GALLARATE – Appello Mensa dei Poveri, le difese di Lara Comi all’attacco nel corso dell’udienza di oggi, giovedì 18 settembre, in tribunale a Milano. L’indagine portò alla luce una serie di presunte corruttele e nomine pilotate per incarichi pubblici a cavallo tra le province di Varese e Milano, con epicentro a Gallarate, il cui vertice venne individuato dagli inquirenti nell’ex plenipotenziario di Forza Italia in provincia di Varese Nino Caianiello (che ha patteggiato a 4 anni e 10 mesi). Le inchieste decapitarono la vecchia guardia dei berlusconiani nel territorio della provincia di Varese.
Difese all’attacco
L’avvocato Bana e il professor Gianluca Varraso, che assistono l’ex europarlamentare, non hanno risparmiato nulla aprendo la discussione con un’aspra critica alla sentenza di primo grado, che vide Comi condannata a 4 anni e 2 mesi, definita «colpevolista» senza un’esatta valutazione dei fatti.
Prescrizione e chat
La discussione si è quindi spostata in punto di diritto. Per una delle accuse di truffa ai danni dell’Unione Europea contestate a Comi le difese hanno anticipato l’eventuale condotta al 2014 quando vigeva una diversa disciplina giuridica che prevedeva lo scadere della prescrizione entro 7 anni e mezzo e non entro 10. Secondo la ricostruzione dell’accusa – Comi in ogni caso ha sempre detto di essere completamente estranea a ogni contestazione – lo specifico capo di imputazione dovrebbe essere prescritto. Per l’eurodeputata l’accusa aveva già chiesto l’assoluzione per uno dei tre capi di imputazione contestati e il riconoscimento dell’avvenuto risarcimento all’Ue che ha quindi ritirato la costituzione di parte civile. Le difese hanno inoltre sostenuto l’inammissibilità di tutte le chat tra l’ex eurodeputata e collaboratori e, in alcuni casi, coimputati.
Obiettivo è quello di spuntare le frecce all’arco dell’accusa sottraendo quelle che, la procura, considera prove a carico. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 16 ottobre, in quella data termineranno le difese di tutti gli imputati. E’ possibile che venga quindi fissata un’altra udienza per repliche e dispositivo.
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