotti e Maurizio Maggioni.
L’Accordo di Programma
Primo step in sala esagonale per la delibera di avvio dell’iter dell’Accordo di Programma per la rigenerazione dell’attuale ospedale, da dismettere una volta che sarà in funzione il nuovo polo sanitario di Beata Giuliana, il “Grande Ospedale della Malpensa”. «È un atto formale – sottolinea il vicesindaco Folegani – fa partire l’iter del procedimento, poi toccherà alla fase di concertazione tra gli enti». Dal momento della firma effettiva dell’Accordo, che vede il Comune capofila, ci saranno due anni di tempo – più un’eventuale proroga di 12 mesi – per definire, con variante urbanistica e Vas, quali destinazioni prevedere nell’area che dal 2031, se tutto andrà come pianificato, sarà liberata dalle funzioni ospedaliere.
Il PD e «i campanelli»
«I tempi sono stringenti» fa notare Paolo Pedotti dai banchi del Partito Democratico. E il capogruppo Maurizio Maggioni invoca «uno strumento concreto tra due anni»: per arrivarci la proposta dei Dem è di «stilare un elenco di priorità e di esigenze per dare qualche indicazione di indirizzo che permetta di suonare i campanelli che ci interessano e di evitare l’attendismo». Lo ribadisce anche Cinzia Berutti: «Mi aspetto che l’amministrazione possa sviluppare qualche idea e rifletterci su per dare risposte ai bisogni della città». Anche perché, rimarca Pedotti, «l’iter si concluderà nel prossimo mandato e non lo approverà questo consiglio comunale». Un invito ad una discussione partecipata già lanciato in passato.
Folegani: «Un’opportunità»
«L’amministrazione non può decidere da sola – il delegato all’urbanistica Luca Folegani per ora non si sbottona – giochiamo in casa ma l’area non è nostra. Concerteremo con gli altri attori coinvolti, per ora ci sono sul tavolo gli spunti dati da Arexpo». E potrebbero aggiungersi altri enti, oltre a Regione Lombardia, Asst Valle Olona e ATS Insubria: «L’Università dell’Insubria, di cui si è parlato nei giorni scorsi, è un’ipotesi – ammette Folegani – per ora non c’è nulla di concreto, ma così altri soggetti possono essere parte di questa procedura». E quando Cinzia Berutti (PD) punge, affermando che «abbiamo regalato l’area per il nuovo ospedale, adesso dobbiamo accontentarci di quello che ci dicono di fare», il vicesindaco ribatte: «Non direi regalata, abbiamo colto un’opportunità. E adesso possiamo fare una valutazione complessiva non solo sul sedime ma anche sul futuro di San Giuseppe, che non sarà più il quartiere dell’ospedale».
Busto, due anni per decidere il futuro dell’ospedale da dismettere e rigenerare
