Mensa dei poveri, la difesa di Gorrasi attacca: «Nessuna prova. Va assolto»

Carmine Gorrasi e Lara Comi

GALLARATE – Ultima udienza oggi, giovedì 16 ottobre, a Milano prima della sentenza prevista per il prossimo 5 dicembre per l’Appello del processo Mensa dei Poveri. La vicenda è notissima, nel maggio 2019 furono arrestati i vertici di Forza Italia in provincia di Varese, uno su tutti il mullah Nino Caianiello che pur senza incarichi ufficiali, perchè in seguito a una pregressa condanna definitiva non poteva averne, gestiva comunque i tavoli della politica «perchè – parole sue -me lo chiedevano». L’indagine scoperchiò una serie di corruttele e di incarichi pilotati a cavallo tra le province di Varese e Milano.

La difesa di Gorrasi

Tra gli indagati finì anche Carmine Gorrasi, ex segretario provinciale di Forza Italia a Varese per 48 ore e ex consigliere comunale a Busto Arsizio, già assolto in primo grado dall’accusa di aver illecitamente fatto avere contributi in denaro all’ex consigliere regionale Angelo Palumbo (assolto con formula piena) attraverso la società calcistica Busto 81. Gorrasi è invece stato condannato a due anni per il presunto coinvolgimento in una retrocessione illecita di denaro – che per altro non è mai avvenuta proprio nei confronti di Caianiello.

In Cassazione per un disciplinare

E l’avvocato Roberto Craveia oggi è stato quasi “muscolare” nell’estendere in sede di discussione molti degli argomenti già portati in sede di ricorso in Appello. Punto primo: le intercettazioni in capo a Lara Comi e non solo, già oggetto di appassionata discussione da parte della difesa dell’ex europarlamentare, sono inammissibili. Craveia ha citato la Cassazione e, carte alla mano, ha chiesto, visto che in primo grado quelle stesse intercettazioni sono state utilizzate sia dalla procura che dal Tribunale, la trasmissione degli atti alla Cassazione per la valutazione di un’azione disciplinare «che Lara Comi fosse deputata – ha detto l’avvocato – lo sapevano tutti prima, durante e dopo le intercettazioni in questione».

Chi mente?

Sul fronte retrocessione in favore di Nino Caianiello, attraverso la presunta truffa ai danni della Comunità Europea con un accordo che avrebbe coinvolto Comi, Gorrasi e un suo collaboratore, Craveia ha messo in fila una serie di fatti: Gorrasi, Comi e il collaboratore dicono la stessa cosa. Lo stesso dice il mullah in aula.  Non fu retrocessione a Caianiello ma un finanziamento ad un partito da parte del collaboratore in questione. Due testi confermano la sovvenzione a Forza Italia. Contro di loro c’è solo la testimonianza di Laura Bordonaro, ex presidente del cda Accam, coinvolta nell’inchiesta che ha patteggiato a due anni, e che ha riferito di aver sentito del “piano” per saldare i servizi del bisognoso Caianiello. Secondo Craveia la posizione di Bordonaro è identica a quella di Caianiello: indagati, patteggiano entrambi. Perché si crede a lei e non a lui? Perché si crede a lei sola e non ai tre imputati? Perché si crede a lei e non ai due testi non coinvolti nell’indagine? «O si indagano loro per falsa testimonianza, oppure si indaga lei per lo stesso reato», ha concluso Craveia.

La tenuità del fatto

Ultimo punto: Gorrasi ha risarcito per ben 1.800 euro la Comunità Europea che non si è costituita parte civile contro di lui. «La cifra – ha osservato l’avvocato Craveia – invoca la tenuità del fatto».

mensa poveri gorrasi – MALPENSA24

 

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